Tra indiscrezioni e nuove accuse

Le ultime sul caso Yara

Le ultime sul caso Yara
03 Ottobre 2014 ore 10:00

Sono passati quasi 4 anni da quella tragica serata del 26 novembre 2010, ma la morte della tredicenne di Brembate di Sopra, Yara Gambirasio, continua a fare notizia. Dopo anni d’indagini e di clamorosi errori (come l’accusa al marocchino Fikri), la procura di Bergamo è sicura di aver in mano il colpevole dell’omicidio: Massimo Giuseppe Bossetti, il quarantenne muratore di Mapello. L’uomo è in carcere dal 16 giugno scorso e contro di lui c’è la pesantissima prova del Dna ritrovato sugli slip di Yara, che secondo l’accusa e i test fino ad oggi svolti, apparterebbe proprio a lui. Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti, però, sono certi dell’innocenza del loro assistito e, soprattutto, stanno lavorando con molta insistenza nel tentativo di smontare il castello accusatorio eretto dal pm Letizia Ruggeri. Dopo che, il 19 settembre, il gip Ezia Maccora ha respinto l’istanza di scarcerazione avanzata dai due legali, il 14 ottobre si terrà l’udienza per il riesame dell’istanza presso il Tribunale della Libertà di Brescia, a cui Bossetti ha reso noto di voler partecipare.

«Basta illazioni sulla famiglia Gambirasio». Giovedì 2 ottobre, Claudio Salvagni ha partecipato al programma televisivo Iceberg, in onda su Telelombardia, proprio per spiegare le mosse che intende intraprendere la difesa per provare l’innocenza di Bossetti. Durante la trasmissione, il legale ha fatto leva sulla convinzione che il materiale organico presente sugli indumenti di Yara Gambirasio, e da cui è stato estratto il campione di Dna che incastrerebbe il suo assistito, era particolarmente deteriorato e, quindi, poco affidabile per un buon test del campione genetico. La tesi era già stata sostenuta nelle 40 pagine di istanza con cui aveva richiesto al gip Maccora, con la collega Gazzetti, la scarcerazione del muratore di Mapello. Ma ha anche aggiunto che, a suo parere, «non si tratta di un omicidio a sfondo sessuale. Le indagini sono unidirezionali su Bossetti ma ci sarebbero da fare tanti altri accertamenti. Noi, con tutti i nostri limiti, li stiamo svolgendo e c’è anche l’ipotesi di una vendetta contro la famiglia Gambirasio, ipotesi che non è mai stata presa in considerazione seriamente». Più che una convinzione dettata da indizi concreti, secondo Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo, legali della famiglia Gambirasio, pure illazioni. Per questo, nella mattina di venerdì 3 ottobre, gli avvocati dei genitori di Yara hanno deciso di rompere il silenzio a cui avevano abituato con un comunicato stampa: «Siamo convinti che i processi debbano essere celebrati nelle aule dei Tribunali e non nei salotti televisivi. Per questa ragione ci guardiamo bene dal partecipare ai dibattiti televisivi sul tragico caso di Yara. Vogliamo dire che è del tutto inaccettabile che uno dei difensori del sig. Massimo Bossetti, nel corso dell’ennesima trasmissione televisiva, abbia evocato nuovamente l’ipotesi di una presunta vendetta ritorsiva nei confronti della famiglia Gambirasio». Il comunicato si chiude con l’invito all’avvocato Salvagni, nel caso in cui avesse prove concrete, a portarle in Tribunale o, altrimenti, di astenersi dal rilasciare ulteriori dichiarazioni.

Ester Arzuffi e l’indiscrezione de La Stampa. Oltre ai suoi legali, chi ha sempre insistito sull’innocenza di Bossetti è sua madre, Ester Arzuffi, protagonista principale delle indagini che hanno portato all’arresto del muratore di Mapello. Gli inquirenti, infatti, grazie al Dna rinvenuto sugli indumenti di Yara, hanno ricostruito «con una certezza del 99,99%» che Massimo Giuseppe Bossetti (e la sua gemella Laura Bossetti) sono figli del rapporto extraconiugale avuto da Ester Arzuffi con Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999 e che era stato da subito individuato come il padre biologico dell’assassino di Yara. Nonostante la pesante prova del Dna, Ester Arzuffi, sposata con Giovanni Bossetti da oltre quarant’anni, ha sempre negato di aver avuto rapporti sessuali con Guerinoni. Il quotidiano torinese de La Stampa però, nell’edizione di venerdì 3 ottobre, rende nota un’indiscrezione che, se confermata, renderebbe assolutamente inattendibile ogni dichiarazione della donna: anche il terzo figlio della Arzuffi e di Giovanni Bossetti, il 39enne Fabio, sarebbe in realtà figlio naturale di un altro uomo, diverso sia dal marito della donna che da Guerinoni. Non si tratterebbe di un elemento direttamente contro Bossetti, ma se la notizia venisse confermata, la credibilità della Arzuffi, protagonista fondamentale in tutta la vicenda, verrebbe completamente meno, offrendo un ulteriore elemento su cui fare leva per l’accusa.

Bossetti ha riabbracciato uno dei suoi figli. Mentre all’esterno del carcere di via Gleno è un continuo rimbalzarsi di dichiarazioni e indiscrezioni, Massimo Giuseppe Bossetti si trova incarcerato in isolamento da quasi quattro mesi. Oltre che i propri legali, le uniche persone che ha fino ad oggi incontrato sono il cappellano del carcere, la madre e la moglie Marita Comi, che dopo un iniziale e comprensibile momento di sbandamento, ha oramai sposato con convinzione la tesi dell’innocenza del marito. Nella mattina di giovedì 2 ottobre però, oltre alla moglie, ha fatto visita all’uomo anche il maggiore dei due figli, di 13 anni. Un incontro toccante secondo chi ha assistito alla scena. Bossetti, sin dal primo giorno in cui è finito in carcere, ha chiesto con insistenza la possibilità di poter riabbracciare i propri figli. Quando si parla di loro, sono gli unici attimi in cui la resistenza mentale dell’uomo pare venire meno. «Tornerò presto a casa» avrebbe detto Bossetti al figlio, tra le lacrime, sperando probabilmente in un esito positivo dell’udienza fissata per il 14 ottobre e relativa all’istanza di scarcerazione avanzata dai suoi legali, inizialmente negata dal gip Ezia Maccora.

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