la preoccupazione dei sindacati

Nelle aziende bergamasche, la “fase 2” rischia di essere una “fase fai da te”

Luca Nieri, segretario generale di Fim Cisl: «Nonostante il Protocollo provinciale sia stato firmato, emergono casi non isolati di procedure raffazzonate e non concordate»

Nelle aziende bergamasche, la “fase 2” rischia di essere una “fase fai da te”
24 Aprile 2020 ore 15:15

Mancano dieci giorni a lunedì 4 maggio, data in cui dovrebbe prendere il via la tanto attesa ripartenza. Una “fase 2” che però, al di là dei proclami e delle dichiarazioni d’intenti, rischia di essere messa in atto con «modalità fai da te», come denuncia la Cisl.

«Anche in provincia di Bergamo, nonostante il Protocollo provinciale sia stato firmato da tutte le centrali datoriali, emergono casi, purtroppo non isolati, di procedure raffazzonate e non concordate – sottolinea Luca Nieri, segretario generale di Fim Cisl, evidenziando quanto poca sia la volontà e la capacità di collaborazione tra aziende e sindacato -. I lavoratori spaventati chiamano le categorie sindacali per lamentare provvedimenti non conformi a quanto abbiano letto sui giornali».

Solo nel settore metalmeccanico, che raggruppa oltre 5mila aziende per un totale di circa 90mila addetti, ad oggi Fim Cisl ha sottoscritto protocolli di sicurezza in circa 110 imprese, nelle quali sono occupati circa 24 mila lavoratori. Inoltre, sono state gestite e sottoscritte, tra cassa integrazione ordinaria, fondo d’integrazione salariale e cassa integrazione in deroga oltre 2100 domande. «Così abbiamo contribuito in modo significativo a dare un aiuto agli oltre 62mila operai coinvolti – continua Nieri –  garantendo una tenuta reddituale a buona parte della nostra provincia e trovando una buona disponibilità a definire accordi in moltissime aziende. Dove è stato possibile, sono stati sottoscritti protocolli importanti, nei quali non solo abbiamo curato aspetti legati ai dispositivi di protezione individuale, alle distanze minime, all’utilizzo degli spazi comuni quali mensa e spogliatoi, alla misurazione della temperatura corporea, alle sanificazione e pulizie quotidiane, ma soprattutto abbiamo cercato di rivedere l’organizzazione del lavoro, ricostruendo una dimensione e condizione lavorativa sulla persona, una dimensione dove salute e sicurezza devono essere al primo posto, rimodulando gli orari per garantire una ripartenza graduale e consolidando uno strumento fondamentale come lo smart-working».

L’altra faccia della medaglia mostra però come, per contro, si siano registrate grosse resistenze nell’individuare percorsi di partecipazione organizzativa. «Un vero limite che permane nella qualità delle relazioni sindacali – commenta il segretario -. In molte aziende vince il “fai da te”, che rifiuta la condivisione con il sindacato, privilegiando una gestione unilaterale della fase 2 attraverso protocolli limitati al copia-incolla di documenti nazionali, tralasciando invece interventi specifici che questo momento prevedrebbe. Un comportamento superficiale, dove il senso di responsabilità è stato applicato ai minimi termini e che non tiene conto della salute dei dipendenti e del particolare rischio di “ritorno” del contagio. Si tratta di una situazione che riscontriamo in tante telefonate spaventate che riceviamo da diversi lavoratori che lamentano distanze di sicurezza non rispettate, pulizie fatte saltuariamente, o Dpi non sempre adatti»

La Bergamasca da una decina di giorni si è messa progressivamente in moto: alcune aziende utilizzando la possibilità dei codici Ateco, altre chiedendo una deroga al Prefetto. «Ci saremmo auspicati di non vedere fughe in avanti, però cosi è stato: le ripartenze avrebbero dovuto essere effettuate non solo sulla logica di una deroga richiesta al prefetto o sulla base di un codice, ma sulla verifica effettiva che le condizioni di sicurezza in quella azienda fossero certe – spiega Nieri -. Non credo sia il “quando” si ripartirà la priorità per il nostro territorio, ma capire il “come”. Il protocollo di sicurezza definito dalle organizzazioni sindacali e da Confidustria è un importante strumento di partenza grazie al quale, con la condivisione delle Rsu/Rls e Oo.ss vogliamo costruire gli specifici interventi di messa in sicurezza su ogni singola realtà aziendale. È da apprezzare per la valenza politica e per il messaggio lanciato dal protocollo territoriale sulla sicurezza, perché solo insieme, lavoratori, aziende e sindacato, si può uscire da questa pandemia con una responsabilità comune e collaborando responsabilmente».

Da ultimo, al centro delle preoccupazioni del sindacato, vi è il tema connesso da un lato alla riapertura delle attività lavorative, dall’altro alla chiusura delle scuole «Sarebbe opportuno che si arrivi a un accordo sui problemi legati alla genitorialità – conclude il segretario di Fim Cisl -. Scuole chiuse e congedi già utilizzati metteranno in difficoltà non poche famiglie al momento della ripartenza. Per cui auspichiamo un intervento a largo respiro per i genitori da qui alla fine dell’emergenza scolastica, con congedi finanziati dal Governo e iniziative delle aziende legate allo smart working. Nella tragedia di quanto accaduto a tutti noi abbiamo confidato che si potesse costruire una società diversa, con valori più forti, con la persona al centro, con nuove tutele, soprattutto sulla salute, recuperando un senso di collettività basato sulla solidarietà. Speriamo di non aver riposto male la nostra fiducia».

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