Una multinazionale, decine di marchi

Unilever, il leone del largo consumo che ha comprato i gelati di Grom

Unilever, il leone del largo consumo che ha comprato i gelati di Grom
02 Ottobre 2015 ore 13:16

Grom, il “gelato come una volta”, è stato comprato da Unilever, diventato a tutti gli effetti un marchio del colosso anglo-olandese che produce già il gelato Algida e moltissimi altri prodotti, tra cui il detersivo Svelto, il dentifricio Mentadent, il sapone Dove e i cibi pronti Knorr. Se Grom è un’azienda giovane, relativamente piccola, che ha sempre puntato sulla ricerca del prodotto per un mercato ridotto, Unilever è tutto l’opposto, essendo il più grande gruppo al mondo produttore di beni di largo consumo. Dal gelato al minestrone, passando per bagno schiuma e detersivi, Unilever produce di tutto. I dettagli dell’accordo non sono stati resi pubblici. Si sa solo che i due torinesi Guido Martinetti e Federico Grom, pionieri del cono perfetto frutto di un abile lavoro di polso, continueranno a gestire il business Grom, e che dal 2017 verrà prodotto il gelato confezionato.

 

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I numeri di Grom e Unilever. Grom è stata fondata nel 2003 da Guido Martinetti e Federico Grom, agronomo il primo e uomo marketing il secondo, un’epoca dopo Unilever, creata nel 1930 dalla fusione tra la società inglese Lever Brothers e la olandese Margarin Unie. Oggi è presente in novanta Paesi del mondo, con duecento filiali. Grom produce solo in Italia, nel suo stabilimento piemontese, e consegna il gelato nelle 67 gelaterie presenti in Italia e nel resto del mondo. Grom dà lavoro a 650 persone, tra dipendenti e collaboratori, e fattura 30 milioni l’anno. Unilever nel 2014 ha fatturato 48,4 miliardi e conta più o meno a 200mila dipendenti.

L’intesa raggiunta. Inevitabile, quindi, chiedersi su quale punto si sia trovata l’intesa tra due filosofie così diverse. Certo, sarebbe folle dipingere Grom come un marchio di paese: nato con l’intento di ricercare l’antica gelateria Made in Italy, oggi possiede punti vendita anche a Dubai, Hollywood, New York, Osaka, Giacarta, Malibu e Parigi, ha un quartier generale a Londra e è sostenuta da investitori pure giapponesi e qatarioti. Ma la diversità di stile è netta. Ma, spiegano da Unilever: «Condividiamo la stessa passione per il gelato nonché importanti valori aziendali, quali l’attenzione all’approvvigionamento sostenibile delle materie prime. I consumatori di Grom continueranno ad apprezzare gli stessi gusti e lo stesso sapore del gelato Grom che amano da sempre. Allo stesso modo facendo leva sulle economie di scala, Unilever favorirà l’accesso a nuovi mercati e aiuterà Grom a creare nuove opportunità di crescita».

 

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Le critiche a Uniever. Un passo che riporta alle cronache i numeri di Unilever, multinazionale troppo spesso soggetta a critiche: abuso di potere, sfruttamento delle popolazioni del Terzo Mondo, danni all’ambiente, utilizzo di ogm, mancato rispetto dei diritti dei lavoratori, regimi oppressivi, illeciti, sfruttamento degli animali, pubblicità scorretta. In particolare, Unilever nel 2008 è stata accusata di contribuire alle deforestazione di ampie zone indonesiane per la ricerca dell’olio di palma. Dati alla mano, Greenpeace, afferma che la distruzione delle foreste indonesiane contribuisce per il 4% alle emissioni globali di gas serra. In India Unilever è stata accusata di inquinamento ambientale in una zona protetta del sud del Paese, le colline di Kodaikanal, per avere abusivamente scaricato scarti tossici di mercurio derivanti dalla produzione di termometri. Inoltre la società ha filiali in Paesi che sono nella lista dei paradisi fiscali aziendali.

La svolta green. Da qualche anno Unilever ha annunciato la sua svolta green, accogliendo l’appello di Greenpeace che chiedeva di fermare in maniera definitiva la distruzione delle foreste pluviali indonesiane e l’impianto delle palme da olio, affermando che entro il 2015 tutti i fornitori di olio di palma sarebbero stati certificati. Dal 2010 il gruppo segue quindi un nuovo modello di sostenibilità, che però non basta ai detrattori, i quali sospettano che dietro a questa svolta ci sia una grande operazione di marketing.

 

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