La ragazza bergamasca scomparsa in Siria

Il padre di Vanessa: «Ho fiducia nella giustizia e nel Signore»

Il padre di Vanessa: «Ho fiducia nella giustizia e nel Signore»
08 Agosto 2014 ore 07:00

«Sono fiducioso nella giustizia e nel Signore». Sono le uniche parole di Vincenzo Marzullo, il papà di Vanessa, la 21 enne di Brembate che insieme all’amica Greta, varesina, è sparita in Siria. Erano ad Aleppo. Pare siano state sequestrate, ma non si sa se da milizie organizzate o da bande di criminali comuni. Secondo le ultime notizie, il commando che le ha rapite sarebbe stato composto da almeno 10 persone, tutte armate. Le due amiche erano in Siria dal 28 luglio per portare aiuti umanitari alla popolazione afflitta da oltre 3 anni di guerra civile. Un inferno che ha distrutto il Paese e provocato finora quasi 200 mila morti, 3 milioni di profughi nei paesi vicini e almeno altri 5 milioni di profughi interni.

 

vanessa

 

Vanessa e Greta avevano fondato un progetto umanitario chiamato Horryaty, che aveva lo scopo di attivare corsi di primo soccorso e fornire kit di emergenza alla popolazione locale e, soprattutto, garantire ai pazienti malati di patologie croniche di accedere alle giuste terapie. Un progetto indipendente, anche se il terzo fondatore, Roberto Andervill, faccia parte di Ipsia, ong sostenuta dalle Acli. Collabora con altre ong della zona ma non è sostenuto da nessun ente di cooperazione strutturato. La prima iniziativa del progetto Horryaty risale alla primavera scorsa, una raccolta fondi in cui vennero donati quasi 2500 euro. Con questi soldi sono state acquistate medicine, latte in polvere e pacchi alimentari consegnati in alcuni villaggi nel nord della Siria e a Homs, a sud. In seguito sono state organizzate altre raccolte fondi mediante cene di beneficenza e incontri di sensibilizzazione. In Italia si raccolgono i soldi, in Turchia si comprano gli aiuti che in Siria vengono distribuiti. Per entrare in Siria, fino a prima della guerra, serviva un visto che ora non viene più rilasciato dai consolati in Italia. Non si può entrare nel Paese via aria, ma solo via terra dalla Turchia. Roberto Andervill, sulla pagina facebook del progetto, ha postato nella notte: «A nome del Progetto “Horryaty” vorrei dire che non saranno rilasciate dichiarazioni a nessuno. Tutte le informazioni sul Progetto sono su questa pagina. Tutte le altre informazioni, ammesso che ce ne siano, non saranno divulgate. Non saranno tollerati commenti di nessun genere. Questo Progetto continuerà a esistere appena Greta e Vanessa saranno di nuovo con noi. Grazie per il sostegno».

 

italiane-rapite-siria-2-680x365

 

 

Vanessa Marzullo compirà 22 anni il prossimo 31 dicembre. È una studentessa di Mediazione Linguistica e Culturale, parla l’arabo e l’inglese. Dal 2012 è sensibile alle sofferenze del popolo siriano e si è impegnata in prima persona per far conoscere la situazione della gente che in Siria la guerra la vive sulla propria pelle e combatte per la libertà. Da quando ha iniziato quella che per lei è diventata quasi una missione, è molto attiva su internet e nella vita reale, dalla diffusione di notizie tramite blog e social networks, all’organizzazione di manifestazioni ed eventi in sostegno del popolo siriano in rivolta. È stata tra i fondatori del “Comitato 17 novembre”, un movimento creato da un gruppo di siriani e amici della Siria in Italia, che aderiscono ad associazioni, enti e partiti diversi e che si sono uniti sotto la bandiera dell’indipendenza siriana per garantire il successo dell’evento e fare qualcosa di concreto per rompere il muro di silenzio che circonda il genocidio dei bambini siriani. Il 17 novembre 2012 si è svolta a Bologna e in molte altre città del mondo la Marcia Internazionale per i Bambini Siriani che mirava a richiamare l’attenzione del mondo sulla tragedia che stanno vivendo i bambini siriani. Vanessa era in prima fila a sfilare avvolta nella bandiera siriana e dichiarava: «Abbiamo con noi le foto dei bambini siriani che ora non ci sono più, e almeno per un giorno vogliamo essere la loro voce. Per me la guerra in Siria è un fatto personale, mi sembra che tocchi noi, i miei amici. Dicono terroristi a persone con cui io parlo su skype. È parte di me ormai». In quella stessa occasione si rammaricava anche del fatto che sono poche le persone interessate ad ascoltare e voler sapere cosa sta succedendo in Siria.

