Cronaca
Il ruolo di primo piano degli Usa

Iran, c'è l'accordo sul nucleare Perché Israele adesso ha paura

Iran, c'è l'accordo sul nucleare Perché Israele adesso ha paura
Cronaca 14 Luglio 2015 ore 14:58

Lo storico accordo sul nucleare iraniano è stato raggiunto. Ci sono voluti 22 mesi di trattative, ma alla fine un’intesa è stata trovata: in cambio di limitazioni sul programma nucleare, le potenze mondiali rimuoveranno le sanzioni verso Teheran. L'intesa è stata raggiunta dopo 20 mesi di difficili trattative tra la Repubblica Islamica e il gruppo dei 5+1 (composto dai cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, ovvero Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina, più la Germania).L’Iran, inoltre, acconsentirà agli ispettori Onu di fare richiesta per le visite ai siti militari. Un elemento, quest’ultimo, molto sorprendente per una nazione che ha sempre temuto una «possibile attività di spionaggio» da parte degli Stati Uniti.

Iran nuovo interlocutore per l’Occidente. Significa che adesso l’Iran diventerà a tutti gli effetti un interlocutore nella regione mediorientale, soprattutto per gli Stati Uniti. Certo, ora il Congresso americano ha 60 giorni per esaminare l’accordo e poi altri 22 giorni per approvarlo, ma quello raggiunto a Vienna è un traguardo fondamentale per far uscire l’Iran dall’isolamento in cui l’Occidente lo ha relegato negli ultimi 40 anni. Per gli Stati Uniti approvare l’accordo significa gettare un’altra pietra miliare sulla strada del disgelo, che il Paese ha iniziato a percorrere con la Birmania e con Cuba. L’intesa dovrà essere esaminata e votata anche dal parlamento iraniano.

4 foto Sfoglia la gallery

Iraniani in festa. Grande soddisfazione nel Paese degli Ayatollah, dove la gente è scesa in strada a festeggiare quella che vedono come la fine di decenni di austerity e crollo dell’economia. Sono molte le attività che con le sanzioni hanno chiuso e gli iraniani, Pasdaran compresi, non vedono l’ora che quella che è stata definita l’economia di resistenza, finisca.

L’Occidente esulta, Israele no. Anche tutto l’Occidente saluta in modo entusiasta l’accordo, Italia in primis che per voce del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha ricordato come il nostro Paese abbia «sempre sostenuto questo negoziato». Tutti contenti tranne Israele, che non ha mai fatto mistero della sua inimicizia nei confronti dell’Iran e della sua avversione nei confronti del programma nucleare.

Ennesimo schiaffo a Netanyahu. Come ci si poteva aspettare la reazione di Tel Aviv non si è fatta attendere. Anche perché il raggiungimento dell’accordo è un altro schiaffo al già tanto contestato governo Netanyahu. «Un errore grave di portata storica», ha detto il premier israeliano, facendo eco al suo viceministro degli esteri. Tzipi Hotovely, che invece aveva dichiarato: «Questo accordo è un accordo di resa storica da parte dell'Occidente verso l'Asse del Male con l'Iran in testa. Lo Stato di Israele agirà con tutti i mezzi per tentare di impedire la ratifica di quell'accordo». E, c’è da scommettere, al Congresso il dibattito sarà acceso: il senatore democratico ebreo Ben Cardin, che fa parte di un gruppo di democratici pro-Israele che potrebbero determinare o meno il risultato del voto al Congresso, ha dichiarato alla Cnn che «il diavolo è nei dettagli».

L’accordo sulla stampa israeliana. Tel Aviv, quindi, non si rassegna ad abdicare dal suo ruolo di unico Paese mediorientale dotato di un programma atomico e promette una pesante battaglia al Congresso americano, dove la lobby ebraica farà grandi pressioni affinchè gli Stati Uniti non ratifichino l’intesa. Benjamin Netanyahu vede il Congresso come «ultima linea di difesa contro un cattivo affare», si legge sulla stampa israeliana, aggiungendo che i diplomatici di Israele sono stati incaricati di porre l'accento sulle lacune dell’accordo, comprese le concessioni fatte al numero di centrifughe che l'Iran è autorizzato a mantenere, il programma di ricerca e sviluppo, il meccanismo di controllo e, soprattutto, le concessioni fatte sul programma militare di Teheran.

4 foto Sfoglia la gallery

La reazione di Bennet. Anche il ministro dell’educazione Naftali Bennet, esponente della destra dei coloni più estrema, ha duramente criticato l'accordo affermando che «questo giorno sarà ricordato come un giorno nero nella storia del mondo libero», e specificando che «circa la metà di un trilione di dollari è stato trasferito nelle mani di una superpotenza terrorista, il Paese più pericoloso del mondo, che ha promesso la distruzione delle nazioni e dei popoli».

E quella del ministro della Difesa. «Un accordo costruito su bugie e inganni», lo ha definito il ministro della difesa di Israele Moshe Ya’alon, che ha affermato che l'Iran «è arrivato al tavolo delle trattative in una posizione debole, ed è emerso vittorioso. Invece di combattere il terrorismo con tutta la sua forza, il mondo libero ha concesso legittimità agli odiosi, micidiali modi dell'Iran. Questo accordo è una tragedia per tutti coloro che aspirano alla stabilità regionale e paventa un Iran nucleare». Un Paese che secondo Ya’alon è «il primo esportatore mondiale di terrore, maliziosamente coinvolto in ogni angolo del conflitto in Medio Oriente - direttamente o indirettamente, attraverso i suoi emissari - minando i regimi arabi moderati, osteggiando Israele e arrecando pregiudizio agli interessi occidentali nella regione».

Israele e il nucleare. Per ora, l’unico Paese del Medio Oriente dotato di bomba atomica, è Israele, che pur non avendo mai ammesso di possedere armi atomiche, si stima che abbia tra le ottanta e le duecento testate nucleari, oltre a possedere sottomarini e aerei in grado di trasportare ordigni atomici. Perseguendo questa politica di opacità nucleare, Israele ha sempre respinto la richiesta da parte dei membri del Trattato di non proliferazione nucleare di aderire all’accordo.

Resta sempre aggiornato sulle notizie del tuo territorioIscriviti alla newsletter