A proposito del libro di Vespa

Chi è il (vero) voltagabbana

Chi è il (vero) voltagabbana
Cronaca 07 Novembre 2014 ore 18:21

Il giudizio definitivo sulla storia italiana del secolo scorso è stato espresso da Ennio Flaiano: «In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti». Certo, ci sono stati, in Italia, anche altre tipologie di cittadini. Per esempio coloro che non si richiamano a nessun “anti-“.  Ma sostanzialmente, soprattutto nell’ambito dell’editoria, è andata come ha detto Flaiano.

A un livello storico-filosofico più elevato si colloca “Siamo uomini o caporali”, film del 1955, regia di Camillo Mastrocinque. Gli uomini sono  rappresentati dalla comparsa teatrale Totò Esposito, sempre identico a se stesso, cioè eternamente perplesso, incapace di cogliere “il corso della storia”. I caporali sono le diverse figure interpretate da Paolo Stoppa: il direttore del teatro in cui l’altro fa la comparsa, il soldato fascista, il criminale nazista, l’ufficiale americano, il giornalista senza scrupoli e infine l’imprenditore lombardo. Cambia il vestito, ma la faccia è sempre la stessa. Ci sarebbe anche l’altro famosissimo film-saggio “Destinazione Piovarolo” – sempre del 1955, ma di Domenico Paolella – che ha il pregio di far partire la storia dell’Italia antifascista dall’epopea dei Mille per concluderla con un onorevole di passaggio.

Il trittico potrebbe concludersi con “il nuovo libro” per antonomasia sotto Natale, ovvero l’ultima fatica di Bruno Vespa, “Italiani Voltagabbana”. Chi sono i citati? Il solo elenco degli intellettuali che collaborarono a “Primato”, la rivista diretta dal 1940 al 25 luglio 1943 dal Ministro Giuseppe Bottai potrebbe figurare come tomo secondo del volume terzo di una antologia di italiano e filosofia per l’ultimo anno delle superiori: Nicola Abbagnano, Mario Alicata, Corrado Alvaro, Cesare Angelini, Giulio Carlo Argan, Riccardo Bacchelli, Piero Bargellini, Arrigo Benedetti, Carlo Betocchi, Romano Bilenchi, Walter Binni, Alessandro Bonsanti, Vitaliano Brancati, Dino Buzzati, Enzo Carli, Emilio Cecchi, Luigi Chiarini, Giovanni Comisso, Gianfranco Contini, Galvano Della Volpe, Giuseppe Dessì, Enrico Emanuelli, Enrico Falqui, Francesco Flora, Carlo Emilio Gadda, Alfonso Gatto, Mario Luzi, Bruno Migliorini, Paolo Monelli, Eugenio Montale, Carlo Muscetta, Piermaria Pasinetti, Cesare Pavese, Giaime Pintor, Vasco Pratolini, Salvatore Quasimodo, Vittorio G. Rossi, Luigi Russo, Luigi Salvatorelli, Sergio Solmi, Ugo Spirito, Bonaventura Tecchi, Giovanni Titta Rosa, Giuseppe Ungaretti, Nino Valeri, Manara Valgimigli, Giorgio Vecchietti, Giorgio Vigolo, Cesare Zavattini.

Musicisti: Luigi Dallapiccola,  Gianandrea Gavazzeni.

Pittori e scultori: Amerigo Bartoli, Domenico Cantatore, Pericle Fazzini, Renato Guttuso, Mino Maccari, Mario Mafai, Camillo Pellizzi, Aligi Sassu, Orfeo Tamburi.

Poi ci sono Norberto Bobbio, Giorgio Bocca, Indro Montanelli, Enzo Biagi, Dario Fo, Vittorio Gorresio, Eugenio Scalfari. E i berlusconiani della prima ora. Tutta gente che, come si dice, teneva famiglia dopo gli anni di collaborazione alla rivista del GUF (Gioventù Universitaria Fascista) o ad altri fogli più prestigiosi.

Vespa è del ’44, e viene da L’Aquila. Chi – nato negli stessi anni – avesse avuto la famiglia d’origine a Roma, Torino o anche solo Firenze o Bologna, potrebbe allungare la lista a dismisura. Gente che girava per casa, che si incontrava in libreria o alle mostre. Ma non basta il fatto di essere inseriti in un libro con quel titolo per essere dei Voltagabbana.

Da piccoli abbiamo imparato che Sapientis est mutare consilium – è da persone intelligenti cambiare opinione su un argomento – e spesso l’espressione “essere tutti d’un pezzo” si attaglia a chi d’un pezzo lo è, ma magari di legno. Non si può nello stesso tempo lodare le risorse e la pratica sottile del confronto e dell’argomentazione e poi esaltare quelli che alla fine del percorso – qualunque esso sia – non mollano di un centimetro le loro posizioni.

Il voltagabbana non è semplicemente uno che passa da un campo a un altro, magari perché, rimasto esattamente dov’era prima, la storia gli ha mosso la carta geografica o quella politica sotto i piedi.

Il voltagabbana non è nemmeno il convertito, che pure passa da una fede a un’altra.

Lo è chi – lasciata per pura convenienza una posizione assunta per la medesima convenienza – una volta approdato al nuovo porto nega il proprio passato di fronte a se stesso e agli altri e se la prende con i duri e puri cui si era accompagnato in precedenza perché si vergogna di quel che era. In questo senso, conoscendo molte delle persone i cui nomi sono nell’indice o sparsi nelle pagine, ci verrebbe da dire che questo ennesimo libropanettone andrebbe radicalmente riscritto. Troppi nomi mancano, troppi sono quelli cui non si addice il titolo. Ma si sa: i librai di libri usati non ritirano i libri di Vespa, perché passate le feste nessuno li compera più. Dicono che sono come le cravatte nella stessa circostanza: servono a fare un regalo, non per essere indossate. Dunque non vale proprio la pena rimetterci mano.

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