"No Paura Day"

Domenica sul Sentierone arrivano i negazionisti (speriamo almeno che piova)

A un anno esatto da uno dei momenti più cupi e tragici della nostra storia per colpa del Covid, Bergamo ospiterà un circo di cui, francamente, avremmo fatto volentieri a meno

Domenica sul Sentierone arrivano i negazionisti (speriamo almeno che piova)
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di Andrea Rossetti
(in apertura il "No Paura Day" tenutosi a Milano)

Domenica 18 aprile, alle 17, sul Sentierone, all’altezza del Quadriportico, si terrà una manifestazione denominata “No Paura Day”, un evento (recita il volantino) indetto «per la libertà di pensiero e parola». E già qualche perplessità sorge. Sullo stesso volantino sono poi riportati anche i nomi di coloro che interverranno. Ed è qui che la perplessità muta in amara consapevolezza. Si tratta, infatti, di personaggi noti per le loro idee anti-vaccini, negazioniste, sostenitori della teoria della «dittatura sanitaria».

Lo storico e la scrittrice

Il primo nome della lista è quello di Paolo Sensini, dal volantino definito «storico e analista geopolitico». Frequentatore di quel sottobosco culturale e informativo che soffia sulle braci delle teorie complottiste e pseudo reazionarie, ha più volte sostenuto la nocività dei vaccini e delle mascherine, affermato che viviamo ormai «sotto dittatura» e minimizzato la pericolosità del Covid. C’è poi Lidia Sella, «giornalista e scrittrice», la quale, rende noto uno stringato comunicato stampa relativo all’evento, leggerà un suo testo intitolato Processo alla Mascherina. Elenco dei capi d’accusa. Una che va scrivendo di poteri forti e di «Nuovo Ordine Mondiale» e che preannuncia per tutti noi un «futuro da schiavi ipersorvegliati» perché «i microchip sotto pelle non sono fantascienza».

Il magistrato contro i vaccini

I nomi forti del “No Paura Day” bergamasco, però, sono i due restanti. Quelli che, teoricamente, dovrebbero imprimere e garantire credibilità. Trattasi di Angelo Giorgianni e Francesco Oliviero. Il primo è magistrato della Corte d’Appello di Messina ed è balzato recentemente agli onori delle cronache per essere coautore del libro Strage di Stato - Le verità nascoste del Covid-19 insieme al medico Pasquale Bacco e la cui prefazione è stata scritta dal suo ben più noto collega Nicola Gratteri. Nel libro, i vaccini vengono definiti «acqua di fogna» e vengono sostenute teorie quali quelle secondo cui la pandemia in corso non sia altro che uno stratagemma ideato da pochi potenti per prendere il controllo del mondo oppure che il Covid non uccida nessuno.

Sebbene nell’opera il principale sostenitore di queste parole sia Bacco - ovvero colui che affermò che «il macabro scoop dei camion dell’Esercito che portavano le salme a Bergamo è stata una messa in scena per convincere la città dell’esistenza della peste» (se proprio volete approfondire la sua conoscenza, potete trovare un vasto “bestiario” sul web) -, Giorgianni, il luglio scorso, aveva partecipato a una molto criticata conferenza stampa alla Camera dei Deputati e in quel caso aveva espressamente dichiarato che la «pandemia è uno strumento di ingegneria sociale, che serviva per realizzare un colpo di Stato globale. Quello che vediamo è la punta di un iceberg di un progetto di governo mondiale». E i morti per Covid? «Omicidi di Stato», perché siamo in una «dittatura sanitaria». Ora, ovviamente, la battaglia del magistrato (sic!) si è rivolta contro i vaccini anti-Covid, che ritiene «sperimentali e dunque non sicuri». Chiede però, gentilmente, di non essere definito “no vax”.

Il medico cospirazionista

Infine, il dottor Francesco Oliviero, descritto dal volantino del “No Paura Day” come un «chirurgo, psichiatra e pneumologo» (ed è effettivamente iscritto all’Ordine dei medici), ma più semplicemente un cospirazionista che sostiene che con vaccini e tamponi ci vogliano (chi? I «poteri forti», ovviamente) iniettare dei nanochip controllabili attraverso la tecnologia 5G, così da «modificare il nostro cervello». Oliviero sostiene anche che il virus non è altro che una «informazione di tipo elettromagnetico» e che i sintomi, soprattutto quelli gravi, sono figli di non meglio precisati «conflitti interiori» scatenati nelle persone dalla notizia della presunta positività al Covid.

Perché proprio a Bergamo?

Insomma, domenica la nostra città, quella che un anno esatto fa ha vissuto uno dei momenti più cupi e tragici della sua storia per colpa del Covid, ospiterà un circo di cui, francamente, faremmo volentieri a meno. (...)

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