Cronaca
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Il torero morto in diretta tv (e sugli spalti c'era la moglie)

Il torero morto in diretta tv (e sugli spalti c'era la moglie)
Cronaca 12 Luglio 2016 ore 04:00

Victor ha sfidato Lorenzo, una bestia di 4 anni e 529 chili di peso. Si sa come di solito vanno a finire queste cose: olè. Questa volta però sono andate diversamente e Victor Barrio, 29 anni, di professione torero, è morto nell’arena in diretta tv sotto gli occhi terrorizzati di migliaia di spettatori. Prima il toro lo ha sollevato, poi ripetutamente colpito sul fianco, infine l’incornata finale al petto che ha trafitto i polmoni e tranciato l’aorta. Gli altri toreri sono accorsi, Barrio è stato trasportato di corsa in ospedale, ma è spirato di lì a poco. È accaduto il 9 luglio a Teruel, a 140 chilometri da Valencia, durante la “feria dell’Angel”, una festa tradizionale che si svolge nella prima metà di luglio. Quella di Victor è la prima morte del XXI secolo durante una corrida.

 

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Victor Barrio era nato nella provincia di Segovia, a Grajera, e le sue doti da torero, a detta degli esperti, erano notevoli. Nel corso della sua carriera, iniziata nel 2008, aveva calcato la scena nelle arene di tutta la Spagna, compresa Las Ventas di Madrid, la più importante plaza de toros del Paese, nonché la terza più grande del mondo e di sicuro tra le più prestigiose. Ad assistere alla sua morte, dal vivo, c’era anche la moglie di Barrio, Raquel Sanz, che sedeva tra il pubblico. Pochi giorni prima, su facebook, per pubblicizzare la festa di Teruel aveva invitato tutti a partecipare alla corrida in cui si sarebbe esibito il marito. Aveva scritto: «Vediamo se ho fortuna… Avete progetti per il prossimo 9 luglio? Venite a Teruel. La festa annuale e famosa quasi come San Fermin».

 

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Il premier Mariano Rajoy e il governo hanno espresso le condoglianze per la morte del torero, ma ora si torna inevitabilmente a discutere sul valore delle corride nelle arene spagnole.  In tutto, nel corso degli ultimi cento anni, in Spagna sono morte 134 persone per le ferite riportate da incornate negli spettacoli taurini, non solo corride, ma anche durante le corse dei tori, la più famosa delle quali si tiene a Pamplona per la festa di San Firmino il 6 luglio. L’ultima vittima nelle plazas de toros, prima di Barrio, era stata la giovane promessa delle corride, il 21enne Josè Cubero, detto el Yiyo, morto per un’incornata che finì dritta al cuore nel 1985.  Lo scorso anno il torero più famoso di Spagna, Francisco Rivera Ordonez, era stato gravemente colpito al basso ventre ma poi si riprese, a differenza del padre che nel 1984 in Andalusia morì per la stessa causa.

 

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Quella del torero è una figura che in Spagna negli anni passati si è ammantata di una patina eroica. In particolare fino agli anni ’60 e ’70 i toreri erano visti come vere e proprie star. È una professione che si eredita, viene tramandata di padre in figlio, e sottoposta all’insindacabile giudizio del pubblico, che a fine corrida decide se applaudire sventolando un fazzoletto bianco o fischiare la performance del torero.

Nella storia recente delle corride i toreri più famosi si sono sfidati tra loro, alimentando proverbiali rivalità. È stato così agli inizi del ‘900 per José Gómez Ortega, detto “Joselito” o “Gallito”, il più giovane torero a ottenere il titolo di matador de toros, all’età di diciassette anni, e per Juan Belmonte García, detto “el Pasmo de Triana” (pasmo significa meraviglia, e Triana è un quartiere di Siviglia). Il primo morì durante una corrida a 25 anni, colpito da una cornata al ventre, Garcia invece si ritirò nel 1939 dopo aver condotto 109 corride.

Poi fu la volta del serio ed elegante Manolete, considerato uno dei migliori toreri di tutti i tempi, con esibizioni che hanno spaziato in gran parte del mondo. Quando nel 1947 morì, anch’egli incornato alla safena, l’allora Generalissimo Francisco Franco, decretò tre giorni di lutto nazionale. Dopo di lui, il titolo di numero uno dei toreri passò a Luis Miguel Dominguin, che cominciò la sua carriera all’età di 11 anni e che grazie alla sua eleganza fece vere e proprie stragi nei cuori delle dive degli anni Cinquanta, fino al matrimonio con Lucia Bosè, che naufragò una quindicina di anni dopo.

 

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Nel corso degli anni, con l’affermarsi dei movimenti animalisti, la corrida, da forma d’arte che simboleggia la lotta tra l’uomo e la natura, è stata sempre più considerata una forma di tortura inflitta a un animale senza alcuno scopo. Rajoy nel 2013 ha fatto approvare una legge in difesa delle feste taurine definendole eredità culturale del Paese, ma nonostante questo i toreri hanno perso il loro smalto e in molti casi gli spettacoli coi tori nelle piazze sono stati messi al bando. È successo nel 2012 in Catalogna, così come qualche anno prima alle Canarie. Oggi sono circa 2mila le corride che si svolgono in tutta la Spagna, che conta 570 arene.

Secondo le ultime stime in totale il volume di affari annuale delle manifestazioni taurine si aggira sui tre miliardi e mezzo di euro, con un finanziamento da parte dello stato di 600 milioni di euro ogni anno, stando a quanto afferma il partito animalista spagnolo (Pacma). Ancora oggi, nonostante le proteste e i boicottaggi delle corride, il Pacma afferma che siano oltre 10mila i tori uccisi nelle arene ogni anno, una cifra che stando alle cifre delle associazioni animaliste lievita fino a 70mila. Inoltre lo scorso anno, dopo quasi dieci anni, si è registrato un incremento del 4,97% negli spettatori, che hanno raggiunto la cifra di sei milioni.

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