Come si è arrivati fin qui

Variante di Zogno, a che punto è

Variante di Zogno, a che punto è
09 Febbraio 2015 ore 10:49

Rischiava di restare incompiuta. Eppure, secondo quanto si apprende dai colloqui dei giorni scorsi tra la Provincia di Bergamo e la Regione, la variante di Zogno si farà. Le notizie in apparenza sono buone, dunque, ma il problema è sempre lo stesso: chi mette i soldi? Sì, perché i cantieri, al momento fermi, rischiano di restare bloccati fino a maggio.

I lavori sull’intera opera si sono arrestati da quando le ditte appaltatrici, nell’ottobre 2014, hanno sospeso tutto. Il motivo? Il ritardo nei pagamenti. I fondi inizialmente preventivati, infatti, non sono bastati. La differenza che gli enti pubblici coinvolti si ritroveranno costretti a sborsare per il completamento dei lavori è di poco meno di 24 milioni di euro. Una cifra rilevante, su un costo totale di realizzazione che era stato preventivato in fase di progetto a 43 milioni e 600 mila euro.

L’accordo. Intanto è stato stilato un piano finanziario che prevede una suddivisione dei costi aggiuntivi tra Regione e Provincia. 24 milioni in tutto, dicevamo, ma così suddivisi: la Regione ne verserà 16 (5 milioni il primo anno, 5 il secondo e 6 il terzo) e 7,8 la Provincia (1 milione nel 2015, 3 nel 2016 e l’ultima tranche di 3,8 milioni l’anno successivo). L’accordo è arrivato solo dopo un lungo tira e molla tra Via Tasso e il Pirellone. Per parecchi mesi si è discusso su chi – e come – dovesse mettere a disposizione le risorse finanziarie per il completamento di un’opera per la quale si era bucata la montagna con due gallerie, di 646 e 2.211 metri, che si temeva restassero cattedrali nel deserto. La Regione si è resa disponibile ad erogare dei fondi straordinari ma solo se la Provincia si fosse impegnata a fare lo stesso. Il duello tra Claudia Terzi, assessore all’Ambiente, e l’assessore provinciale alle infrastrutture Pasquale Gandolfi, infatti, si è concluso così: «l’erogazione delle risorse a copertura dei maggiori costi dell’intervento “ex S.S. n. 470 ” della Val Brembana” – Variante di Zogno” è subordinata all’attestazione da parte della Provincia della disponibilità a bilancio della propria quota di cofinanziamento e all’acquisizione di parere favorevole dell’Unità Tecnica», mette nero su bianco la Regione.

Ma come si è arrivati a questo? Per provare a dare una risposta è necessario ricostruire la situazione dall’inizio.

 

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I lavori. Nel 2006 la società Abiemmedue, oggi in liquidazione, presenta il progetto alla Provincia, che approva il 21 dicembre e nel 2009 – dopo le solite lungaggini burocratiche – accompagna all’approvazione la dichiarazione di copertura finanziaria e quella di “pubblica utilità”. Si dice: la nuova variante diluirà il traffico congestionato da e verso la Val Brembana. Nel dicembre del 2009 viene pubblicato il bando di gara. Nel 2010 se lo aggiudica l’impresa Itinera Spa di Tortona (AL), che firma il contratto con Via Tasso e il 4 luglio 2011 finalmente dà inizio ai lavori. Vengono messi a disposizione quasi 44 milioni di euro: 29 milioni per i lavori in sé, e 15 come «somme a disposizione dell’Amministrazione (indennità espropri, adeguamento impianti tecnologici, spese tecniche, imprevisti, Iva)». Già, imprevisti.

