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Video, foto e parole del "No paura day": in 600 sul Sentierone (cantando «la pandemia è una fesseria»)

L'iniziativa si è svolta pacificamente e senza disordini. Si è parlato di campagna vaccinale come «sperimentazione», di protocolli sanitari «funzionali allo svilimento del Paese», di mascherine «strumenti nocivi per la salute»

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di Federico Rota

La pandemia «è una bugia, una fesseria», la campagna vaccinale «è una sperimentazione», i Dpcm «provvedimenti dal sapore di bullismo legislativo», i protocolli sanitari «funzionali allo svilimento del Paese» a favore dell’alta finanza. E ancora: le mascherine sarebbero «strumenti nocivi per la salute» utili solo per difendersi «da gendarmi zelanti e cittadini ipocondriaci». Ma soprattutto, mass media e istituzioni hanno creato un clima di terrore che ha descritto «una situazione non reale: non era reale l’esistenza di un virus violento, che poteva essere governato se non avessero abbandonato tante persone a domicilio».

Chi, domenica 18 aprile, ha attraversato il Sentierone ha avuto l’occasione di ascoltare queste e molte altre tesi che, nell’immaginario collettivo, vengono accostate a posizioni negazioniste, no-mask o no-vax. Gli organizzatori del “No paura day”, così come i circa 600 sostenitori che hanno riempito il centro piacentiniano, ci tengono però a precisare che non sono «negazionisti, no-mask o no-vax», che riconoscono l’esistenza del Covid (qualcuno dice anche di essere stato contagiato e di essere guarito dopo giorni di malessere acuto) ma che sono «per la libertà di pensiero e di parola, consapevoli che nell’attuale panorama mediatico, qualsiasi voce non allineata con la vulgata ufficiale degli organi di comunicazione viene brutalmente stroncata».

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Anzi, come ha sostenuto il relatore e magistrato Angelo Giorgianni, le etichette che la stampa addosserebbe loro, comprese quelle della nostra testata che è stata salutata affettuosamente e garbatamente dal palco con il gesto dell’ombrello in virtù dell’articolo in edicola questa settimana, sarebbero «diffamazioni gratuite funzionali per dividere le persone».

«L’antidoto alla paura è il coraggio»

Nonostante le premesse polemiche, la manifestazione, organizzata per la prima volta a Cesena a novembre, si è svolta senza alcun tipo di criticità o disordini. La moderatrice dell’evento, Manuela Gilardi, non appena iniziata la manifestazione ha chiesto un minuto di silenzio per le morti causate dal Covid, «una cicatrice e una ferita indelebile per tanti di noi». Ma ha subito aggiunto che le macerie prodotte dalla «gestione cialtronesca del virus» sono diventate il pretesto «per impedirci di risollevare le teste e guardare al futuro, per detenere in regime di isolamento nelle Rsa i nonni ora vaccinati e sopravvissuti alle ondate epidemiche».

Tra un coro e l’altro al grido di «Libertà! Libertà!», interventi e cartelli che sottolineavano che «pretendere la verità e la libertà non è essere negazionisti. Basta etichette», il Sentierone si è riempito di giovani, adulti e genitori con figli al seguito: «Cittadini liberi – sottolineano -, liberi pensatori, orfani di partito e senza un’opposizione che è alla base della democrazia».

Nonostante alcune persone non si rassegnassero a utilizzare la mascherina, la maggior parte dei partecipanti l’ha indossata. Ma non a tutela della propria salute o di quella altrui, bensì per strategia. «Prima di iniziare vogliamo raccomandare l’uso della mascherina, a cui gli organizzatori sono contrati non per bastiancontranesimo (la Treccani indicherebbe il termine bastiancontrarismo, tanto cacofonico quanto il precedente) ma perché chiaramente scritto anche sulla confezione che non servono a bloccare la diffusione del virus, tanto meno all’aperto – ha detto la presentatrice -. Tuttavia siccome sono diventate un pretesto per dividere il popolo, non vogliamo porgere il fianco a questo tipo di strumentalizzazione. Il “No paura day” vuol dare voce a chi voce non ne ha avuta, i relatori hanno portato la propria esperienza per condividere idee, testimonianze e proposte purtroppo troppo spesso occultate o ignorate dall’informazione ufficiale».

