La A35 cresce, però...

E zitta zitta, ora Banca Intesa si è presa anche la Brebemi

E zitta zitta, ora Banca Intesa si è presa anche la Brebemi
Cronaca 04 Ottobre 2017 ore 06:00

Nel piano d’impresa di Intesa Sanpaolo 2014-2017, si leggeva: «Cessione entro il 2017 dell’intero portafoglio di partecipazioni non-core». Traduzione: entro il 2017, l’istituto bancario avrebbe dismesso tutte (o quantomeno la maggior parte) le proprie partecipazioni nelle attività non rientranti tra quelle di “banca tradizionale”. Tra queste, anche il 42,45 per cento in Autostrade Lombarde, che detiene il 78,98 per cento delle quote di Brebemi. In altre parole, dunque, Intesa aveva espresso chiaramente la volontà di uscire dall’azionariato delle A35, autostrada inaugurata nel 2014 e che, fino ad oggi, ha inanellato performance economiche non proprio brillanti, per usare un eufemismo.

Oggi però le cose sono cambiate. Nel quasi assoluto silenzio, infatti, ad agosto è stato reso noto che Intesa, invece che dismettere, ha deciso di aumentare le proprie partecipazioni in Autostrade Lombarde, salendo al 55,79 per cento e diventando così, automaticamente, anche il principale azionista di Brebemi. Un’operazione da circa 80,7 milioni di euro che rende la Brescia-Bergamo-Milano la prima autostrada italiana gestita da un istituto di credito.

 

 

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: perché? Le opzioni, stando a quanto riportato su Il Fatto Quotidiano da Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia, sono due: «L’interesse dell’istituto bancario potrebbe essere quello di vedersi corrispondere ricche rate del mutuo avuto al due per cento con un delta attivo di cinque punti oppure auto-ridurserlo per tenere in vita la barcollante Brebemi». Questo anche a fronte di quanto dichiarato dal presidente della A35, Francesco Bettoni, in estate, durante la visita al cantiere della bretella tra la “sua” autostrada e la A4, cioè che uno dei prossimi obiettivi è quello di rinegoziare i finanziamenti per ridurre i tassi di interesse, ora al sette per cento. Una mossa necessaria a fronte del terzo bilancio in profondo rosso chiuso da Brebemi: 49 milioni di euro di passivo nel 2016, dopo gli oltre 69 del 2015. I numeri sono in crescita, è vero, ed è anche vero che il raccordo con la A4 potrebbe portare un aumento del traffico tra il trenta e il quaranta per cento, stando almeno ai calcoli di Bettoni. Ma il condizionale è d’obbligo e non è certo il miglior amico di chi si trova a dover fare i conti con i creditori.

Il salto di Intesa, passata dall’essere prima azionista privata a essere azionista di controllo di Brebemi, quindi, in questo quadro rappresenta un elemento fondamentale, anche e soprattutto se si tiene conto che la banca è stata prima consulente, prima azionista e l’intermediaria principale che ha negoziato il prestito miliardario con la Banca Europea degli Investimenti e la Cassa Depositi e Prestiti. Il ruolo di Intesa sarebbe anche di garanzia per chi ci ha messo i soldi insomma.

 

 

Quel che è certo, comunque, è che il cambio di proprietà non dovrebbe portare a un cambio di governance aziendale, visto che la squadra capitana da Bettoni sarà certamente in carica almeno fino alla fine del 2018. Poi si vedrà, anche perché a quel punto gli alibi saranno finiti: il raccordo con la A4 sarà attivo da oltre un anno (l’apertura al traffico è prevista per metà novembre, in anticipo rispetto alla previsione iniziale che parlava di fine 2017) e i bilanci dimostreranno se veramente il problema era soltanto quello.

Certamente l’ottimismo non manca: l’assessore regionale ai Trasporti, l’azzurro Alessandro Sorte, in occasione dell’inaugurazione della bretella di collegamento tra la A35 e l’area industriale di Bariano, avvenuta il 9 settembre, ha dichiarato: «I numeri di Brebemi sono sempre più positivi, ormai sono quasi raggiunti i livelli di traffico che erano stati previsti. Sta anche portando tanto sviluppo. Questa autostrada ha ricevuto molte critiche, ma abbiamo stimato che nei prossimi tre anni, grazie anche a Brebemi, il Pil di questo territorio dovrebbe aumentare di quasi cinque punti percentuali». Sì, ancora il condizionale. Ma ormai ci siamo abituati quando si parla di Brebemi.