Cronaca
Dove sono e che fine hanno fatto

Tutti i rifugi antiaerei di Bergamo

Tutti i rifugi antiaerei di Bergamo
Cronaca 12 Novembre 2014 ore 07:50

Il 27 ottobre 2014 l'Agenzia del Demanio ha messo all'asta l'ex Albergo diurno di Bergamo insieme ad altri beni in tutta Italia, classificati come «immobili per investimento, convertibili e ristrutturabili, attraverso operazioni di sviluppo immobiliare e riqualificazione territoriale di breve-medio periodo». La base d'asta per l’edificio che comprende l'ex diurno è 1 milione e 270mila euro e forse la sua vendita susciterebbe più interesse se qualche cittadino sapesse almeno di che si tratta. Cosa non così scontata, dal momento che l'ex Albergo diurno si trova proprio sotto la città e i bergamaschi ci camminano sopra quasi ogni giorno, probabilmente senza sapere della sua esistenza. E senza ricordare che, una volta, quel luogo era adibito a rifugio antiaereo. Vale la pena chiedersi – e scoprire – allora quali e dove erano questi ricoveri sotterranei che avrebbero dovuto proteggere la popolazione in caso di bombardamenti. Che non furono, per fortuna, mai utilizzati. E cosa ne è rimasto.

Storia e disposizioni in materia di rifugi. L'8 giugno 1940 la Direzione Centrale della Protezione Antiaerea chiede al Comitato Provinciale di Bergamo di avviare una ricognizione ufficiale di tutte «le cantine, scantinati, seminterrati pubblici o privati esistenti nella città», per allestire luoghi di protezione per la popolazione cittadina in caso di attacco aereo (si sta parlando di Seconda Guerra Mondiale). Durante la ricerca vengono individuati 44 locali sotterranei, 7 in Bergamo Alta e 37 in Bergamo Bassa, che si valuta possano funzionare, se sistemati e riadattati a tale scopo, come rifugi antiaerei.

Così, i ricoveri utilizzabili all'11 novembre 1942 vengono suddivisi in questo modo: 39 rifugi pubblici, 13 rifugi scolastici e 48 rifugi anticrollo per gli uffici pubblici, per una capienza totale di poco più di 20.000 persone. All'inizio dell'anno 1943, il Comune approva il progetto di costruzione di 26 rifugi pubblici di tipo tubolare (ne verranno costruiti solo 16). Intanto, vengono programmati anche lavori di rafforzamento di alcune strutture sotterranee di Città Alta.

Rispetto ai progetti iniziali, alcuni rifugi non verranno mai realizzati, per motivi strutturali o per il costo eccessivo dell'opera. Altri, costruiti solo in parte, diventeranno poi cantine ad uso domestico. Altri ancora, infine, saranno convertiti per utilizzi privati e sono tutt'ora, se non facilmente visitabili, comunque integri.

Il Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole, diretto da Massimo Glanzer, ha pubblicato nel 2006 una Nottografia di tutti i rifugi antiaerei presenti in città, dividendoli in due tipi: rifugi in galleria e rifugi tubolari.

 

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Rifugi in galleria. In città furono progettati diversi rifugi in galleria: la galleria di San Giacomo, la galleria Serbatoio (o rifugio di porta S. Alessandro), la galleria di Santa Grata, dell'Acquedotto, sotto il Parco della rimembranza (Rocca), quella di via Porta Dipinta e di via San Lorenzo, le gallerie di S. Agostino e del Pozzo Bianco, le gallerie di piazza Terzi, di via Garibaldi e del Comando Germanico, la galleria della Conca d'Oro, di Collegamento e di via Locatelli.

Di tutte queste gallerie, vennero realizzate solo quella di Santa Grata e quella che congiungeva il Parco della Rimembranza a piazza Mercato del Fieno. La prima è lunga 29 metri, ha una capienza di circa 300 persone e per realizzarla furono spese 673mila lire.

La seconda esisteva già dal XIII secolo, è lunga 61 metri e dovrebbe contenere 1000 persone. L'accesso avveniva sia dall'Asilo di piazza Mercato del fieno, accanto al Museo Storico di Bergamo, sia da quello che era il parco faunistico della Rocca, casa dell'“aquila guercia”, animale noto a molti bergamaschi che sono stati bambini tra gli anni Ottanta e Novanta. Attualmente l'uscita sotto la Rocca è impraticabile, a causa dei tentativi di costruire un parcheggio su quel terreno, che hanno causato una frana.