Gli ostacoli. In apparenza tutto procede senza problemi. Il 24 giugno 2013 viene aperta la prima galleria. Il presidente della Regione Roberto Maroni, ospite in occasione dell’evento, dichiara: «La variante di Zogno è un’opera per la quale la Regione ha stanziato molte risorse. Faccio i complimenti alla Provincia, che è riuscita anche ad abbassare i costi e sta rispettando i tempi». A dicembre Itinera perfora l’ultima parete di roccia della seconda galleria. Ma nei due anni precedenti non tutto è andato per il meglio. L’Eco e il Corriere della Sera, nelle scorse settimane, hanno ricostruito le vicissitudini dei lavori, dimostrando chiaramente che in effetti qualcosa è andato storto. Tanto per cominciare, come dichiara Jonathan Lobati, consigliere regionale e sindaco di Lenna, «di questi soldi 7,8 milioni sono quelli che serviranno per l’impiantistica. E si conoscevano da subito». Le prime modifiche al progetto, infatti, sono state apportate all’inizio dei lavori. «Per ridurre la pendenza dal 5,5% al 3% si allungò la galleria del Monte di Zogno di circa 500 metri. I costi lievitarono proprio di 7,8 milioni di euro. Si preferì così concludere le gallerie e togliere i fondi per l’impiantistica. Quindi si sapeva già da tempo che quei soldi mancavano». Non a caso si tratta della somma che sarà proprio Via Tasso, responsabile dell’opera e della modifica in questione, a mettere a disposizione. Peraltro, chiarisce il Corriere, l’appalto riguardante gli impianti “di completamento” verrà assegnato solo a fine lavori. E il resto?

Si scopre, durante i trafori, che la montagna è più friabile del previsto e che Abiemmedue ne avrebbe sottostimato la complessità geologica. Servono altri 5 milioni di euro per mettere in sicurezza i tunnel, e 11 – secondo una stima tecnica – per il tratto franoso del versante nord della montagna, oggetto nel corso dei lavori di smottamenti e distacchi. In una delibera della Provincia, infatti, si legge della «caduta di un masso nel sottostante canale Enel. Solo la limitata portata del canale ha evitato la tracimazione dello stesso in una zona ove sono presenti sottostanti abitazioni». Oppure delle «condizioni di non sicurezza per i lavoratori» che richiedono misure di consolidamento. Così i lavori di messa in sicurezza vengono portati a termine, a scapito di svincoli e rondò inizialmente previsti nel progetto e successivamente “sacrificati”. Finché, nell’ottobre scorso, i fondi finiscono, i cantieri si arrestano e la lancetta si ferma.

Il rifinanziamento. Prende il via la trattativa tra Regione e Provincia sui fondi da destinare all’opera. Nel frattempo i lavori restano “congelati” in attesa delle perizie e di qualcuno che, di fatto, metta a disposizione i soldi. Terzi chiarisce dall’inizio che qualunque intervento da parte della Regione è subordinato ad un impegno concreto da parte della Provincia che però, complici le difficoltà economiche attraversate, fa fatica a reperire i fondi. Si ventila la possibilità della cessione di quote di società partecipate. Tra i nomi spunta quello di Sacbo e, per finire, di Autostrade Lombarde (holding finanziaria che controlla la Brebemi).

Il 3 febbraio, finalmente, l’accordo. La Regione annuncia che entro fine maggio i cantieri ripartiranno e che i patti tra Pirellone e Via Tasso sono stati messi nero su bianco. Alessandro Sorte, assessore alle Infrastrutture fresco di nomina all’interno della Giunta regionale, dichiara che «la Provincia ha confermato che reperirà i 7,8 milioni come quota di cofinanziamento nel triennio 2015/2017». L’ipotesi della cessione delle azioni di Autostrade Lombarde viene confermata da Pasquale Gandolfi: il valore complessivo delle azioni, che si aggira intorno ai 5,4 milioni, permetterebbe di recuperare buona parte dei fondi necessari. Ma non è così semplice.

Autostrade Lombarde. A dicembre, data l’urgenza della situazione economica della Provincia, era già stata tentata – senza successo – la strada della vendita delle azioni. L’asta, però, era andata deserta, e secondo gli avvocati di Via Tasso la holding sarebbe stata costretta a riprendersi le quote a un valore da concordare. Bre.Be.Mi., però, dal giorno dell’apertura naviga in brutte acque e tramite il suo presidente Francesco Bettoni fa sapere di non avere alcuna intenzione di farlo. Matteo Rossi, presidente di Via Tasso, replica: «in un momento del genere, in cui la Provincia attraversa un momento di difficoltà, tutti gli operatori dovrebbero ascoltare le nostre indicazioni. Compresi i privati. Non possiamo ordinare a nessuno di seguirci, ma richiamare a un senso di responsabilità sì». Ma, aggiunge: «Le azioni Brebemi sono solo una delle possibili fonti di finanziamento, non l’unica».

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