Finisce un'epoca iniziata nel '61

Obama-Castro, la stretta di mano Usa e Cuba da oggi sono più vicini

Obama-Castro, la stretta di mano Usa e Cuba da oggi sono più vicini
11 Aprile 2015 ore 20:05

Barack Obama e Raul Castro si sono stretti la mano. Stati Uniti d’America e Cuba hanno definitivamente rotto il gelo che dal 1961 divideva i due Paesi. A onor del vero i due la mano se l’erano già data nel 2013, in occasione dei funerali di Nelson Mandela, in Sudafrica. Ma quella volta non c’era ancora stata la dichiarazione di dicembre 2014, che annunciava l’intenzione di riallacciare i rapporti diplomatici. Stavolta l’occasione è stata il vertice delle Americhe in corso a Panama, dove per la prima volta partecipa anche Cuba e dove procede la concreta ricostruzione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Dopo lo scambio di cortesie tanto atteso, che la Casa Bianca ha definito informale, senza fornire dettagli su quanto i due leader si sono detti nei pochi minuti in cui si sono salutati, Castro e Obama oggi hanno in programma un incontro bilaterale per discutere del futuro diplomatico tra Cuba e Usa.

L’incontro tra Kerry e Rodriguez. Prima della stretta di mano tra i due leader, circondati dalla folla, tra cui spicca il Segretario di Stato Ban Ki-moon, a Panama si erano incontrati, il giorno prima, anche il Segretario di Stato John Kerry e il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez, in quella che rappresenta la riunione di più alto livello tra i due Paesi sin dai tempi della Guerra Fredda.

La telefonata tra Obama e Castro di mercoledì. Nella serata di mercoledì, prima dell’inizio del vertice, il presidente Obama aveva telefonato a Castro. Si è trattato della seconda conversazione nota al pubblico fra i leader dei due Paesi in più di 50 anni. Prima di mercoledì, i due si erano telefonati lo scorso mese di dicembre, poco prima di dare al mondo lo storico annuncio della normalizzazione delle relazioni diplomatiche.

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E l’incontro di Obama con i dissidenti. A margine del Summit delle Americhe, nel corso di un forum con rappresentanti della società civile, il presidente Obama ha incontrato importanti esponenti della dissidenza castrista cubana: «Sono lieto che Cuba sia rappresentata qui con noi a questo vertice per la prima volta», ha detto loro. Una mossa, quella di Obama, che ha irritato il Partito Comunista cubano, che dalle colonne del giornale Granma, ha criticato la presenza di alcuni personaggi invisi ai politici dell’Avana, come Luis Posada Carilles, responsabile della serie di attentati mortali contro Castro negli anni Settanta, e Ferlix Rodriguez Mendigutia, ex agente CIA, il sospettato numero uno per la morte di Che Guevara nel 1967.

Migliorare le vite dei cubani. Nell’incontro Obama ha tenuto a sottolineare che «mentre gli Stati Uniti cominciano un nuovo capitolo nelle relazioni con Cuba, speriamo che ciò creerà un clima che possa migliorare le vite dei cubani non perchè viene imposto da noi, gli Stati Uniti, ma attraverso il talento e l’ingegno e le aspirazioni, e le conversazioni tra i cubani di tutte le estrazioni, in modo tale che possano decidere quale sia la strada migliore per la loro prosperità».

Cuba fuori dalla black list. Sembra dunque che Cuba e Usa siano veramente intenzionati a risolvere la questioni in sospeso che affliggono le relazioni diplomatiche tra i sue Paesi da oltre 50 anni. Si dice anche che presto Washington potrebbe eliminare Cuba dalla “black list”, cioè da quell’elenco di Paesi che sostengono il terrorismo internazionale. Il che comporterebbe la definitiva revoca dell’embargo in vigore sull’isola caraibica, permettendo a Cuba di rilanciare la sua economia e i suoi investimenti esteri.

 

 

Obama deve fare i conti col Congresso. È proprio la cancellazione dalla “black list” il punto centrale che sta a cuore a Castro, il quale ha più volte fatto intuire che sarà solo con questo provvedimento che i rapporti diplomatici da parte cubana potranno realmente sbloccarsi. Per raggiungere questo obiettivo, Obama dovrà fare i conti con il Congresso, in mano ai Repubblicani, che ha già promesso dura opposizione all’apertura cubana. Capofila di questa opposizione è il senatore americano di origini cubane Marco Rubio, giovane promessa repubblicana e prossimo candidato alla Presidenza, che ha annunciato una resistenza a oltranza nei confronti delle aperture obamiane. Il Congresso potrebbe confezionare una legge ad hoc per osteggiare i voleri del Presidente, anche se in ballo gli interessi economici per l’America sono notevoli.

I primi passi concreti della società. Un primo passo verso l’occidentalizzazione, la sharing economy e la fine del comunismo, lo ha fatto nelle scorse settimane il settore del turismo. La società americana Airbnb, leader nell’home sharing, il cui team è riuscito a convincere chi possiede un’abitazione a firmare per il servizio di affitto per brevi periodi ai turisti, per il momento solo americani. A oggi sono mille le proprietà in tutta l’isola che hanno aderito, di cui il 40 percento all’Avana. Con 25 dollari al giorno (più 5 di commissioni) si potrà affittare una casa. Prima di Airbnb a Cuba erano già sbarcate Mastercard e Netflix, la piattaforma che permette di vedere film e serie tv on demand legalizzando di fatto lo streaming. Tuttavia rimane il problema della lentezza delle connessioni, che spesso bloccano le transazioni con la carta di credito e rendono difficili gli acquisti online, anche dei film.

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