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Zanetti, Maradona, Pisani e gli altri Le maglie ritirate dal calcio italiano

Zanetti, Maradona, Pisani e gli altri Le maglie ritirate dal calcio italiano
07 Maggio 2015 ore 14:30

«La storia non si dimentica. Grazie Capitano». Con questo striscione la Curva Nord interista ha voluto rendere omaggio a Javier Zanetti nel giorno del ritiro della sua numero 4 dalla numerazione futura delle maglie nerazzurre. Al termine del “Match for Expo, Zanetti and friends”, organizzato dal laterale argentino in quanto ambasciatore dell’esposizione meneghina, l’Inter ha riservato una piccola cerimonia per celebrare il capitano del Triplete. Zanetti è solamente l’ultimo di una serie di giocatori omaggiati con il ritiro del numero di maglia utilizzato durante la carriera, una prassi che soprattutto oltreoceano è ormai consolidata (basti pensare che solo i Boston Celtics, la squadra più titolata dell’NBA, ha ritirato ben 21 numeri). In Italia si è assistito negli anni ad alcuni casi particolari come il ritiro della maglia numero 12 in omaggio dei propri tifosi (il cosiddetto 12esimo uomo in campo) oppure alla concessione da parte di Aldair della “sua” numero 6, ritirata qualche anno prima, a Kevin Strotman per la stagione 2013-14. Nei principali campionati esteri i numeri ritirati sono davvero pochi: in Inghilterra sono 6, tra i quali il “6” del West Ham di Bobby Moore e il “23” del Mancheser City di Foè, in Francia 3, in Spagna soltanto 1 ed in Germania 2, una delle quali è la numero “7” indossata da Raul nei suoi trascorsi con lo Schalke 04.

 

 

Paolo Maldini. N°3, Milan.
902 partite giocate in carriera tutte con la maglia del Diavolo, dal quel Udinese-Milan del 1984 fino all’addio surreale a San Siro. Ha chiesto che la maglia possa venire indossata solamente se uno dei suoi due figli, Christian o Daniel, dovessero arrivare nella prima squadra rossonera.

 

Giacinto Facchetti. N°3, Inter.
Ha legato indelebilmente il suo nome ai colori nerazzurri prima come terzino, uno dei migliori al mondo nel suo ruolo, e poi da dirigente. In campo ha vinto tutto con la Grande Inter di Herrera, oltre all’Europeo del 1968 con l’Italia.

 

Roberto Breda. N°4, Salernitana.
Un simbolo per un’intera città, ecco cosa è stato Roberto Breda per Salerno. Giunto in Campania nel 1993 la lasciò da giocatore dopo essere arrivato, partendo dalla C1, in serie A. Detiene il record di presenze con la Salernitana, della quale è stato allenatore, ed è stato anche assessore allo sport di Salerno.
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Michele Mignani. N° 4, Siena.

Genovese trapiantato in Toscana, la storia di Mignani è simile a quella di Breda. Per 10 anni bandiera della città del Palio, che aiuta ad arrivare in serie A per la prima volta nella sua storia grazie ad una rete decisiva con la Triestina.

 

Vincenzo Zucchini. N°4, Pescara.

Romano di nascita, ha trascorso gran parte della sua carriera in Abruzzo, vestendo i colori del Delfino. Prima centrocampista negli anni Settanta in serie A, poi allenatore ed infine team manager, è morto nel 2013 a seguito di una grave malattia.

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Franco Baresi. N°6, Milan.

Uno dei più forti difensori centrali della storia del calcio mondiale, principale artefice di un quartetto difensivo da sogno nel Milan degli invincibili con Tassotti, Costacurta e Maldini. Colonna portante della Nazionale italiana (divenne campione del Mondo nel 1982 senza scendere mai in campo).

 

Gianluca Signorini. N°6, Genoa.

Libero che ha legato la sua storia al Genoa di cui è diventato “Il Capitano” per le 7 stagione e le 207 presenze sul campo. All’inizio del nuovo millennio scopre di essere affetto dal morbo di Gehrig che in soli due anni lo uccide.

