Si trova in Colorado

I metodi disumani dell'Adx Florence il carcere più sicuro degli Stati Uniti

I metodi disumani dell'Adx Florence il carcere più sicuro degli Stati Uniti
Cronaca 03 Giugno 2015 ore 16:26

Tanto più un crimine o un reato è grave e pericoloso, tanto più la pena sarà – o almeno, dovrebbe essere – lunga e punitiva. E poi si sa, non tutti i colpevoli sono fatti della stessa pasta. Per questa ragione, per le persone che sono ritenute particolarmente pericolose sono stati edificati in giro per il mondo dei carceri “speciali” all’interno dei quali questi pericolosi detenuti possano scontare la propria pena. Uno di questi – quello considerato più sicuro (e quindi più duro) degli Stati Uniti -  è L’ADX Florence, che si trova nella Contea di Fremont in Colorado, a sud di Florence.

 

 

Fino a 490 ospiti. Costruito nel 1994, questo penitenziario di massima sicurezza è stato subito definito come Supermax, ma è anche soprannominato "The Alcatraz of the Rockies". Può contenere fino a 490 detenuti, tutti in isolamento totale, e in questo momento ospita 417 persone, nella maggior parte dei casi, si tratta di pericolosi criminali. Tra di loro si trova Theodore Kaczynski, l’Unabomber americano condannato a otto ergastoli, Eric Rudolph, membro di un gruppo estremista che nel 1996 fece un attentato alle Olimpiadi di Atlanta, Terry Nichols, uno dei responsabili dell’attentato di Oklahoma City in cui nel 1995 morirono 168 persone. Ma ci sono anche molti membri legati al terrorismo internazionale, molti dei quali fanno parte di al Qaeda, e numerosi narcotrafficanti.

«Non è fatto per l'umanità». Il New York Times ha definito questo carcere «il punto più alto di un particolare approccio del sistema penale degli Stati Uniti, in base al quale degli astratti sogni di riabilitazione sono stati completamente sostituiti dall’architettura del controllo». È chiaro quindi che lo scopo di questa struttura non è tanto educare i suoi detenuti, quanto, piuttosto, farli vivere in un «inferno». Inferno è la parola utilizzata da Robert Hood, direttore della prigione dal 2002 al 2005, quando ha raccontato della prigione ai microfoni di 60 Minutes: «È un luogo che non è fatto per l’umanità. È come l’inferno, solamente più pulito».

 

ADX-Florence-Supermax-Prison

 

Tantissimi controlli. Diverse colpe, un’unica condanna: ecco come vivono i detenuti tra le mura dell’ADX Florence. Vivono in completo isolamento 23 ore su 24, hanno un'ora d'aria rigorosamente trascorsa in solitudine, mangiano in cella, dove la luce artificiale è quasi sempre accesa (anche di notte, con lampi di buio che non durano più di tre ore). Impensabile il contatto con gli altri carcerati, ci sono telecamere accese che monitorano il comportamento dei detenuti 24/7. Come poi spiega un articolo del Post, «le finestre delle celle sono larghe pochi centimetri e sono appositamente studiate per impedire ai prigionieri di capire in quale zona del carcere si trovano. La maggior parte delle celle ha una televisione, ma i programmi e i canali disponibili sono filtrati. I detenuti possono anche richiedere dei libri, ma anche in questo case le letture sono controllate e i libri a disposizione accuratamente selezionati».

 

cella-adx

 

C'è chi arriva alla follia. Negli anni sono iniziate a circolare alcune testimonianze di chi ha vissuto all’interno della struttura. È il caso di Mahmud Abouhalima, uno dei terroristi che partecipò all’attentato del 1993 al World Trade Center: «Passo i giorni seduto in una stanza in cui non ho più di tre metri per camminare, questo piccolo buco è diventato tutto il mio mondo, la mia sala da pranzo, il luogo in cui leggo, scrivo, dormo, cammino. Il luogo in cui urinare e defecare. Praticamente vivo in un bagno, e questo concetto mi tormenta da dieci anni». Come è facile immaginare, questo regime di vita può anche condurre ad uno stadio di follia tale da non esser più coscienti delle proprie azioni. Il New York Times ha più volte raccontato la vicenda di Jake Powers, un noto rapinatore di banche che perse la testa: si tagliò i lobi delle orecchie, si strappò un dito, si “affettò” il tendine d’Achille, e fece altre azioni autolesioniste indicibili. Racconti di questo genere hanno scatenato numerose polemiche attorno al duro stile di vita cui sono costretti i detenuti, ma per il momento nulla sembra cambiare: l’inferno continuerà ad esistere.