la smentita ufficiale

Zona rossa per sbaglio, Regione: «Nessun errore nei dati da parte del nostro medico»

Secondo alcune ricostruzioni apparse sulla stampa, la responsabilità sarebbe imputabile a Danilo Cereda, medico dell’ufficio di Prevenzione lombardo

Zona rossa per sbaglio, Regione: «Nessun errore nei dati da parte del nostro medico»
Cronaca 03 Febbraio 2021 ore 17:12

Secondo alcune ricostruzioni apparse su alcune delle maggiori testate nazionali, la responsabilità dell’errata trasmissione dei dati all’Istituto superiore di sanità che avrebbe fatto scivolare la Lombardia in zona rossa per una settimana, sarebbe imputabile a Danilo Cereda, medico dell’ufficio di Prevenzione lombardo. Una notizia che però il Pirellone smentisce categoricamente con una nota.

«In merito ad alcuni articoli apparsi sulla stampa, la direzione generale Welfare di Regione Lombardia smentisce categoricamente la notizia che attribuisce a Danilo Cereda la responsabilità di un’errata trasmissione di dati che avrebbe decretato l’erronea attribuzione della fascia rossa alla Lombardia».

«La Prevenzione – prosegue il comunicato stampa – svolge il compito di sorveglianza e analisi epidemiologica e non di produzione dati. Il report supervisionato dal dottor Cereda riporta il totale del numero di tamponi, guariti, dimessi, ricoverati in reparti ordinari e terapie intensive, persone in isolamento ed è quello che viene inviato quotidianamente al Ministero della Salute e alla Protezione civile e, da questi, pubblicato».

La direzione generale al Welfare lombardo, nel ringraziare Danilo Cereda per quanto fatto fino ad oggi, esprime quindi la massima fiducia per il proseguo del suo lavoro.

«I dati inviati quotidianamente all’Istituto superiore di sanità per il calcolo degli indicatori partono direttamente da un flusso informatico della società regionale Aria che ha origine dalle schede compilate da medici e laboratori, strutture ospedaliere pubbliche e private – conclude la nota -. Si ribadisce che la sovrastima dell’indice Rt della settimana 35 non è dipesa in alcun modo dalla qualità dei dati inviati all’Iss».

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