Il video delle indagini

Illeciti nella gestione e vendita (all’asta) di case pignorate, arrestati due avvocati

Otto le persone indagate a vario titolo per peculato, turbativa d’asta e abuso d’ufficio per episodi relativi alla gestione, la custodia e la vendita delle abitazioni

Bergamo, 27 Gennaio 2020 ore 11:19

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bergamo hanno arrestato due avvocati bergamaschi, disposto gli arresti domiciliari per un uomo di etnia rom e indagato a vario titolo otto persone ritenute colpevoli di peculato, turbativa d’asta e abuso d’ufficio per episodi relativi alla gestione, la custodia e la vendita di immobili pignorati. Il provvedimento di arresto è stato firmato dal gip Federica Gaudino su richiesta dei sostituti procuratori Fabrizio Gaverini e Silvia Marchina.

Nel corso delle indagini, nate dalla denuncia presentata dal rappresentante legale dell’Istituto di Vendite Giudiziarie srl di Bergamo per presunte irregolarità da parte di due avvocati delegati dal Giudice dell’Esecuzione alla vendita di immobili pignorati, i Finanzieri hanno scoperto che i legali, approfittando dello stato di necessità di alcuni degli inquilini che abitavano negli immobili sotto pignoramento, li inducevano a conferire un mandato a un loro collega, coniuge di uno dei due indagati, affinché presentassero al giudice un’istanza per consentirgli di rimanere all’interno dell’abitazione pagando un’indennità per l’occupazione. Tuttavia il denaro veniva incassato dagli avvocati insieme alla somma pagata per l’attività legale svolta, senza essere versato per la procedura esecutiva. A uno dei due legali, inoltre, è stato contestato il reato di sfruttamento della prostituzione legato all’attività svolta dalla convivente e l’accesso abusivo al sistema dell’Anagrafe Tributaria, eseguito da un suo parente, per acquisire informazioni utili per le proprie pratiche legali.

I militari hanno anche scoperto che, in occasione della vendita giudiziaria di un appartamento abitato da una famiglia rom, i due legali avrebbero consigliato al capofamiglia di minacciare un loro collega incaricato della procedura e i potenziali acquirenti, inducendoli così a non partecipare all’asta dell’immobile, aggiudicato poi all’asta dalla famiglia che già lo abitava. Una condotta che secondo l’accusa integra il reato di turbata libertà degli incanti contestato ai due avvocati indagati e all’aggiudicatario dell’appartamento.

Attualmente sono tre gli episodi ricostruiti con certezza dalla Guardia di Finanza attraverso intercettazioni telematiche, telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e pedinamenti, mentre altri sono in corso di approfondimento. L’autorità giudiziaria, considerato il pericolo di reiterazione dei reati, la spregiudicatezza e la vicinanza dei due legali ad ambienti criminali, ha disposto la custodia cautelare in carcere per gli avvocati, che sono stati allontanati anche dall’Istituto di Vendita Giudiziaria, e gli arresti domiciliari per il terzo indagato per turbativa d’asta, anche in considerazione dei suoi numerosi precedenti legati a reati contro il patrimonio, la persona e in materia d’armi.

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