Cronaca
Nel campo c'è anche una moschea

Spunta una chiesa in teli e lamiera tra i profughi accampati a Calais

Spunta una chiesa in teli e lamiera tra i profughi accampati a Calais
Cronaca 11 Agosto 2015 ore 11:11

L’hanno chiamato Nuova Giungla ed è il campo allestito per i migranti a Calais, che qui vivono nell’attesa di infilarsi nell'Eurotunnel per passare la Manica e sperare di raggiungere Londra. Un nome provocatorio, dato al campo dai tanti volontari francesi che si alternano per dare conforto ai migranti in questa Lampedusa del nord, dove l’emergenza è ormai continua. A Calais oggi vivono di fatto circa 3mila persone: sono per lo più maschi tra i 15 e i 30 anni, ma ci sono anche famiglie con bambini molto piccoli e donne incinte. Quasi tutti dormono in baracche, tende e sistemazioni precarie, senza accesso costante a servizi igienici e facendo ampiamente affidamento sull’aiuto dei molti gruppi di volontari che operano nella zona per cibo, vestiti e aiuto legale. Il premier britannico David Cameron li ha definiti uno “sciame” che minaccia il Regno Unito.

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Moschea e chiesa. Non manca, in tutto questo, il bisogno della preghiera. C’è una moschea nell’accampamento, improvvisata per la preghiera del venerdì. Per entrare bisogna lasciare le scarpe fuori, con il rischio che qualcuno se le porti via. Ma c’è anche una chiesa. L’hanno costruita i migranti etiopi ed eritrea: è alta e bianca. Non è fatta di mattoni e di intonaco, e chiaramente non ha affreschi. Sta in piedi grazie alla fede, aiutata da qualche bastone di legno, teloni di plastica e lamiera. A terra, come si può facilmente immaginare, niente pavimenti musivi, marmi o ceramiche di pregio, ma solo stoffe colorate. Di recente la generosità dei volontari e delle collette organizzate dai cristiani hanno permesso di acquistare un generatore di corrente. È intitolata a San Michele, il primo degli angeli fedeli a Dio. Antico patrono della Sinagoga oggi è patrono della Chiesa Universale.

 

 

Una cappellina con tutto quel che serve. Dentro la cappellina, di rito ortodosso, non manca niente, anche se tutto è stato realizzato con quello che i fedeli operai avevano a portata di mano. Ci sono le candele, che in una cappella costruita in precedenza sono cadute a terra, incendiandola. Ma la fede di questo migranti non si è arresa e loro hanno ricominciato a ricostruirla, più bella di prima. Oggi ci sono i tappeti, la croce, anche una specie di iconostasi. Le immagini sacre del Sacro Cuore e della Madonna col Bambino sono realizzate con adesivi. Per rendere più solenne l'ambiente, i volontari lo hanno addobbato con le palle dell’albero di Natale. Queste insolite icone guardano i fedeli, e da costoro sono implorati per ottenere la Grazia di riuscire a entrare nel Regno Unito.

 

 

Una chiesa di speranza e conforto. È una chiesa sorta dal nulla, in mezzo al nulla. Qui i migranti, mentre aspettano, pregano, sperano, trovano conforto, e danno un senso alla loro sofferenza. Perché i primi ad aver avuto l’idea di costruire la cappella oggi sono al di là della Manica, qualcuno è morto, ma molti ce l’hanno fatta. La chiesa dei migranti è diventata un punto di riferimento all'interno di una comunità fatta di tende, tra cumuli di rifiuti e rifiuti di plastica, accanto a un tubo per l'acqua dolce. La frequentano un po’ tutti, molte sono le donne velate con i loro bambini.

 

 

Scarpe fuori. Anche in questa chiesa, come nella vicina moschea improvvisata, si entra senza le scarpe. Il più delle volte vengono portate via da qualcuno che alle infradito o al niente preferisce una suola e una tomaia, seppur consunte, per tentare di raggiungere la Gran Bretagna. Per questo la Chiesa Cattolica locale si è organizzata e distribuisce circa un centinaio di nuove paia di scarpe alla settimana. Non bastano, ma è meglio di niente.

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