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Tutte le minoranze russe che Putin vuole proteggere

Tutte le minoranze russe che Putin vuole proteggere
01 Settembre 2014 ore 18:58

Il presidente russo Vladimir Putin da tempo coltiva un sogno: quello di riunire in un’unica potenza il grande popolo russo. Il primo passo, nei mesi scorsi, è stato quello di sveltire le pratiche per l’ottenimento della cittadinanza russa ai russofoni dell’ex Urss, che sono stati definiti dallo stesso Putin «il più grande popolo diviso del mondo».

 

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Rispolverando un termine storico si può parlare di Novorossiya. Il termine, dal diciottesimo secolo fino agli albori dell’Unione Sovietica, stava a indicare un’entità territoriale che andava dal confine occidentale con la Moldavia fino a quello orientale con Donetsk; a sud, il limite era alla latitudine all’incirca della città di Odessa; a nord, del centro industriale di Dnipropetrovsk. Fu una conquista di Caterina la Grande che affidò la colonizzazione delle terre al principe Potemkin, noto soprattutto per gli sforzi profusi nella colonizzazione delle desolate steppe dell’Ucraina sudoccidentale. Fu lui a suggerire il progetto di ripopolamento delle campagne di Crimea e la creazione della città di Sebastopoli. Sono opera di Potemkin gli omonimi villaggi di cartapesta.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica si crearono una serie di Stati e Staterelli composti da numerose etnie. Ottennero l’indipendenza sul piano amministrativo e si costituirono come repubbliche, ma la loro base etnica è profondamente eterogenea e ciascuna di loro ha al proprio interno una minoranza più o meno cospicua di etnia russa. Il sogno di Putin, o forse il suo obiettivo più concreto, è quello di ridisegnare questi confini su base etnica e non più amministrativa, a favore dei russi. Significa che i russi, a prescindere da dove risiedano, devono essere posti sotto la tutela di Mosca.

 

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Tutela che, in effetti, si rivela in qualche modo utile, se si pensa alla situazione delle minoranze russe nelle repubbliche dell’est Europa, dove, a vent’anni dalla dissoluzione dell’Urss, è ancora forte l’odio verso l’ex-oppressore.
Ad esempio in Estonia, Stato membro dell’Unione europea, sono in atto sistematiche politiche discriminatorie nei confronti dei cosiddetti “non-cittadini”, cioè di tutti coloro che non sono di etnia estone: in prevalenza russi, vivono nel paese baltico ma di fatto sono privi della cittadinanza.
La situazione è analoga anche in Lituania, Lettonia ed Estonia. Il timore che si possa verificare anche qui quello che accadde in Moldova nel 1990 è reale: potremmo assistere alla creazione di una nuova Transnistria, che storicamente è un’enclave russa dentro la Repubblica di Moldova e copre un ruolo strategico nelle relazioni tra la Federazione russa e l’Europa. Nessuno ha mai riconosciuto questo lembo di terra che conta più o meno 600mila abitanti. Tranne la Russia. Non a caso è dalla Transnistria che proviene la maggior parte degli uomini che combattono a Donetsk.

Intanto, in Kazakistan – il Paese che fa da ponte verso la Cina -, i russi etnici sono più di un quinto della popolazione e risiedono soprattutto nella zona nord. Nella capitale Astana nel maggio scorso nacque l’Unione Economica euroasiatica, una sorta di anti Ue. Un’alleanza tra Russia e Kazakistan a cui ha aderito fin da subito la Bielorussia, e l’intento era quello di far entrare anche Armenia e Kirghizistan. Questi che hanno l’intento di far risorgere una potenza sulle ceneri dell’ex URSS, sostengono di essere «uno dei raggruppamenti di integrazione regionale più grande al mondo, con una popolazione di 170 milioni di persone. Con un Pil totale degli Stati aderenti che sfiora i 2.700 miliardi di dollari (l’85% del prodotto lordo della Comunità di Stati Indipendenti)». Un’alleanza che in questi ultimi giorni, alla luce dell’aggravarsi della crisi Ucraina, ha dato i primi segni di cedimento. A preoccupare il longevo presidente Nazarbaev, al potere dal 1989, cioè unico leader del Paese, sono le dichiarazioni di Putin che lo ha definito un uomo capace di costruire uno Stato laddove non è mai esistito. Timoroso che una sorte simile all’Ucraina possa capitare anche al Kazakistan, Nazarbev ha precisato che il Paese è pronto a uscire dall’Unione Euroasiatica.

Nell’ottica di una nuova grande Russia, ricostituita su base unicamente etnica, l’Ucraina non è contemplata in toto, ma solo in parte: Putin vuole dividere l’unità del Paese per costringere i governi a trattare ogni questione con il Cremlino. E di conseguenza costringere l’Europa e la Nato a dialogare con Mosca. Le questioni in ballo in Russia e stati limitrofi sono di vitale importanza, soprattutto per l’Europa, e riguardano innanzitutto le risorse energetiche. Gas in primis.

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