Tregua dopo 51 giorni di guerra

Ma alla fine, chi ha vinto a Gaza?

Ma alla fine, chi ha vinto a Gaza?
28 Agosto 2014 ore 12:59

A Gaza è tregua. Una tregua che dovrebbe essere duratura, anche se il premier israeliano Benjamin Netanyahu ci va cauto: «È ancora presto», ha detto, «per poter stabilire se sia stato effettivamente raggiunto un periodo prolungato di calma». Quel che è certo è che all’esercito israeliano è stato ordinato di fermare i raid nella Striscia e il lancio di razzi da Gaza, per ora, è cessato. Al Cairo è stato firmato un accordo, accettato da entrambe le parti e martedì sera 26 agosto, dopo 51 giorni di bombardamenti israeliani, 2143 morti e 11000 feriti tra i palestinesi e 70 morti israeliani,  è entrata in vigore una tregua indeterminata, mediata dall’Egitto. Questi 51 giorni di guerra vanno visti in un orizzonte più ampio che abbraccia l’intero Medio Oriente e il mondo arabo, in un momento in cui si stanno ridefinendo i rapporti tra i vari Paesi.

Le basi dell’accordo. Ma esiste un vincitore di questa guerra? Hamas, dopo la firma dell’accordo, ha iniziato i festeggiamenti perché la resistenza del popolo palestinese ha vinto su Israele. È ancora presto per parlare di vincitori, ma di sicuro la bozza di accordo proposta dall’Egitto è ben lontana dall’annientamento di Hamas. Secondo il mediatore egiziano, il cessate il fuoco dovrebbe essere seguito da un alleggerimento del blocco imposto da Israele sulla Striscia dal 2006. A Gaza non ci sarà un porto né un aeroporto, almeno per ora, ma alcune richieste sono state accolte, nonostante quanto sostenga Netanyahu, tra cui la riapertura dei valichi verso Israele e verso l’Egitto. Potranno così entrare per via ufficiale e non attraverso i tunnel gli aiuti umanitari e tutto quanto serve per la ricostruzione. Uno dei leader di Hamas, Mousa Abu Marzouq, ha anche aggiunto che ai pescatori sarà concesso di raggiungere le 6 miglia nautiche, e che, gradualmente, potranno arrivare alle 12 entro la fine del 2014. Di tutte le altre richiesta di Hamas, tra cui il porto e l’aeroporto, se ne parlerà nei colloqui che dovrebbero iniziare tra un mese. Sempre che il cessate il fuoco regga.

Un Paese sotto scacco. Di fatto Israele, seppur con la mediazione egiziana, si è trovato a dover trattare con Hamas, cosa che ha sempre fermamente rifiutato. Dopotutto i razzi di Hamas negli anni si sono sempre più perfezionati, la gittata è diventata sempre più lunga e i “terroristi” di Hamas a suon di minacce riescono a tenere sotto scacco un intero Paese. Le compagnie aeree internazionali si sono trovate costrette a sospendere per alcuni giorni i voli sull’aeroporto di Tel Aviv per il rischio razzi. Cosa mai accaduta in passato.

Critiche a Netanyahu. La popolarità di Netanyahu, infine, è in caduta libera. Dall’80% dei consensi che riscuoteva all’inizio delle operazioni belliche, recentemente si attesta sul 38% e la guerra ha anche determinato un’ulteriore frattura nel già fragile equilibrio politico interno alla coalizione di governo in Israele. Bibi, il premier, nonostante esulti per l’uccisione di “quasi mille terroristi nemici” e affermi che “Hamas ha patito il colpo più duro dalla sua fondazione, sia sul piano militare che su quello politico”,
 è stato duramente criticato da molti dei suoi sostenitori alla Knesset per aver accettato la tregua. La critica più feroce, quella di aver trattato con gli assassini, arriva dal falco Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri dello Stato ebraico. «Fino a quando Hamas controllerà Gaza», afferma Lieberman, «non possiamo garantire la sicurezza dei cittadini israeliani e non possiamo raggiungere un accordo politico. Hamas non è un partner per nessun tipo di accordo, né diplomatico né di sicurezza. Ci opponiamo al cessate il fuoco, durante il quale Hamas sarà in grado diventare più forte e lanciare un’altra campagna contro Israele».

Ha vinto Hamas? Hamas da questa guerra è uscito pesantemente indebolito, soprattutto sul piano delle perdite tra i civili e i militanti, ma è riuscito a uscire dall’isolamento in cui era confinato e ha riconquistato la simpatia dell’Iran, incrinatasi con la guerra in Siria. Teheran ha infatti salutato l’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, come «una vittoria dell’eroico popolo palestinese, che ha dato vita ad una nuova epopea con la vittoria della resistenza che ha messo in ginocchio il regime sionista». Una vittoria che, secondo il ministero degli Esteri iraniano, «prepara la liberazione finale di tutti i territori occupati e in particolare di Al Quds (Gerusalemme occupata)». Una vittoria politica, quindi, che affianca anche un discreto successo militare: mai come in questa guerra sono morti tanti soldati dell’esercito israeliano, che è tra i più potenti al mondo. A dirlo è l’analista militare israeliano Ron Ben-Yishai, il quale ha affermato che la resistenza palestinese ha fatto a Israele ciò che tre eserciti arabi (egiziani, giordani e siriani) non sono riusciti a fare in passato. Hamas e le sue brigate, seppur equipaggiate con mezzi che sono lontani anni luce da quelli dell’esercito di Tsahal, hanno trascinato Israele in una campagna di logoramento mai vista prima, perché hanno spostato il campo di battaglia dentro Israele. La testimonianza sono le case abbandonate da migliaia di israeliani per la paura dei razzi.

Parlare di vittoria di Hamas è un po’ troppo, ma è altrettanto dirlo per Israele. Come scrive il quotidiano israeliano Haaretz siamo di fronte a un “triste pareggio”. Hamas non è stato sconfitto ma non ha nemmeno ottenuto tutto quel che chiedeva. E Israele si è trovato ad accettare una situazione poco diversa da quella in cui si trovava prima della guerra. Con l’aggravante di aver causato morte, distruzione e aver subito un pesante danno alla sua immagine sul piano internazionale. E rimane il rischio che i razzi possano essere ancora sparati.

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