pubblicato su Nature Genetics

Se a volte facciamo cose stupide è perché è scritto nei nostri geni

Se a volte facciamo cose stupide è perché è scritto nei nostri geni
13 Giugno 2019 ore 09:02

Perché a volte si decide di darsi all’avventura provando esperienze estreme come lanciarsi col paracadute mentre altre di restare tranquillamente seduti in poltrona? Per una questione anche di geni. Lo avrebbe dimostrato uno studio internazionale, pubblicato sulla rivista Nature Genetics, capeggiato dal dipartimento di Economia dell’Università di Toronto, in Canada, svolto in collaborazione con l’Università di Lubecca, in Germania, Zurigo in Svizzera, Essex nel Regno Unito e moltissimi altri istituti in tutto il mondo.

 

 

I geni del rischio. E chi lo avrebbe detto che la nostra mappa genetica potrebbe influenzare alcuni nostri comportamenti come ad esempio essere prudenti, calcolare perfettamente i rischi di alcune azioni oppure farci buttare a capofitto in una impresa di qualunque natura, solo per il piacere della sperimentazione? Invece è proprio così. Parte della propensione individuale a essere prudenti o sprezzanti del pericolo dipenderebbe anche da alcuni geni. Esattamente da 124 varianti genetiche localizzate in 99 regioni sparse del nostro genoma, corrispondenti in gran parte a specifiche aree del cervello, tra cui la corteccia prefrontale, i gangli della base e il mesencefalo. La scoperta è recentissima e a opera di ricercatori canadesi con la cooperazione di altri scienziati internazionali.

 

Uno studio senza eguali. Lo studio si basa sull’analisi di un milione di individui, un numero enorme mai considerato prima in studi di genetica, raccolti da diverse fonti: dalla Biobank del Regno Unito; da 23andMe, una società privata che si occupa di genomica e biotecnologia; da altri dieci set di dati genetici. Tutti i partecipanti di origine europea sono stati invitati a rispondere ad appositi questionari utili a valutare la tolleranza individuale del rischio. Queste informazioni sono state poi incrociate con dati puramente genetici ed ecco che si è arrivati alla selezione di questi famosi geni del rischio in tutte le loro varianti. Di cui ciascuna direzionerebbe ad assumere comportamenti specifici.

 

 

Cosa significa rischio. Spregiudicatezza, innanzitutto; una vita vissuta oltre i limiti, senza soppesare i rischi, anche in comportamenti legati alla quotidianità. Allora, chi possiede questi geni del rischio potrebbe azzardarsi a viaggiare superando i limiti di velocità, ad aumentare la propensione al consumo di alcol, fumo e sostanze, a fare sesso non protetto e/o a giocare in borsa per guadagnare di più. Certo, da soli i geni non bastano a giustificare l’assunzione di questi comportamenti fuori dalle righe, ma possono spiegare alcuni meccanismi biologici che ne sono alla base e che influenzano la volontà di una persona di essere moderata, prudente o scavezzacollo. Insomma, a essere più o meno tollerante del rischio. Gli effetti di ciascuna delle 124 varianti genetiche, precisa lo studio, sono molto piccoli ma il loro impatto combinato, unito anche ad altri fattori individuali, può essere significativo e pesare molto sull’intraprendenza di specifici comportamenti.

Studi di scienze sociali e non solo. Questa scoperta genetica potrà essere utile per approfondire ricerche e conoscenze in vari ambiti scientifici. Ad esempio, per studiare la possibile interazione fra variabili ambientali e inclinazione al rischio, oppure per valutare alterazioni comportamentali associate a iperattività e deficit di attenzione, il disturbo noto come Adhd, o anche a altre problematiche di origine neuropsichiatrica. Tra queste, gli stati depressivi, il disturbo bipolare e la schizofrenia. Aree meritevoli di approfondimento stante il fatto che al momento lo studio non avrebbe trovato prove che attestino la relazione fra tolleranza al rischio e alcuni geni come quelli correlati alla dopamina o alla serotonina, coinvolti nell’elaborazione della ricompensa e nella regolazione dell’umore. Mentre ci sarebbe una prima evidenza che alcuni neurotrasmettitori, come glutammato e Gaba, possano contribuire alla variazione della tolleranza al rischio tra gli individui. Ci sarà molto da scoprire e molto da attendersi.

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