Sui muri della classe, una citazione di Mandela

Usare le parole al posto delle armi Le lezioni per i poliziotti americani

Usare le parole al posto delle armi Le lezioni per i poliziotti americani
23 Dicembre 2015 ore 08:45

Gli alti gradi delle forze dell’ordine statunitensi hanno deciso di affrontare una volta per tutte il problema degli scontri, il più delle volte mortali, fra polizia e criminali o presunti tali. Troppe volte, infatti, capita di leggere sui giornali di sparatorie fra agenti e cittadini che portano ad uccisioni e stragi. Al di là della colpevolezza o meno di coloro che si trovano ad affrontare le forze dell’ordine, gli Usa hanno deciso di prendere provvedimenti al fine di evitare, finché possibile, l’utilizzo delle armi da fuoco da parte della polizia nel corso dei suoi interventi, collettivi o individuali. Niente punizioni o severi diktat, ma un corso per imparare a gestire situazioni delicate e pericolose senza ricorrere alla pistola.

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Il corso di Bill Micklus, vissuto da Vice. È stato per 20 anni comandante degli SWAT, l’unità di intervento speciale delle forze dell’ordine americane, e grazie a tutta questa esperienza Bill Micklus si è guadagnato il privilegio di organizzare i nuovi corsi di formazioni relativi alla cosiddetta “de-escalation”, una modalità di intervento tesa a risolvere situazioni spinose attraverso le parole e orientata all’abbassamento del livello della tensione, piuttosto che all’utilizzo immediato e indiscriminato di armi da fuoco. Nello specifico, lo scopo dei corsi, i primi dei quali si sono tenuti in Florida, sarà quello di «fornire strumenti tattici per disinnescare efficacemente situazioni potenzialmente pericolose per la vita». Un inviato del quotidiano statunitense Vice ha partecipato, in qualità di uditore, alla prima due giorni di formazione, quella dove Micklus, insieme ad un capo della polizia oggi in pensione, Wayne Shelton, e ad un avvocato, John Baker, ha dettato le linee guida della nuova impostazione ad alcune decine di sottoposti provenienti da tutto il Paese, che avranno poi il compito di riportare quanto appreso agli agenti di tutti gli Stati Uniti.

La citazione di Nelson Mandela. Il resoconto fatto di queste prime lezioni fa ben capire come siano innanzitutto gli stessi agenti ad essere in difficoltà a causa dell’assenza di un protocollo di de-escalation nei regolamenti delle forze dell’ordine. A campeggiare in aula è una citazione di Nelson Mandela che lascia intendere quale voglia essere la profonda inversione di rotta che la polizia americana intende adottare: «L’istruzione è l’arma più potente che si possa adottare per cambiare il mondo». I presenti rappresentano il top delle forze di polizia locali, professionisti della sicurezza con almeno 20 anni di carriera sulle spalle e innumerevoli situazioni di emergenza e pericolo immediato affrontate. Eppure, a nessuno dei loro è mai stato insegnato nulla circa la possibilità di risolvere senza ricorso alla violenza circostanze insidiose; nulla, insomma, circa la de-escalation. Il punto focale della didattica del corso riguarda l’uso delle parole: riuscire a sbrogliare crisi attraverso il colloquio, la diplomazia, e il rapporto verbale con il criminale o comunque con chi si ritiene possa arrecare danni ai cittadini. Le lezioni sono state preparate attraverso 150 diapositive che, sembra incredibile a dirsi, il Governo ha creato addirittura nel 1994, ma che mai sono state utilizzate all’interno di un programma strutturato di formazione delle forze di polizia.

Il focus sui veterani. Micklus, nel corso della lezione, snocciola un dato interessante: una buona parte dei casi in cui la polizia ha sparato ad un cittadino ha visto essere quest’ultimo un veterano di guerra, o comunque un ex elemento dell’esercito americano. Micklus ha spiegato come i traumi che un’esperienza di guerra e in generale una vita da soldato arrecano agli individui coinvolti in prima persona squilibri psichici notevoli, fino a renderli soggetti pericolosi. Ecco perché, vista l’alta incidenza di problemi creati all’interno delle comunità dai veterani, occorre che i poliziotti siano in grado di sventare minacce attraverso il rapporto verbale con loro, e non con lo scontro, soprattutto perché un ex militare può rappresentare una reale minaccia per un membro della polizia, data la sua ovvia esperienza di combattimento.

Una svolta decisiva? Pur trattandosi di un timido inizio, si tratta di un’importante presa di coscienza da parte dei vertici della polizia americana, soprattutto rispetto alle violente polemiche che quotidianamente scoppiano negli Usa rispetto all’uso della forza e al “grilletto facile” degli agenti. Rimane certamente il fatto che – hanno lasciato intendere i promotori del corso di formazione – è necessario un impegno anche da parte del Governo all’educazione dei poliziotti. Individui che sappiamo discernere quale sia, di volta in volta, il modo migliore per affrontare una situazione di pericolo, e non semplicemente agenti dotati di armi il cui compito è quello di sedare il prima possibile ogni criticità, anche a costo di sparare senza lasciare spazio ad alternative.

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