Cronaca
E poi arrivò Giacomo VI

Tutte le volte che la Scozia ha lottato per la sua libertà

Tutte le volte che la Scozia ha lottato per la sua libertà
Cronaca 18 Settembre 2014 ore 18:30

Che oggi ci si rechi alle urne per votare, con un referendum, l’indipendenza o meno dal Regno Unito (cioè dall’egemonia britannica) è cosa nota da mesi. Mesi in cui l’eco politica dell’evento ha continuato a rimbalzare tra giornali, web e dichiarazioni per il sì e per il no. Ma non è la prima volta che, sotto l’insegna di Sant’Andrea, gli Scozzesi reclamano la propria indipendenza e si riuniscono per combattere l’Inghilterra. In tempi passati, i metodi furono decisamente meno democratici.

Il colpo di mano di Edoardo I d’Inghilterra. Nel 1286 il re di Scozia Alessandro III morì lasciando in eredità il regno alla nipotina Margherita (aveva solo quattro anni), la quale fu promessa in sposa ad Edoardo II, erede al trono inglese. L’unione, suggellata dalla firma del trattato di Birgham, era destinata a rafforzare l’alleanza tra le due nazioni. Il destino, però, aveva in serbo uno scenario diverso: Margherita morì alle Isole Orcadi, nel viaggio che avrebbe dovuto condurla nel suo nuovo regno. Aveva sette anni.

Si scatenò una lotta intestina per la successione al trono di Scozia: i nobili chiesero al re Edoardo I d’Inghilterra, detto Gambelunghe, già crociato e combattente in Galles, di fungere da mediatore nella contesa, per scongiurare una guerra civile. Detto fatto, Edoardo ne approfittò per farsi eleggere Lord Supremo di Scozia, annettendo al suo controllo ogni castello reale e sostituendo tutti i funzionari con uomini di sua fiducia. I nobili, va da sé, scelsero di preservare i propri possedimenti, anziché l’indipendenza, e non si lamentarono troppo. Ma quando Edoardo I pretese che la Scozia fornisse truppe per coadiuvare quelle inglesi nell’invasione della Francia, fu troppo: i clan si opposero e strinsero alleanza proprio con il re di Francia Filippo IV.

 

 

William Wallace e la prima insurrezione.  Il re Inglese, per pronta risposta, nel 1296 oltrepassò i confini scozzesi con le sue truppe. La vittoria fu totale e portò la Scozia a una sottomissione senza condizioni, accompagnata, negli anni, da soprusi di vari genere da da parte dei funzionari del re.

Ma l’orgoglio scozzese non fu annientato: dopo un anno di vessazioni, William Wallace (eroe immortalato nel film Braveheart con Mel Gibson) e altri nobili diedero vita alla rivolta che portò rapidamente alla storica vittoria a Stirling Bridge, dove l'esiguo contingente dei ribelli scozzesi riuscì a resistere all'esercito di professionisti inglesi capitanati dal Conte del Surrey, forti di tremila cavalieri e diecimila fanti. Ma Edoardo rimaneva pur sempre un grande comandante e, nel giro di qualche anno, riuscì ad avere la meglio, forse anche grazie all’appoggio di qualche lord scozzese (questioni di soldi e terreni, al solito). Finì con la cattura e l’esecuzione di William Wallace. E con un paio di negoziati.

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Robert I e una momentanea indipendenza. Gli accordi si sa quel che durarono, se Robert I, della casata dei Bruce – uomo colto, capace di parlare tutte le lingue di Scozia, dal gaelico al latino -, fattosi eleggere re perché sostenitore di Edoardo I, dopo un po’ riprese la guerra. Edoardo I nel frattempo era morto e gli Scozzesi stravinsero a Bannockburn, nel 1314. Seguirono anni in cui i nobili scozzesi inviarono persino al Papa dichiarazioni ufficiali d’indipendenza, mentre il nuovo re Edoardo II (si diceva fosse vagamente effeminato e sicuramente non incline al comando come il padre) venne deposto e ucciso e Robert Bruce invase nuovamente l’Inghilterra del nord, sulle orme di Wallace. Questi avvenimenti sfociarono nella pace forzata tra le due nazioni: il sovrano inglese Edoardo III riconobbe, almeno per un po’, l’indipendenza della Scozia, con Robert come re.

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Il clan dei Balliol e la seconda rivolta. Il successore di Robert, David II, era però giovane e inesperto. Edoardo III d’Inghilterra meditava, dunque, di vendicare l’onta subita dai propri avi, con l’appoggio di alcuni clan scozzesi, i Balliol di Scozia in testa. Ma proprio i Balliol anticiparono gli intenti inglesi e sconfissero l’esercito scozzese nella Battaglia di Dupplin Moor: Lord Edward Balliol fu incoronato illegittimamente re di Scozia.

Edoardo III d’Inghilterra cominciò a preoccuparsi. Decise dunque di procedere con un’invasione e sottomise otto intere contee. Il giovane re - quello ufficiale - David II fuggì in Francia, dove il Filippo VI gli aveva offerto asilo. Andò da sé: i ribelli scozzesi riconobbero come re quello non ufficiale, Lord Balliol, col benestare di Edoardo III. Dalla Francia, però, David II disse che lui non era d’accordo, e ritornò a casa. Gli Inglesi non rimasero con le mani in mano e alla fine, nella battaglia di Neville, David II fu fatto prigioniero. Sarebbe stato rilasciato, ormai in disgrazia, dopo undici anni di prigionia londinese.

E poi arrivò Giacomo VI. Alla fine della campagna militare, la Scozia era comunque riuscita a preservare la propria indipendenza. Fino a quando il suo re, Giacomo VI della casata degli Stuart, risultò essere l’unico erede al trono d’Inghilterra, dopo che Elisabetta I Tudor se n’era andata senza lasciare eredi. Nel 1603, assunse su di sé i troni di Scozia e Inghilterra e divenne Giacomo I d’Inghilterra, fino all’unificazione formale dei suoi domini nel 1707. Quando fu creato il Regno Unito di Gran Bretagna. E gli Scozzesi capirono di aver lottato invano.

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