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Marco Rossi. N°7, Genoa.

Se Signorini era “Il Capitano”, l’altro leader venerato a Marassi sponda rossoblu è stato Marco Rossi. La decisione di scendere in C1, dopo aver conquistato la A sul campo, per poi riprendersi in soli due anni la massima serie con il Grifone, non verrà mai dimenticata dai tifosi.

 

Diego Armando Maradona. N°10, Napoli.

Il calcio a Napoli ha un solo nome: Diego. La sua “diez” non verrà mai più indossata da nessun partenopeo (a meno che non si giochi in Lega Pro) e, se non fosse stato per i regolamenti FIFA, nemmeno da un altro calciatore nell’Argentina.

 

Roberto Baggio. N°10, Brescia.

Le rondinelle non potevano fare altro per omaggiare colui che ha reso Brescia per quattro anni un paradiso calcistico. Uno dei migliori 10 della storia del calcio italiano e mondiale, con Mazzone a Brescia regalò un finale di carriera che divenne leggendario.

 

Adriano Lombardi. N°10, Avellino.

Storico capitano dei Lupi di ruolo centrocampista, a metà anni Settanta fu uno dei protagonisti della prima promozione dell’Avellino in serie A. Nel 2007 è venuto a mancare colpito dalla SLA, nel 2011 la società irpina gli ha intitolato lo Stadio Partenio.

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Luigi Riva. N°11, Cagliari.

“Rombo di tuono” fu il pilastro, oltre che il centravanti goleador, del Cagliari sculettato nel 1970 e guidato in panchina dal “filosofo” Manlio Scopigno. Detiene tutt’ora il record di marcature con la Nazionale italiana (35), tra le quali si annovera una delle due reti nella finale vinta negli Europei del 1968.

 

Vittorio Mero. N°13, Brescia.

Difensore centrale, soprannominato “Lo Sceriffo”, morì in un incidente stradale il 23 gennaio 2002, giorno in cui i suoi compagni di squadra scendevano in campo a Parma per un match di Coppa Italia. Il Ravenna, società dove ha militato per tre anni, gli ha dedicata la curva dello stadio.

 

Federico Pisani. N°14, Atalanta.

Attaccante rapido e guizzante, iniziò dalle giovanile per poi entrare in pianta stabile nella prima squadra della Dea. Perì anch’egli in un incidente stradale a soli 23 anni il 12 febbraio 1997. A lui sono dedicati la Curva Nord dello Stadio di Bergamo ed il campo del Centro Sportivo Bortolotti.

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Piermario Morosini. N°25, Livorno e Vicenza.

Bergamasco cresciuto nelle giovanili dell’Atalanta, si afferma come uno dei migliori centrocampisti della cadetteria prima a Bologna e successivamente a Vicenza. Il 14 aprile 2012 durante Pescara-Livorno è colto in campo da una crisi cardiaca. In sua memoria gli stadi di Livorno, Bergamo e Pescara hanno intitolato a lui la gradinata e due curve.

 

Niccolò Galli. N°27, Bologna.

Figlio del grande portiere del Milan Giovanni, giovanissimo difensore di grandi prospettive, morì in un incidente stradale a 17 anni nel 2001. Fabio Quagliarella, grande amico di Niccolò, da quel giorno gioca sempre con la casacca numero 27.

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Jason Mayele. N°30, Chievo Verona.

Giocatore congolese che militò prima in Francia e successivamente a Cagliari dal 1999 al 2001. Morì in un incidente stradale a Bussolengo, provincia di Verona, il 2 marzo 2002, mentre era in forza al Chievo.

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Salvatore Sullo. N°41, Messina.

Idolo indiscusso del popolo messinese di ruolo centrocampista intenditore, legò il suo nome alla società siciliana nei sei anni che videro il Messina ritornare nella massima serie, dopo l’inferno della C1. Dopo la sua partenza è diventato cittadino onorario di Messina.

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