Cronaca
Lo studio dell'University of Illinois

«Uffa, di nuovo a tavola» Cosa fare coi bambini schizzinosi

«Uffa, di nuovo a tavola» Cosa fare coi bambini schizzinosi
Cronaca 14 Luglio 2015 ore 12:51

Storcono il naso davanti a una pietanza nuova o di un colore che non piace. Lo sanno bene molti mamma e papà che ad ogni pasto hanno a che fare con bimbi schizzinosi, così esigenti da rendere la tavola un supplizio. Una ricerca americana, della University of Illinois at Urbana-Champaign riportata da Scientific American, però fa di più e identifica quattro categorie di bambini difficili, nutrizionalmente parlando, con un diverso atteggiamento "schizzinoso" nei confronti del cibo.

 

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Le quattro categorie. Sono tanti, più di un quarto, secondo le ultime stime, i bambini che non si siederebbero mai a tavola. A meno che nel piatto non trovino patatine, dolci, salumi e ogni altro ‘junk-food’ a loro gradito. Perché verso un altro cibo, diverso dalle loro preferenze mostrano un netto rifiuto dovuto per lo più all'odore o alla consistenza dell’alimento in questione. Rifiuto che però non è uguale per tutti, almeno secondo una recente ricerca americana che ne ipotizzerebbe addirittura quattro tipi differenti.  Per arrivare a queste conclusioni gli esperti hanno studiato per due settimane i comportamenti di 170 bambini tra i due e i quattro anni, davanti a pasti standardizzati tenuti sotto osservazione dai genitori i quali appuntavano le reazioni dei bimbi mentre mangiavano. Sarebbe stato così possibile capire che alcuni bambini sono 'sensoriali', ovvero rifiutano il cibo tout court, mentre altri sono 'preferenziali', mostrando cioè avversione solo verso cibi nuovi o mescolati in modo inusuale. A questi si opporrebbero poi i 'perfezionisti', i bambini che non toccano il cibo che è stato assaggiato da altri e i 'responder comportamentali' che rifiutano di sedersi a tavola o che esternano pretese impossibili.

 

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Come fare con chi rifiuta il cibo? Non è un atteggiamento raro, quello del rifiuto del cibo, perché secondo i ricercatori americani toccherebbe percentuali che possono variare, nella totalità delle quattro categorie identificate e secondo l’età dei piccoli commensali, dal 20 al 50 percento. Ma non si tratta di un comportamento solo esterofilo: questo rifiuto esisterebbe anche in Italia, seppure in dimensioni più contenute pari a circa il 25 percento dei bambini sotto i sei anni, secondo quanto attestato da uno studio dell'università di Messina e presentato all'ultimo congresso della Società Italiana di Pediatria. Il problema è che, al momento, i ricercatori americani non hanno identificato strategie correttive mirate alle quattro diverse tipologie di comportamenti alimentari. Dunque, come risolvere la questione? La prima regola sembra essere la pazienza. E ne serve molta per introdurre nuovi alimenti nella dieta di bimbi schizzinosi e soprattutto per persuaderli ad assaggiarli. I genitori dovrebbero infatti essere preparati ad almeno dieci tentativi e altrettanti rifiuti prima di vedersi dire un sì ad uno ‘strano’ cibo. Ma spesso i grandi non hanno una così ferrea costanza con i piccoli.

 

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Il comportamento dei genitori. Peccato, perché convertire un bambino schizzinoso a tavola a un’alimentazione più salutare non sembrerebbe impossibile. Molto, sempre secondo gli esperti americani, dipenderebbe infatti dal tipo di educazione impartita. È un dato di fatto che i bimbi, specie se piccoli, sono attratti dai cibi grassi e dolci, ma non escludono dal loro palato neppure i sapori della frutta, amidi, carne, pesce, latticini e verdure.  A fare la differenza, dunque sarebbe il comportamento dei genitori: se mamma e papà danno il buon esempio, mangiando di tutto un po’, vi sono buone probabilità che il bambino non diventi uno schizzinoso indefesso. I piccoli, infatti, tendono a imitare gli adulti e questo significa che, anche a tavola, potranno sforzarsi o impareranno a mangiare ciò che consumano anche gli altri famigliari, frutta e verdura compresi, che rappresentano i cibi più ostici per i piccoli, senza che la mamma debba cucinare per loro una pietanza ad hoc. Questo perché gradualmente e fin dai primi mesi di vita si abitueranno ad apprezzare e assaggiare anche cibi diversi dai preferiti.

Piccoli stratagemmi. Per avere ancora migliore successo a tavola, è possibile adottare misure intelligenti, nel vero senso della parola. Ossia predisporre per i bimbi piccole porzioni che sono più facilmente accettate di un piatto ricolmo di verdure o di un frutto intero. E se il bambino deve essere ancora imboccato, meglio offrire pochi bocconcini alla volta, resi più stuzzicanti da salse gustose ma leggere a loro gradite. In caso di un pasto scarso, si potrà sempre recuperare con una adeguata merenda, ma che sia comunque sana: uno yogurt, una mousse o in estate un sorbetto di frutta (che fa pure raggiungere lo scopo di affinare e differenziare i gusti). Infine, se si è pronti a tutto, mamma e bimbi potrebbero pure cucinare insieme o comunque coinvolgere i bimbi nella preparazione dei piatti. Con un esito che pare (quasi) garantito e invogliante per i bambini a mangiare non solo insieme a mamma e papà, ma soprattutto a gustare quello che c’è in tavola. Come i grandi.

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