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Le voci dal palco

Tra i relatori Paolo Sensini, storico e analista geopolitico, che dopo un excursus generale sulla pandemia ha sostenuto che lo stato d’emergenza che stiamo vivendo ha eliminato le nostre libertà costituzionali. Un concetto ripreso anche dall’avvocato Riccardo Luzzi, che dal palco ha ammonito: «In un Paese civile e democratico ognuno deve essere libero di esprimere il proprio pensiero. Noi solleviamo dubbi per avere risposte a beneficio di tutti. Ogni imposizione (tra cui l’obbligo vaccinale previsto per gli operatori sanitari, ndr) è contrario alla democrazia».

E rispetto alla vicenda legata al vaccino prodotto da AstraZeneca ha aggiunto: «Ciò che è successo adesso è stata una sperimentazione per avere risultati che prima non si avevano. Quando dicono “i benefici sono superiori ai rischi” voi dovete capire che i rischi esistono. Nel momento in cui esistono uno deve essere volontariamente in grado di accettarli, non sulla base delle imposizioni».

Quindi è stata la volta di uno dei protagonisti più attesi, Angelo Giorgianni, presentato come «difensore della vita e del rispetto delle libertà fondamentali, portavoce dei valori più radicati e intimi dell’umanità». Ai più sarà noto per le polemiche nate in seguito alla pubblicazione del libro Strage di Stato – Le verità nascoste del Covid-19, con prefazione del pm Nicola Gratteri che dopo il polverone sollevatosi ha preso subito le distanze dalla pubblicazione.

«Si dice che nel mio libro ho negato le bare di Bergamo - osserva -. Falso, non sono negazionista. Lo sono coloro che hanno negato l’esistenza di terapie efficaci e che hanno lasciato i nostri amici e le nostre famiglie a casa a morire. Lo sono quelli che hanno voluto creare un clima di terrore. Sono passati 14 mesi e oggi si guarda alle terapie domiciliari: la verità è che qualcuno aveva interesse a lasciarci in questa situazione».

E in merito ai vaccini invita alla prudenza, vista l’esistenza di terapie efficaci: «Non bisognava correre troppo su un vaccino sperimentale che sta continuando a seminare tanti morti. Non sono no-vax, sono per i vaccini quando sono utili e non dannosi». E guai a definirlo complottista, anche se sostiene che esistano personaggi «di grande levatura politica come Putin, o come Trump, che parlano di un nuovo ordine mondiale».

La scaletta prevedeva poi l’intervento di Lidia Sella, giornalista e scrittrice, che ha letto il Processo alla Mascherina. Elenco dei capi d’accusa. Un testo in cui è scritto anche che le mascherine e le relative multe offrono ai politici la «provvidenziale opportunità di tassare anche l’aria», oppure che «l’uso prolungato della mascherina compromette il corretto svolgimento della funzione respiratoria: mandiamo in circolo una sostanza tossica come l’anidride carbonica, come cibarsi di feci e dissetarsi con l’urina». E via applausi dalla folla, in particolare quando legge l’ultimo capo d’accusa: «Riduzione in servitù, tortura e furto d’identità», per il quale la mascherina «sarebbe una museruola, un bavaglio» funzionale ad annullare l’identità di ognuno di noi per chi punta a un «transumanesimo e al transgender» o a «inserire microchip sottocutanei per la sorveglianza di massa».

Sul palco si sono poi avvicendati un uomo che, dicendosi onorato di «rappresentare il comparto sanità», si è scagliato contro l’obbligo vaccinale e, infine, Francesco Oliviero, psichiatra e pneumologo, che collegato al telefono ha tratteggiato un’analisi scientifica sul Sars-CoV-2 dicendo che «l’angoscia di morte attacca il meridiano del polmone. Ecco perché quando si informavano le persone dell’esito positivo del tampone i pazienti andavano in insufficienza respiratoria».

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