Cronaca
Non si placano le proteste

La vicenda di Remi Fraisse

La vicenda di Remi Fraisse
Cronaca 08 Novembre 2014 ore 11:40

Non si placano le manifestazioni in Francia dopo la morte di Remi Fraisse, un militante ecologista di 21 anni ucciso dalla polizia. Anche le scuole sono scese in piazza. A Parigi una trentina di licei cittadini sono stati bloccati per alcune ore dopo che gli studenti hanno issato barricate con cassonetti dell'immondizia davanti alle porte d'ingresso dei licei. Poi, diverse migliaia di giovani, si sono riuniti in Place de la Nation per una manifestazione di protesta.

In Francia la morte del ragazzo ha riacceso il dibattito sulla violenza usata dalla forze di polizia durante le manifestazioni. Soprattutto perché il governo è di ispirazione socialista, e quindi più vicino alle istanze dei movimenti dei cittadini che esprimono collera, protesta e indignazione. Almeno sulla carta. Dopo la morte del ragazzo, il governo ha bloccato l’uso di lacrimogeni in dotazione alle forze dell’ordine.

Chi era e perché protestava Remi Fraisse. Remi era uno studente di scienze ambientali di Tolosa che è morto nella notte tra il 25 e 26 ottobre scorso. Stava partecipando a una protesta contro la costruzione di una diga nella Francia sud occidentale, nel dipartimento di Tarn, zona pirenaica a ovest di Tolosa. Nella cittadina di Lisle-sur-Tarn, infatti, da mesi sono in corso picchetti e manifestazioni per opporsi alla costruzione della diga di Sivens. Il cantiere nei pressi della località di Testet prevede un enorme lago artificiale da 1,5 milioni di metri cubi d’acqua che sulla carta dovrebbe servire a irrigare le terre confinanti, ma secondo gli oppositori favorirebbe solo i proprietari terrieri che sviluppano agricoltura intensiva, provocando la distruzione di un habitat naturale che ospita decine di specie protette. La polizia era schierata a protezione delle case degli operai che lavorano al cantiere.

Remi si era unito alle migliaia di persone che stavano tentando di impedire attivamente l'avanzamento dei lavori. Una carica della polizia, che ha sparato granate lacrimogene ad altezza uomo, ha colpito il giovane. I poliziotti antisommossa, secondo i testimoni, avrebbero trascinato il corpo nel fango per portarlo via. L’autopsia ha stabilito che Remi è morto sul colpo per un’esplosione che è stata talmente forte da buttarlo a terra. Sui suoi vestiti c’erano tracce di tritolo, che viene normalmente usato durante le operazioni militari. Era dal 1977 che non si verificavano morti durante manifestazioni ecologiste.

Reazioni e politica. Il tragico evento ha scatenato una serie di polemiche e di reazioni sia tra la popolazione sia a livello politico, e il caso sta tenendo banco sulla stampa francese da giorni, alimentato anche dalla polemica nei confronti del governo ritenuto incapace di gestire la situazione al cantiere di Sivens. Su internet è stato lanciato il sito web Occupy Sivens, dove ciascuno può esprimere il suo sostegno alla causa, e in meno di 24 ore sono state raccolte 1500 adesioni. Gli esponenti del movimento ecologista chiedono giustizia, accusano il governo e rilanciano la propria lotta contro la costruzione della diga. La sinistra chiede le immediate dimissioni del Ministro degli Interni Bernard Cazeneuve, il quale da parte sua ha promesso di ricercare la verità.

La famiglia del ragazzo ha fatto un appello al Presidente Hollande perché venga fatta chiarezza sulle responsabilità del gesto, dal momento che il figlio era uscito di casa a mani nude, senza alcuna intenzione violenta. Un appello subito raccolto dal Presidente che, in diretta tv, ha promesso un’inchiesta sulla morte del giovane, i cui risultati arriveranno entro 8 giorni. Una verità che ha bisogno di emergere, per Hollande, al più presto. A maggior ragione dopo che la popolarità del Presidente è ai minimi storici e il silenzio delle istituzioni nei giorni immediatamente dopo la tragedia è stato assordante.

Nei giorni scorsi molte manifestazioni, in memoria di Remi Fraisse, si sono succedute a Tolosa e Nantes, e decine di persone sono state arrestate dalla polizia che ha sparato proiettili di gomma in risposta al lancio di sampietrini, bottiglie e oggetti da parte dei dimostranti.

I lavori della diga, progetto faraonico e forse inutile. Per il momento i lavori della diga, proprio in seguito alla morte di Remi, sono stati sospesi e rimessi in discussione. Almeno fino a quando non verrà fatta piena luce su quanto realmente accaduto. Il ministro dell'Ecologia, Segolene Royal ha sottolineato come sia necessario «trovare una soluzione che giustifichi lo stanziamento dei fondi pubblici ed europei per opere di questo genere», avvertendo però che «se qualcuno pensa di poter fermare con la violenza i lavori infrastrutturali del Paese, si sbaglia».

Il progetto, faraonico, costa 8,4 milioni di euro di denaro pubblico ed è stato considerato dal Consiglio generale del Tarn di «interesse generale» e «pubblica utilità». Di diverso avviso gli esperti del ministero dell'ambiente, che ritengono il progetto troppo costoso. Già Delphine Batho, ministra dell’ecologia all’inizio della presidenza Hollande, aveva deciso una moratoria sulla diga, ma quando cambiò il governo il lavori ripresro. Il rapporto di esperti chiesto dall’attuale ministra Segolene Royale, afferma che «lo studio di impatto è di qualità molto mediocre», che non sono state ana­liz­zate «le alternative possibili» e che «il finanziamento è fragile». Secondo gli ecologisti, inoltre, il fabbisogno di acqua per l’agricoltura della zona è sovrastimato di almeno il 35 percento. La valle del fiume Tescou è da anni zona molto appetibile per che vuole adattare la natura alle esigenze della crescita economica. Con la diga di Sivens si permetterebbe a una quarantina di agricoltori di intraprendere la coltura intensiva del mais, che inquina e spreca acqua, ma riceve ricche sovvenzioni. Per realizzare la diga si devono abbattere alberi su 24 ettari di terreno, minacciando così l’esistenza di 94 specie di animali protetti.