«Temiamo per il nostro lavoro»

Wolfsburg, a casa Volkswagen Giorni d’ansia, paure e sospetti

Wolfsburg, a casa Volkswagen Giorni d’ansia, paure e sospetti
24 Settembre 2015 ore 17:54

Quando un gigante cade, fa sempre un gran rumore. Lo scandalo Volkswagen ha impressionato tutto il mondo per la gravità dell’imbroglio, l’entità dei danni ambientali e i risarcimenti economici. Ma il crollo in borsa col conseguente abbassamento del valore di mercato non sono solo numeri destinati ad amplificare il volume della notizia. A Wolfsburg, dove si trova il quartier generale Volkswagen, c’è gente che vive con apprensione lo sviluppo della vicenda di ora in ora, perché quelle cifre indicano la possibilità di conservare un posto di lavoro prezioso in una città che non offre molte alternative. Il ridimensionamento del più grande produttore mondiale di automobili può provocare conseguenze drammatiche per tanti operai e impiegati che di emissioni e software “imbroglioni” non hanno mai sentito parlare.

 

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Autostadt. Come racconta Bloomberg, Wolfsburg è una vera e propria città dell’auto. Fondata dai nazisti nel 1938, in origine doveva ospitare solamente i lavoratori della fabbrica che produceva l’”auto del popolo”, la Volkswagen appunto. E così si è sviluppata intorno agli stabilimenti; all’inizio si producevano anche armi e aerei, poi la produzione è stata convertita alle sole automobili. Oggi conta 120mila abitanti, 70mila dei quali lavorano nell’industria automobilistica. La squadra di calcio, il parco divertimenti, l’Università, tutto a Wolfsburg dipende dai finanziamenti di Volkswagen. Anche per questo è difficile infrangere il silenzio imposto dalla ditta ai suoi dipendenti, una riservatezza volta a non alimentare ulteriori polemiche nel momento più buio nella storia dell’azienda. La paura che in questo momento attanaglia un po’ tutti i cittadini è di fare la stessa fine di Detroit, che nel 2003 ha dichiarato bancarotta e ora è una delle città più povere d’America. Come confessa un cittadino che preferisce rimanere anonimo «senza Volkswagen questa città e l’intera regione morirebbero. Diventeremmo la Detroit europea».

 

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Sospetti.Sulla città svettano, imponenti come torri medievali, i quattro camini in mattoni rossi dello stabilimento principale. È il vero e proprio cuore pulsante della regione, ai suoi piedi si agitano in questi giorni migliaia di cittadini preoccupati. Alcuni di loro hanno espresso timori, violando il silenzio imperante «sono scioccato, mi sento senza speranza» ha detto un ingegnere «sono preoccupato per il futuro, perché la situazione sta cambiando ogni ora. Noi temiamo per il nostro lavoro». I tagli al personale non spaventano solo i dipendenti della Volkswagen, ma anche molti cittadini con imprese private. Proprio loro potrebbero essere i primi a perdere il lavoro. Lo stabilimento infatti si serve di piccole imprese locali per numerosi servizi, e proprio tra questi sarebbero previsti i primi tagli alle spese. Se perdono il lavoro c’è poco da fare, l’unica soluzione è il trasferimento in un’altra città. Per questo nei pub non si parla d’altro. La discussione coinvolge anche le dimissioni del CEO Martin Winkertorn, un cittadino dice «lui doveva sapere cosa stava accadendo. Io non me lo vedevo a continuare ancora per molto». Anche se qualcuno azzarda l’ipotesi che Winkertorn fosse davvero ignaro dell’inganno, e che il suo rivale Ferdinand Piech abbia macchinato alle sue spalle un piano per farlo fuori. Come aveva detto un alto dirigente (inutile dire che anch’egli ha preferito rimanere anonimo) «tutti sanno che Piech non se ne è stato a casa a coltivare le rose in questo periodo». Intanto a Wolfsburg è arrivata una delegazione governativa, per esaminare i documenti e i file contenuti negli archivi e fare chiarezza sulla vicenda. Molte delle domande che circolano in questi giorni stanno per trovare la loro risposta.

 

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