Il processo

Uccise il padre dell'ex fidanzata a Grumello, il ricorso: «Dipendente da gioco e droga, si è sentito abbandonato»

I legali di Hamadi El Makkaoui insistono sui problemi del giovane e su un presunto disagio piscologico. Chiesta la giustizia riparativa

Uccise il padre dell'ex fidanzata a Grumello, il ricorso: «Dipendente da gioco e droga, si è sentito abbandonato»
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Un «corto circuito emotivo»: così gli avvocati di Hamadi El Makkaoui, condannato a 23 anni di carcere lo scorso 30 giugno, hanno spiegato l'omicidio commesso dal loro assistito, che uccise con diverse martellate il padre della sua ex fidanzata, Anselmo Campa, a Grumello del Monte il 19 aprile 2022.

Il ricorso in Appello

La difesa, come riportato oggi (giovedì 7 dicembre) dal Corriere Bergamo, ha fatto ricorso in Appello contro la sentenza della Corte d'Assise, chiedendo di riconoscere le attenuanti legate alle dipendenze da gioco e droga del giovane, oltre che al disagio psicologico che lo avrebbe portato a compiere il reato.

Un omicidio d'impeto, come delineato dai legali Robert Ranieli e Maria Altomare Bosa, compiuto nel momento in cui avrebbe rivissuto l'esperienza dell'abbandono vissuta già durante l'infanzia, ad opera del padre e della madre, poi della sorella maggiore. Quando dinamiche simili si sono ripresentate con Campa, che "Luca" (come si faceva chiamare da tutti) considerava una sorta di padre, avrebbero scatenato la sua reazione violenta.

Quel giorno, infatti, come altre volte aveva cercato l'imprenditore, stavolta nel suo appartamento (in via Nembrini 56), per chiedergli indietro cinquecento euro, dopo che la vittima aveva venduto la macchina che gli aveva concesso tempo addietro in comodato d'uso (per la quale El Makkaoui avrebbe versato per comprarla tra i cinquemila e i settemila euro). Al rifiuto del 54enne, con il quale era poi partito un diverbio, il ragazzo aveva afferrato l'attrezzo e colpito diverse volte l'uomo.

Contestate le aggravanti

La contestazione dell'aggravante degli abietti e futili motivi, per la Difesa, deriva dalla tesi per cui l'imputato non avrebbe commesso il fatto per ottenere denaro con cui condurre una vita agiata, ma da spendere alle macchinette. Secondo gli avvocati, l'impulso del gioco d'azzardo, così come quello di procurarsi gli stupefacenti, sarebbe stato talmente forte da spingere il loro assistito a compiere il gesto estremo.

I legali hanno inoltre citato il consulente che, dopo aver incontrato il giovane in carcere, lo ha descritto come soggetto con un vissuto di «deprivazione affettiva», «difficoltà di apprendimento» e in passato vittima di «bullismo». El Makkaoui, inoltre, avrebbe sempre provato un senso di «inadeguatezza e carenza di autostima», con di conseguenza «una forte sofferenza psicologica, generatrice di un meccanismo di difesa compensato con la cocaina e il gioco».

Chiesta la giustizia riparativa

Si è infine avanzata la richiesta di un percorso di giustizia riparativa, previsto dalla riforma Cartabia, che prevede l'incontro - se c'è disponibilità dall'altra parte - con i famigliari della vittima e il risanamento dei legami spezzati nella comunità di riferimento. In caso di esito positivo di quest'opzione, ciò potrebbe riflettersi anche sulla pena che l'individuo deve scontare.

Commenti
Francesco Giuseppe

Assurdo. La droga dovrebbe essere un'aggravante, non una attenuante. Essendo in mondo alla rovescia però, vincerà lui, I criminali ormai vincono sempre in tribunale, mentre le vittime e chi si difende viene condannato.

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