I lavori bloccati da una sentenza del Tar

La base Usa dei droni in Sicilia Ma il Muos attira tante critiche

La base Usa dei droni in Sicilia Ma il Muos attira tante critiche
06 Maggio 2015 ore 09:38

Da ormai cinque anni in Sicilia sta andando avanti la polemica sul Muos, un sistema di comunicazioni satellitari usato dalla Difesa americana. Una questione che si addentra nelle problematiche inerenti la diatriba della competenza tra Stato e Regione, ed il conflitto tra Diritto alla salute e Ragion di Stato, che più di una volta è sfociata in proteste dure e scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Il luogo del contendere è Niscemi, dove sorge una base militare americana, che a sua volta sorge a ridosso di una delle riserve naturali protette più delicate della Sicilia, la Sughereta di Niscemi. I timori di chi si oppone sono legati all’inquinamento elettromagnetico: potrebbe essere estremamente dannoso per gli abitanti, che hanno paura pure per la fauna dell’area protetta intorno alla base.

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Il sequestro del cantiere. Recentemente, il 1 aprile scorso, il cantiere è stato posto sotto sequestro dal Gip del Tribunale di Caltagirone e ancora oggi né le imprese contractor né i militari americani possono farvi ingresso. Contro il sequestro aveva presentato ricorso il ministero della Difesa, rappresentato dall’Avvocatura dello Stato, ma il Tribunale del Riesame di Catania ha confermato il provvedimento. I lavori sono cominciati nel 2010 e per ben due volte in tre anni i magistrati hanno dichiarato illegittimi e abusivi i lavori. Il sequestro del 1 aprile è stato disposto per violazione del vincolo paesaggistico di inedificabilità assoluta presente in una riserva naturale, al quale sono sottoposte anche le costruzioni di carattere militare.

Cos’è il Muos. Tutto fermo così per il Muos, sistema di comunicazioni satellitari il cui nome sta per Mobile User Objective System. È l’avanzato sistema americano di comunicazioni satellitari, composto da cinque satelliti geostazionari (quattro attivi e uno di riserva) e quattro stazioni di terra, dotate di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri. Delle stazioni di terra, due sono negli Stati Uniti, una in Australia e l’altra dovrebbe essere in Sicilia. Il governo Usa ha deciso di installare la stazione di Niscemi in accordo con le autorità italiane. Il sistema, il cui obiettivo è quello di sostenere le operazioni militari Usa e Nato in tutto il mondo, dovrebbe diventare operativo nel 2017, sostituendo progressivamente i sistemi attuali. Per funzionare, coordinando così tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, in particolare i droni, che saranno allocati anche a Sigonella, il Muos ha bisogno di tutte e quattro le stazioni. Fino a oggi sono stati lanciati nello spazio due satelliti, che sono serviti alla Marina Usa solo ad attivare le prime connessioni satellitari affidabili nel Mar Glaciale Artico, e l’estate scorsa sono stati avviati i test per mettere in rete i satelliti e i terminali Muos con i sottomarini nucleari in immersione nei ghiacciai polari. Le previsioni sono che entro la fine di quest’anno i test si estenderanno al polo Sud.

 

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I No Muos. A opporsi alla costruzione del Muos in primis ci sono gli abitanti di Niscemi, che temono per la loro salute. Si sono organizzati nel comitato No Muos, nato dall’adesione spontanea di privati cittadini, che si batte per la revoca delle autorizzazioni all’installazione e alla messa in funzione del sistema. Tra loro anche una componente di mamme, le mamme No Muos, che hanno aperto l’ultima grande manifestazione del 4 aprile scorso, a cui hanno partecipato 5mila persone da tutta la Sicilia, con anche antagonisti, No Tav e vari esponenti di gruppi politici. Il timore diffuso è che la stazione possa causare tumori e altri danni per l’inquinamento elettromagnetico prodotto dalle antenne. Al di là dell’interferenza con i sistemi degli aerei civili, soprattutto quelli che transitano nel vicino aeroporto di Comiso, si teme che un errore di calcolo o un evento imprevedibile come un terremoto potrebbero spostare la posizione dell’antenna, normalmente puntata verso il cielo, dirottando il fascio di microonde verso un centro abitato.

 

 

Le ragioni di chi è favorevole. Quelle dei No Muos sono argomentazioni smontate dai sostenitori del progetto. Primi tra tutti gli Stati Uniti, la cui diplomazia ha più volte citato studi che dimostrerebbero la non nocività delle antenne. Sulla questione dei danni alla salute, infatti, in questi anni sono stati prodotti numerosi studi, tra cui uno dell’Istituto Superiore di Sanità del 2013, che hanno concluso che le emissioni che verranno prodotte dalle onde delle antenne rispettano gli attuali limiti di legge per l’inquinamento elettromagnetico. Inoltre per gli Usa e per i ministeri della Difesa italiani che si sono succeduti e hanno dato l’ok alla costruzione, il Muos rappresenta un elemento strategico nello scacchiere del Mediterraneo. A farsi portavoce dei sostenitori dell’opera è stato anche il politologo Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della Sera, che ha scritto che il Muos è uno strumento per difendere l’Occidente dall’Isis.

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