Gli altri rifugi non sono stati realizzati per i motivi più svariati. La galleria del Serbatoio, ad esempio, progettata dagli Acquedotti Civici in quanto una volta dismessa avrebbe ricoperto la funzione di serbatoio per l'acqua, mancava delle misure di corretta ventilazione e i servizi igienici progettati lasciavano alquanto a desiderare. La galleria dell'Acquedotto, sotto la Boccola, è stata scavata solo per 125 metri sui 470 previsti; ciò è accaduto perché gli scavi si sono allagati a inizio lavori e forse, considerato il fatto che entrambi gli ingressi sono ora franati, è stato meglio così. Le due gallerie di Porta Dipinta e via San Lorenzo avrebbero dovuto collegarsi, ma di entrambe fu scavato solo un quarto del percorso. Il rifugio di Sant'Agostino avrebbe dovuto essere costruito sotto gli spalti di San Michele e poi collegato al rifugio del Pozzo Bianco che era stato progettato per essere scavato sotto la Fara; i due avrebbero dovuto essere collegati da una galleria lunga 200 metri, per fare sì che la loro capienza totale diventasse di 1800 persone. Anche gli altri rifugi in galleria, piazza Terzi, via Garibaldi, Conca d'Oro e altri, non furono mai completati o non se ne iniziarono nemmeno i lavori.

 

planimetria rifugio piazza Dante dd

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Rifugi tubolari, Albergo diurno compreso. I rifugi tubolari furono progettati prevalentemente per Bergamo Bassa, per fornire alla cittadinanza un'ulteriore protezione, in aggiunta a quella offerta dagli scantinati dei palazzi. I rifugi tubolari erano costituiti da scavi cilindrici di due metri di diametro, spesso posti a zig-zag, o con separazioni tra un cilindro e l'altro, per evitare che gli effetti distruttivi delle bombe si propagassero in tutto il rifugio.

I progetti prevedevano la costruzione di 43 rifugi, mentre ne furono costruiti solo 35. la maggior parte dei rifugi fu smantellata per motivi di igiene e sicurezza dopo la guerra. Uno dei rifugi scampati alla demolizione è il ricovero di via Serassi (sotto il parcheggio del cimitero), costituito da due cilindri e oggi usato come magazzino. Un altro rifugio sopravvissuto è quello di piazza Mercato del Fieno.

In Bergamo Bassa vi è, appunto, il rifugio di Piazza Dante, tornato a far parlare di sé in quanto negli ultimi anni è stata avviata una discussione sulla futura destinazione di questa struttura, costituita da un salone circolare e da numerose piccole stanze tutt'intorno. Il rifugio fu costruito nel 1944 e, mai utilizzato, nel 1949 venne riqualificato come Albergo diurno, ovvero il luogo dove chi non aveva un bagno in casa poteva recarsi a fare una doccia, dove si giocava a biliardo e dove si trovavano barbieri, negozi e altri servizi. Il diurno rimase in uso fino agli anni Sessanta e poi venne dismesso. Negli ultimi anni se n'è proposta la conversione in parcheggio o in locale serale e notturno, data la sua posizione sotterranea e isolata, con il fine di ridare vita al Centro piacentiniano, sempre così desolato di sera (ne avevamo parlato qui).

Le proposte degli archeologi e delle guide. Paolo Moschini del Gruppo Archeologico Bergamasco e dell'AGIAT (Associazione Guide Interpreti Accompagnatori Turistici di Bergamo) ha diverse proposte per i sotterranei cittadini, sia quelli sotto le mura, sia quelli in centro. La città è una miniera, afferma Moschini, e si potrebbe quasi vivere di solo turismo. Per quanto riguarda Città Alta, basterebbe bonificare alcuni passaggi sotterranei, i più sicuri, e fare sì che ogni guida, previa prenotazione, potesse ritirare le chiavi del rifugio e farlo scoprire ai turisti, ma anche ai bergamaschi! In vicolo Aquila nera, ad esempio, ci sono degli scavi romani che sarebbero già visitabili, secondo una convenzione firmata tra Comune e Sovrintendenza nel 2002, ma che invece rimangono chiusi.

Anni fa si organizzavano delle gite in cui gruppi di bambini scendevano nella galleria della Rocca e venivano condotti fino all'asilo di piazza Mercato del Fieno, spuntando nella sala giochi. Le Mura devono essere un patrimonio innanzitutto per i bergamaschi, prima che per l'umanità, ed è essenziale conoscerle e farle conoscere. È stato proprio questo rifugio a fornire la scenografia allo spettacolo organizzato sabato 8 novembre, Rifugi appunto, da deSidera, nell'ambito delle varie conferenze e manifestazioni, che accompagnano Bergamo alla candidatura delle Mura a patrimonio dell'umanità Unesco. Per quanto riguarda il rifugio di piazza Dante, Moschini lo vede come un perfetto centro sociale, nel vero senso del termine, ovvero un centro in cui possano trovare spazio varie associazioni bergamasche, intorno al grande salone circolare che verrebbe destinato a mostre, conferenze e altro.

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