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I due attentati in Turchia

I due attentati in Turchia
Cronaca 18 Febbraio 2016 ore 16:47

Esplosioni ieri ed esplosioni oggi: in Turchia è il caos. Due attacchi in meno di 24 ore, che hanno provocato oltre trenta morti. Il primo ieri nella capitale Ankara, il secondo a Dyarbakyr, la principale città curda nel sudest del Paese dove da mesi sono in corso scontri tra esercito e Pkk (Partito curdo dei lavoratori). In entrambi i casi le esplosioni hanno preso di mira i militari.

L’attentato di Ankara. Nel pomeriggio di mercoledì 17 febbraio un’autobomba è esplosa nel pieno centro della capitale, al passaggio di un autobus con a bordo alcuni militari. Il fatto è avvenuto nel quartiere di Kizilay che si trova vicino al Parlamento e al quartier generale dell’esercito, oltre all’ufficio del primo ministro. A pochi chilometri da lì, nel palazzo presidenziale, era in corso una riunione di sicurezza di alto livello alla presenza del Presidente Erdogan. L’attentato ha provocato 28 morti, tra cui alcuni civili, e 61 feriti. La zona è sempre molto trafficata e nell’esplosione sono stati danneggiati altri due bus e molti altri veicoli. Secondo le prime ricostruzioni, l’auto che ha avuto il ruolo di bomba, una Volkswagen, sarebbe stata inizialmente noleggiata a Izmir un paio di mesi fa, ma poi sarebbe stata rubata e quindi usata, con targhe false, per l’attentato di Ankara, dove alcune telecamere di sorveglianza l’avevano già notata l’11 febbraio scorso. Un’altra telecamera di sicurezza ha ripreso il momento dell’esplosione: si vede il pullman affiancato da un’auto e poi lo scoppio, che fa perdere l’immagine.

 

[L’attentato di Ankara]
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L’attentatore. Stando alla versione fornita dai media turchi, la polizia avrebbe identificato l’autore dell’attentato suicida: si tratterebbe di un cittadino siriano di 24 anni entrato di recente in Turchia come profugo, e ritenuto vicino alle milizie curde dell’Ypg, le Unità di protezione del popolo attive in Siria. L’identificazione sarebbe stata possibile grazie alle impronte digitali dell’uomo, registrate al momento del suo ingresso nel Paese.

La mina di Dyarbakyr. Ma a scuotere il Paese è stata anche una seconda esplosione, quella avvenuta nella mattinata di oggi a Dyarbakyr, teatro ormai da mesi della guerra che la Turchia sta muovendo contro i curdi. Alle 9.40 una mina è stata fatta detonare a distanza, facendo saltare in aria un convoglio militare che stava viaggiando tra le città e Bingol. I morti sarebbero almeno sette. Il governo turco anche in questo caso ritiene il Pkk e l’Ypg responsabili dell’attentato.

 

[L’attentato di Dyarbakyr]
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Nessuna rivendicazione. Entrambi le azioni, tuttavia, non sono stati ancora rivendicate. Anzi, il Pkk da parte sua ha smentito ogni coinvolgimento nell’attentato di Ankara, e ha dichiarato che forse la spiegazione sarebbe da ricercare nei massacri turchi nel Kurdistan, che potrebbero aver esasperato alcuni lupi solitari. Non si sa, quindi, se sia stato davvero il Pkk, o se invece le responsabilità siano di altri, come ad esempio dell’Isis. Ma le accuse del governo dirette ai curdi rimangono, ad accusare il Pkk che da decenni combatte per l’indipendenza dalla Turchia e per costituire uno stato autonomo. Le istanze di autodeterminazione curde sono viste da Ankara come illegali e prive di ogni ragion d’essere. D’altro canto, i curdi siriani sono gli unici che stanno combattendo realmente sul campo gli jihadisti del sedicente Stato Islamico in Siria, e per questo sono appoggiati dagli Stati Uniti, che presso la Nato hanno la Turchia come loro principale alleato.

La reazione. Subito dopo l’attentato di Ankara la Turchia ha innalzato il livello di autodifesa, e a Istanbul è stato istituito lo «stato di massima allerta». Il premier Davutoglu ha cancellato il viaggio a Bruxelles per il summit sull’emergenza migranti, mentre il presidente Erdogan ha rinviato il suo viaggio in Azerbaigian. In tutto il Paese sono stati oscurati Twitter e Facebook, l’intera area cittadina è stata isolata e il Governo ha dato ordine di interrompere la diffusione di notizie sull’attentato e di attenersi ai soli comunicati ufficiali. Poche ore dopo, l’aviazione ha sferrato una serie di attacchi aerei contro gli accampamenti del Pkk nel nord dell’Iraq, uccidendo almeno 70 combattenti curdi. In tutto sono state arrestate 14 persone ritenute in qualche misura coinvolte nell’attentato, anche se Erdogan ha promesso che questi sono solo i primi arresti di un lungo elenco. L’attacco di Ankara, ha spiegato, «mostrerà alla comunità internazionale che avevamo ragione sui forti legami tra il Pkk e le milizie curdo-siriane» dell’Ypg, che la Turchia ritiene terroriste.

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