Una persona impegnata quindi già da tempo, nonostante la giovane età, in progetti di solidarietà e di sostegno umanitario. Non una principiante, anche se l’ingenuità dei suoi 20 anni probabilmente ha fatto prevalere la generosità del cuore all’attenzione verso le misure di sicurezza minime che andrebbero prese in un paese in guerra.

Greta e Vanessa avevano deciso di fondare la loro organizzazione dopo essersi conosciute, come riporta La Stampa, «durante alcuni convegni e manifestazioni di solidarietà per la Siria». Il progetto Horryaty, in particolare, è nato dopo un primo sopralluogo nel Paese. Su facebook si legge infatti: «Il progetto nasce dopo un sopralluogo effettuato nel mese di marzo da Roberto Andervill, socio IPSIA, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo attiviste per la Siria. Atterrati in Turchia, siamo stati accompagnati da una guida siriana nella sua terra, di preciso nelle zone rurali di Idlib, a sud ovest rispetto ad Aleppo. Durante questa prima visita si è cercato di instaurare un primo rapporto con la popolazione locale, al fine di capire le vere necessità e visitare i luoghi coinvolti nel progetto. In particolar modo sono stati visitati i due centri di Primo Soccorso di B. e H., dove c’è stata la possibilità di rilevare le principali problematiche nell’ambito dell’assistenza medica: carenza di personale adatto e di materiale essenziale per condurre assistenza sanitaria di base e di emergenza. Durante questa missione siamo stati sempre accompagnati e scortati da personale locale, con un alto grado di sicurezza».

Anche in questi giorni Vanessa e Greta erano scortate giorno e notte. Secondo alcune fonti locali, che per prime hanno dato la notizia del rapimento, le due giovani sarebbero state sequestrate da uomini armati che avrebbero circondato nella notte la casa in cui vivevamo con due guardie della sicurezza, rapite ma poi rilasciate subito. Ancora non si sa nulla né sul tipo di sequestro né sulla regione dove le due giovani sono tenute. Un rapimento pieno di nebulose, che non è stato ancora rivendicato da nessuno.

I rapimenti nel mondo jihadista rappresentano un vero e proprio business. Si stima che dal 2008 a oggi l’Occidente abbia versato nelle casse di alQaeda almeno 125 milioni di dollari per liberare gli ostaggi dei vari Paesi. Il New York Times ha realizzato un’inchiesta da cui emerge che ad eccezione di Regno Unito e Usa, tutti i Paesi Europei come alcuni Paesi del Golfo e del Canada, utilizzano la prassi di pagare i riscatti per liberare gli ostaggi nonostante lo neghino.

Prima di partire per la Siria Vanessa il 16 luglio ha postato una riflessione su facebook: «Rosso, rosso come quel lettino, e sul lettino il corpicino martoriato della bambina di Aleppo le cui gambe sono state polverizzate da un’esplosione. Rosso come le macchie ormai incrostate sulle pareti e il pavimento, nell’angolo della stanza dove vi hanno torturati fino a farvi desiderare la morte, fino a farvi morire in maniera indicibile. Rosso come le braccia di un padre di Douma, un padre che si schiaffeggia il volto e urla chiedendo perchè, perchè debba abbracciare il corpo massacrato di suo figlio, era solo davanti casa quando è caduto quel colpo, era vivo questa mattina, come potrà dirlo a suo madre. Rosso come il sangue, rosso come il tappeto sul quale ha camminato il bastardo assassino oggi».

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia