Dai tempi medievali

Vicolo delle Torri in Città Bassa Un angolo stupendo, degradato

Vicolo delle Torri in Città Bassa Un angolo stupendo, degradato
17 Gennaio 2018 ore 07:00

Ci telefona un signore, in redazione, dal tono gentile, dice: «Voi lo conoscete il vicolo delle Torri? Ma sapete in che situazione di degrado si trova? È una cosa molto triste». Siamo andati a vedere. Il vicolo davvero rappresenta uno degli angoli più suggestivi della città bassa, dei suoi borghi, eppure lo conoscono in pochi. Qualcuno ci passa per guardare quelle pietre, per ammirarle e per chiedersi che cosa diavolo ci facciano lì, in un posto che oggi sembra non avere alcuna importanza. Qualcun altro ci passa per ragioni meno nobili: per imbrattare i muri, per bere alcolici e lasciarne sulla strada i resti. Ha ragione il signore che ci ha telefonato, oggi il Vicolo delle Torri, nella parte alta di via Sant’Alessandro, appena prima della via Botta, appare un luogo piccolo, inaspettato, di grande suggestione. Ma anche un luogo che non viene valorizzato, né rispettato. Riempito di scritte, di volgarità. E di sporcizia.

 

 

Eppure dovrebbe essere uno dei luoghi che la città dovrebbe riscoprire e magari raccontare a se stessa, prima di tutto, per ricordare quello che era. E poi ai turisti che raggiungono Bergamo proprio per il suo carico di suggestione, e di storia. È prima di tutto uno dei pochi vicoli superstiti della città, con il vicolo dei Dottori, il Bancalegno, il vicolo San Lazzaro, Macellerie, San Giovanni e pochi altri. Ma questo è il più strano, più particolare: che cosa ci fanno a quel punto quei muri fatti di pietre enormi, quelle strutture che ricordano la base di torri e, nel punto in cui il vicolo sfocia in Sant’Alessandro, quelle “spalle” che fanno venire in mente elementi di un portale? E poi ancora quelle volte che si leggono nella muratura dell’edificio, archi riempiti da altre pietre antiche?

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Nel vicolo si trova un artigiano, la falegnameria Leone Gavazzi, un’attività che appare in sintonia con il senso di tradizione che questo luogo ispira, che ci rimanda addirittura all’XI e XII secolo quando la nostra città era assai diversa da come la conosciamo oggi, quando ancora non esistevano le Mura Veneziane, ancora prima che venisse tracciata la famosa mappa di Bergamo di Alvise Cima. È molto probabile che in quel tempo una fortificazione scendesse dall’attuale Porta San Giacomo lungo la nostra via Sant’Alessandro e forse tracce della fortificazione le vediamo ancora oggi lungo il vicolo San Carlo, altro luogo poco conosciuto (e pure suggestivo). Arrivati in fondo al vicolo San Carlo attuale si trovava una porta di accesso alla città. Una seconda porta si trovava più in basso, probabilmente proprio dove oggi resiste il vicolo delle Torri, un punto fortificato a difesa della città, con la presenza di due torri, ancora oggi…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 14 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 18 gennaio. In versione digitale, qui.

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