Cultura
Tra via Verdi e largo Belotti

Che cosa ci dicono quelle tovaglie (come stendardi) appese all'ex Cinema Nuovo

Sono opera di Guido Nosari, artista bergamasco, che ha voluto raccontare il desiderio di poter tornare a mangiare insieme

Che cosa ci dicono quelle tovaglie (come stendardi) appese all'ex Cinema Nuovo
Cultura Bergamo, 23 Aprile 2021 ore 16:20

di Giuseppe Frangi

Sono comparse delle grandi tavole imbandite sulla facciata del palazzo del Cinema Nuovo, all’angolo tra via Verdi e largo Belotti. Sono 18 tovaglie circolari coloratissime, al cui centro c’è un solo piatto vero di porcellana. L’idea è di un artista bergamasco, Guido Nosari, classe 1984; artista che vive tra la nostra città e Berlino e che nel 2018 è stato selezionato tra giovani talenti per una mostra a Shanghai.

Che significato hanno queste tovaglie appese come stendardi alle finestre del palazzo? Per Nosari sono una metafora del lungo anno che abbiamo vissuto. Quante volte la pandemia ci ha costretti a pranzi o cene solitari? E soprattutto quanto la pandemia ci ha impedito quel rito desiderato e felice del mangiare insieme con gli amici o a volte anche con i famigliari? Quell'unico piatto al cento di tavole ricche di colori che rappresentano il sismografo del nostro desiderio, rappresenta la “solitudine del pasto”, tante volte sperimentata in questi mesi. La molteplicità dei colori che compongono le 18 tovaglie evocano invece la capacità che ha il tavolo da pranzo di aggregare una molteplicità di storie, di metterle in relazioni tra loro, di creare legami. «La relazione», dice Nosari, «è il frutto del dono/cibo consumato. Il senso del legame, saldo ma impercettibile, si cela nelle cuciture, fatte tutte a mano o a macchina, che danno un corpo stratificato ai tessuti».

C’è un altro aspetto in queste tovaglie: non sono state “consumate” ma in realtà hanno l’aspetto molto vissuto: sono pronte per essere disfatte e riordinate. Infatti il “gusto” della tavola imbandita è un gusto affascinante per la sua natura a tempo: «Nella sua breve durata si cela la sua bellezza», dice l’artista.

L’esperienza cinese invece lascia un segno nel titolo scelto (e scritto anche in ideogrammi): “Le nuvole solitarie”. «Sono nuvole quasi senza tempo, simbolo di cambiamento», spiega Nosari. «Sembrano incedere lentamente, sulle storie di ciascuno, soffiando forte un unico desiderio. Che tutto passi. Le nuvole vogliono dire anche “cambiamento”, non in positivo o in negativo, ma consapevolezza del cambiamento come principio».  Sono nuvole che in effetti transitano o a volte stazionano sopra la tavola.

Nosari è un artista “ribelle” e come tale lo avevo conosciuto dieci anni fa quando aveva esordito a Casa Testori con un’installazione intitolata “Hornby hotel”. È un artista inquieto e considera questa sua esposizione che si affaccia sulla città come «un atto di rivolta; un’incursione artistica che nasce dal mio bisogno di rivolta contro il presente». In realtà può essere letto anche un gesto di festa: di una festa mancata ma auspicata. Sono opere che evocano una gioia che nell'ultimo anno abbiamo raramente vissuto ma che non abbiamo certo dimenticato., né smesso di desiderare. Quindi le tovaglie sono come un auspicio: l’auspicio che presto si popolino festosamente di piatti, a far compagnia a quell'unico piatto di oggi. Che è come dire: tutti a tavola, finalmente.