Cronaca
Come smascherarla

Vita, morte e miracoli di una bufala giornalistica

Vita, morte e miracoli di una bufala giornalistica
Cronaca 24 Novembre 2014 ore 11:44

Le “bufale” sono notizie che vengono diffuse senza controllo sul web; per definizione fasulle, riscuotono – tendenzialmente – ampio credulone consenso. Nonostante qualcosa, almeno nella maggior parte dei casi, “scricchioli” al loro interno e dovrebbe – in teoria – mettere in guarda il lettore dotato di giudizio proprio. Ad ogni modo, perché si chiamano così e quale fu la prima?

Il termine. Secondo il Vocabolario della Crusca, il termine bufala deriva dall'espressione «Menare per il naso come una bufala», ovvero condurre il proprio interlocutore come si fa con i buoi, che vengono trascinati per l'anello attaccato al naso. Un'altra origine potrebbe essere riconducibile alla tecnica di pesca alla bufala, che si compie con due imbarcazioni leggere trainanti una sola rete: in questo caso, le vittime sono metaforicamente paragonate ai pesci, che – incolpevoli e inconsapevoli – finiscono nella rete.

Dall’antichità ad oggi. Esistono cronache di bufale risalenti addirittura a secoli fa, anche se all'epoca si trattava più spesso di semplici truffe, documenti contraffatti per rivendicare diritti, o reperti archeologici fasulli, di cui esiste una vasta raccolta soprattutto nel corso del Novecento. Altri argomenti presi a soggetto erano quelli che riguardavano la politica o la medicina, in entrambi i casi si utilizzavano (e si utilizzano) l'ignoranza e la cattiva informazione per raggiungere un risultato personale o guadagnare denaro in maniera poco etica.

La bufala ai tempi di internet ha assunto una connotazione molto differente, il fenomeno è diventato di portata globale, e la causa sta banalmente nelle potenzialità della rete, che permette a chiunque da qualunque parte del mondo, senza avere alcuna referenza, di pubblicare notizie e diffonderle anche in maniera virale.

In principio ci furono le catene di Sant'Antonio, che riempivano la nostra casella di posta elettronica con fantomatiche promozioni, cellulari regalati in cambio di 10 email inoltrate, o l'imminente commercializzazione di software al momento gratuiti, ma che sarebbero diventati presto a pagamento, salvo per chi fosse intenzionato a condividere l'email ricevuta.

Anche allora la componente della condivisione era fondamentale: il successo di una bufala si misura, infatti, con la diffusione che riesce a raggiungere; per questo motivo il ruolo dei social network ha dato una svolta decisiva, conferendo al fenomeno una portata globale. Così, dalle semplici email inoltrate a qualche decina di amici si è passati ad un click che può raggiungere migliaia di persone, addirittura centinaia di migliaia o milioni se si tratta di pagine pubbliche.

Il successo e la portata globale delle false informazioni, che diventano di dominio pubblico, fanno sì che anche la stampa nazionale e addirittura i media più importanti spesso si lascino ingannare, dando spazio a falsità non verificate, in un turbinio frenetico di informazione in tempo reale e soddisfazione del lettore.

 

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Perché esistono. La diffusione di certe fandonie è messa in atto principalmente da due categorie di soggetti: la prima è quella di chi ci crede, ma non ci guadagna, la seconda è quella di chi non ci crede, ma ci guadagna.

Le persone che vengono raggirate sono spesso le prime che si impegnano a far conoscere a più persone possibile la non-notizia. Forse sperando che esista una soluzione semplice – o comunque realizzabile – per ogni problema. Componente necessaria è una certa ignoranza, che però tocca chiunque, dacché spesso i soggetti delle bufale sono argomenti tecnici (medicina, economia) di cui è difficile conoscere i dettagli. Siamo quindi disposti a credere ad una cura miracolosa (il caso Stamina è solo l'ultimo di una lunga serie) o ad un metodo rivoluzionario per guadagnare o risparmiare grandi somme di denaro, o che un misterioso e tirannico ordine mondiale ordisca trame alle nostre spalle, dando una giustificazione ad ogni mancato successo della nostra vita.

