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Viaggio nel Covid Hotel della Muratella, dove si scacciano virus e paura

Dalla primavera l’antico borgo di Cologno al Serio ospita i pazienti dimessi dagli ospedali e i positivi che devono isolarsi dai familiari. Il titolare: «Evitiamo che l'isolamento sia una prigionia»

Viaggio nel Covid Hotel della Muratella, dove si scacciano virus e paura
Cronaca 28 Novembre 2020 ore 10:57

di Andrea Rossetti

«Stavamo preparando un Natale pazzesco, veramente bellissimo. Invece niente. Ma ci rifaremo l’anno prossimo». Fabrizio Forte, mentre parla, osserva i quasi due ettari di terreno che lo circondano. Attorno a lui, un gruppo di persone raccolgono le foglie secche e tagliano l’erba. Alle sue spalle, nel cortile interno, due ragazze bardate con tute, guanti, cuffiette e mascherine passano veloci. All’Antico Borgo La Muratella di Cologno al Serio pare quasi che il tempo si sia fermato. Ed effettivamente è così: dalla primavera scorsa questo è un Covid Hotel, un luogo dove i pazienti Covid, dopo la degenza in ospedale o per isolarsi dai familiari, vengono ospitati in attesa della completa guarigione e della negativizzazione. L’illusoria pausa estiva, quei pochi mesi di “normalità”, sono stati presto cancellati dalla necessità di tornare al servizio della comunità.

La nascita del Covid Hotel

Forte, insieme a Gianluca Marcucci, è uno dei vertici della catena Bes Hotel, proprietaria di una struttura alberghiera a Mozzo da ormai circa otto anni e, da febbraio 2020, anche della Muratella di Cologno al Serio. «Ricordo che il giorno in cui abbiamo firmato il compromesso per l’acquisto di questa struttura – racconta Forte -, usciti dal notaio ci siamo fermati in un bar per festeggiare. In televisione, proprio in quel momento, davano notizia della chiusura delle scuole per la pandemia. È iniziata così la nostra avventura». L’idea di creare dei luoghi per ospitare i pazienti Covid meno gravi, o asintomatici, in grado di sgravare anche gli ospedali è stata di Marcucci. «Gianluca l’ha proposta all’Ats e il direttore Massimo Giupponi l’ha subito accolta con favore».

Se a noi sembra passata una vita da quella primavera, alla Muratella invece le persone sembrano essersi quasi abituate a questa nuova “attività”. «Non lo dico per dire, siamo davvero al servizio della gente che ospitiamo. Abbiamo imparato a conoscere le loro paure, le loro necessità. E cerchiamo di fare il possibile per evitare che sentano l’isolamento come una prigionia. Le nostre receptionist sono diventate degli angeli: non è il loro mestiere, ma ci sono sempre. È capitato spesso, soprattutto la primavera scorsa, che le persone, prima di tornare finalmente a casa, ci lasciassero delle lettere commoventi, piene di umanità».

Ieri e oggi, le differenze

Oggi, però, le cose sono un po’ cambiate rispetto alla prima ondata. Anche nell’organizzazione di questo servizio da parte della struttura: «Allora Ats ci affiancò delle cooperative sanitarie per seguire i pazienti – spiega Forte -. Oggi, invece, no. Ci siamo dovuti muovere noi. E così abbiamo subito deciso di assumere un medico che coordinasse l’attività sanitaria. Perché è vero che noi, sostanzialmente, dobbiamo solo “ospitare” i pazienti positivi in via di guarigione e di negativizzazione, ma è comunque un percorso medico. Per questo, paradossalmente, questa seconda ondata si è rivelata più complicata per noi. Ma a quasi un mese dall’avvio posso dire che le cose stanno andando bene».

Lo conferma anche la dottoressa Roberta Cattaneo, colei che ha in mano le redini mediche alla Muratella. «Ero qui anche la primavera scorsa e devo dire che delle differenze ci sono. Non tanto sullo stato di salute dei pazienti, che più o meno è uguale perché il virus non è mutato. È cambiata però, ad esempio, la provenienza delle persone: arrivano tutte dagli ospedali bergamaschi, ma non sono bergamaschi. Arrivano da altre province. Ed è cambiato anche il tempo di permanenza delle persone: la scorsa primavera restavano anche un mese in attesa del doppio tampone negativo. Ora invece, coi nuovi protocolli, c’è molto ricambio e ci sono persone che magari restano pochi giorni. Mai più di 21 giorni comunque».

In prima linea

La dottoressa Cattaneo è giovane, dinamica, attenta a ogni particolare anche mentre parla con noi. «Mi sono laureata nel 2019 e avevo iniziato il percorso da ricercatrice al Policlinico di Milano. Parallelamente, mi sono abilitata alla professione. Quando la ricerca è stata bloccata, ho deciso di mettermi al servizio della comunità. E il mio primo incarico è stato qui, al Covid Hotel. Non è stato facile. Sono di Ranica, conosco bene la tragedia che ha vissuto la Bergamasca. I miei genitori avevano paura per me, e pure io ero terrorizzata. Ogni tanto sono tornata a casa, ma praticamente stavo sempre sola per precauzione. Alla fine, quindi, meglio stare qui in questi momenti: tutto è controllato, siamo attentissimi. Viviamo qui, è una comunità. Paradossalmente, è davvero più pericoloso andare a fare la spesa al supermercato che vivere alla Muratella».

In estate, durante la fase di “pausa” del virus, la dottoressa Cattaneo ha lavorato come medico di base supplente a Verdellino. «Professionalmente, è stata un’esperienza fondamentale. Ho imparato molte cose in quei pochi mesi. Umanamente, però, non c’è paragone. Essere qui significa soprattutto stare vicino alle persone, aiutarle. È un’attività quasi più “socio” che “sanitaria”. E poi, dal punto di vista organizzativo, sto imparando tantissimo. Coordinare una squadra in un lavoro così delicato non è semplice». Una squadra giovane: la maggior parte degli infermieri e degli Oss che operano alla Muratella, infatti, hanno meno di 35 anni. «C’è carenza di personale sanitario – spiega Forte -, dunque le categorie che potevano aiutarci erano o professionisti in pensione o i giovani. I secondi hanno meno esperienza, ma più “ambizione”, umiltà e voglia di fare. È un’occasione per loro».

La quotidianità

Attualmente, sono una cinquantina le persone ospitate. Un numero cresciuto lentamente in queste settimane, e lontanissimo dal numero di ospiti raggiunto la primavera scorsa, quando alla Muratella si era arrivati ad avere 65 pazienti e circa un’ottantina al Bes Hotel di Mozzo. Tra gli ospiti attuali della struttura c’è anche il calciatore atalantino Ruslan Malinovskyi, rientrato dalla sosta per le Nazionali positivo al Covid. (…)

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