Slittamento

Vaccinazioni anti-Covid, la fase 1-bis doveva partire il 10 febbraio. È in alto mare

L'Ats di Bergamo ha trasmesso i dati dei 17mila destinatari martedì 9 febbraio. Ci vorrà ancora un bel po', insomma

Vaccinazioni anti-Covid, la fase 1-bis doveva partire il 10 febbraio. È in alto mare
Cronaca Bergamo, 10 Febbraio 2021 ore 02:55

Quando si sente parlare di operazioni di vaccino cronometrate e di possibilità di terminare il piano regionale entro giugno si strabuzzano gli occhi. Perché i segnali arrivati finora, in termini di vaccinazioni anti Covid, non sono proprio positive. Oggi, mercoledì 10 febbraio, doveva partire la fase 1-bis in Bergamasca, destinata ai liberi professionisti e altre categorie a rischio. Ma l’Ats ha trasmesso i dati agli ospedali solo la sera di martedì 9 febbraio. Quindi prima bisogna fare la calendarizzazione, poi la somministrazione. Insomma, ci vuole ancora un bel po’ di tempo.

Sono 17mila i protagonisti di questa fase 1-bis che dovranno armarsi di pazienza: odontoiatri, medici liberi professionisti, farmacisti, Rsd (le Residenze sanitarie per disabili, con vaccini sia per gli ospiti sia per gli operatori), centri diurni (utenti e operatori), informatori scientifici del farmaco e sanità militare.

Massimo Giupponi, direttore generale dell’Ats di Bergamo, spiega che il problema sta nell’anagrafica di chi deve ricevere il siero: «C’è una distinzione, che stiamo facendo, tra over 55 e under 55, legato al vaccino che andrà somministrato: per gli over 55, Pfizer; per gli under 55, AstraZeneca – ha detto Giupponi a L’Eco di Bergamo –. La modalità di trasmissione di questi elenchi alle Asst è un portale da cui ora le Asst possono attingere i nominativi».

Finora le dosi sono state somministrate solo ai sanitari dipendenti o convenzionati con le strutture, ma esiste tutto un mondo molto grande di professionisti non ancora protetti. L’adesione è molto alta: la categoria degli odontoiatri, ad esempio, è al 90%; più di mille i farmacisti su un totale di 1.300. Anche per i centri diurni integrati (e non legati a Rsa, dunque fuori dalla fase 1), trait d’union tra la non autosufficienza e le case di riposo, il siero è decisivo per tornare alla normalità.

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