In primavera

Due mostre alla biblioteca di Nembro coi volti (e i cuori) di tutti noi pietrificati dal Covid

La prima è a cura del fotografo Maurizio Milesi, la seconda una collettiva dei pittori bergamaschi. La psicologa Gloria Volpato: «Cerchiamo di uscire dal congelamento emotivo»

Due mostre alla biblioteca di Nembro coi volti (e i cuori) di tutti noi pietrificati dal Covid
Cultura Val Seriana, 13 Febbraio 2021 ore 12:49

di Elena Conti

L’arte come istantanea che cattura i volti e le emozioni, come ricordo indelebile di ciò che è stato, in grado di far riemergere stati d’animo e sensazioni profonde e che invita a riflettere, rielaborare, coltivare la memoria individuale e collettiva. In primavera la biblioteca di Nembro ospiterà due mostre di grande rilievo a tema Covid-19; l’annuncio è stato dato nel corso dell’ultimo Consiglio comunale. Si tratta di “Epicentro” e “Venti Stazioni”, la prima a cura del fotografo Maurizio Milesi mentre la seconda è la prima collettiva dei pittori bergamaschi a Nembro.

«La mostra è un estratto del volume che uscirà il 21 febbraio - spiega Milesi, giovane fotografo di Ranica -, consisterà in una serie di pannelli che riportano ritratti in bianco e nero di persone di Nembro e Alzano che ho incontrato a partire da maggio 2020, dopo la prima ondata, accompagnati dalle loro testimonianze. L’idea è nata proprio in quel periodo, quando ho sperimentato su me stesso un’ansia e un senso d’incertezza mai provate prima, legate al lavoro, alla salute, alla famiglia. Percepivo che in quel periodo i media non davano contezza di questo smarrimento, pur così diffuso, così ho deciso di realizzare questo progetto per esprimere emozioni forti attraverso il ricordo del vissuto. Da una parte, quindi, è un libro-strumento che serve a comprendere quelle sensazioni così diffuse tra le persone, dall’altra è una testimonianza di ciò che è stato per le future generazioni».

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Il volume (prenotabile a info@mauriziomilesi.com) include una prefazione di Paolo Barcella, professore di Storia Contemporanea all’Università di Bergamo, e dopo la sua realizzazione è stato finanziato da Code Sensei e Persico. La mostra sarà promossa dal Comune di Nembro. «Indago l’esperienza del Covid dal punto di vista emotivo e psicologico, i volti delle persone accompagnati dalle loro testimonianze dirette rispecchiano la loro intimità e stimolano l’empatia e l’immedesimazione. L’obiettivo è far comprendere che la paura sperimentata in quel periodo era comune a tutti gli abitanti della Bergamasca, non soltanto agli abitanti di Nembro e Alzano dove c’è stato, appunto, l’epicentro».

Il senso di fragilità di quei giorni è evidente nelle parole delle persone ritratte. «Questa sorta di grande frattura - scrive Ivo Lizzola - sta funzionando come disvelamento. Il giusto e lo sbagliato non hanno più gli stessi contorni, così il tollerabile e l’intollerabile. Dobbiamo preservare l’altro dentro una zona di riguardo e di riparo. Che è la stessa che chiediamo per noi, di cui noi stessi abbiamo bisogno». Il dottor Massimiliano Bellisario, medico ad Alzano, scrive: «Se devo trovare due parole per riassumere le sensazioni più ricorrenti in questa fase della mia vita sono state “paura” e “impotenza”: la paura di ammalarmi e contagiare mia moglie e mia figlia, e l’impotenza di non sapere cosa fare, il non avere mezzi a sufficienza per diagnosticare e curare». E ancora: «Ricevo telefonate - scrive Gloria Volpato, che ha offerto sostegno psicologico gratuito - da persone che lavorano in ospedale e nelle Rsa e insieme lavoriamo per uscire da quel congelamento emotivo che è loro necessario per “tenere” psicologicamente. Le aiuto a piangere, per ritrovare una connessione con la propria umanità e con se stessi». La mostra “Epicentro” sarà accessibile al pubblico sabato 13 marzo all’aperto in Piazza della Libertà, poi verrà spostata all’interno della biblioteca.

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La collettiva dei pittori bergamaschi invece, emergenza sanitaria permettendo, potrebbe essere aperta al pubblico a fine aprile in biblioteca, in concomitanza con la prima giornata nazionale dedicata alla memoria delle vittime del Covid. La particolarità di questa mostra sarà evidente soprattutto nel supporto scelto dagli artisti: bianche lenzuola messe a disposizione dalle forniture degli ospedali.

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