Gli elementi sospetti di una bufala. Nessuno è immune alle bufale, prima o poi tutti ci caschiamo, ma esistono una serie di segnali che possono mettere in allarme il lettore più attento. Spesso infatti la struttura di queste false notizie ricorre uguale a se stessa e presenta elementi comuni che possono destare più di un sospetto. Quali?

  1. Le fonti sono confuse: per poter verificare una notizia è necessario risalire alle fonti, che sia una pubblicazione, un'intervista, uno studio medico, perciò chiunque confezioni una bufala farà in modo che le fonti a cui si riferisce la vicenda siano confuse o del tutto assenti. La maggior parte delle persone che si imbattono in questi articoli non ha la pazienza o il tempo di assicurarsi circa quanto ha appena appreso: si fida quindi di ciò che è scritto, non ricordando però che la rete permette a chiunque di pubblicare qualsiasi cosa, a prescindere dalle sue conoscenze.
  2. La straordinarietà: la diffusione di una voce è estremamente più rapida se si tratta di eventi straordinari, spesso è proprio l'assurdità della situazione ad incuriosire e a fare in modo che chiunque ne parli, senza verificarne però la veridicità. Quasi sempre le notizie che si rivelano bufale, dunque, sono proprio quelle che di primo impatto lasciano stupefatti. Riguardano situazioni al limite del credibile, ma spesso il desiderio di vivere in un mondo più interessante o la paura di smentire qualcuno che potrebbe esporre a critiche o conflitti prendono il sopravvento sulla razionalità.
  3. La cospirazione: quando una “notizia” è incredibile, qualcuno si chiede come mai nessuno ne abbia mai parlato: per giustificare questa situazione gli ideatori di queste frottole si appellano spesso a teorie complottiste, secondo le quali esiste un potere occulto che opera per nascondere la verità. La cosa diventa paradossale quando basta una rapida ricerca in Google per trovare centinaia di risultati in proposito, segno che probabilmente i “poteri occulti” hanno ben altro da fare che leggere le buffe teorie di qualche bontempone. Spesso proprio per questa segretezza si esorta il pubblico a condividere il più possibile la notizia o il video, perché da un momento all'altro un'entità misteriosa potrebbe imporre ai colossi di internet di rimuovere ogni traccia di quanto raccontato, cosa che poi costantemente non avviene.
  4. Termini sensibili: ci sono una serie di termini ricorrenti soprattutto nelle bufale “mediche”, si tratta di elementi che non hanno alcun rilievo scientifico e perciò l'intero contenuto è considerabile come poco affidabile, eccone alcuni: magneti, energia, mistico, tossine, cura miracolosa, medicina orientale.
  5. La stereotipizzazione: appurata la natura psicologica della diffusione così massiva di queste finte notizie, chi le confeziona fa spesso leva su stereotipi portati all'estremo, alimentando i luoghi comuni.

Come combatterle. Purtroppo le bufale fanno parte della rete dal momento stesso in cui è stata creata, a diffonderne una ci vogliono pochi minuti, mentre – al contrario – uno studio che ne verifichi la falsità può richiedere ore o addirittura giorni. Si tratta quindi di una battaglia persa in partenza. Si può però cambiare il proprio atteggiamento nei confronti dell'informazione, mantenendo sempre una sana dose di scetticismo, soprattutto nei confronti di quelle notizie che possono apparire esagerate, assurde o poco credibili.

Quindi, la prossima volta che sulla vostra bacheca di Facebook leggete la pubblicazione di un vostro collega sull'ennesima legge impopolare, di una cura miracolosa, o di complotti segreti, prendetevi qualche minuto per verificare se qualche fonte più attendibile vi fa rifermento.

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