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La Regina della scultura novecentesca in una retrospettiva alla Gamec

Una delle figure più affascinanti, innovative e ancora oggi meno note del panorama artistico europeo

La Regina della scultura novecentesca in una retrospettiva alla Gamec
Cultura Bergamo, 26 Aprile 2021 ore 02:08

Da mercoledì 28 aprile la Gamec presenta la prima retrospettiva in un museo italiano dedicata a Regina Cassolo Bracchi, in arte Regina (1894-1974), una delle figure più affascinanti, innovative e ancora oggi meno note del panorama artistico europeo del Novecento.

La mostra, a cura di Chiara Gatti e Lorenzo Giusti, nasce dall’acquisizione da parte della Gamec e del Centre Pompidou di Parigi di un importante nucleo di opere dell’artista e mira ad analizzare – dagli esordi negli anni Venti fino ai primi anni Settanta – la riflessione formale di una personalità unica, rimasta a torto ai margini della storia e riscoperta adesso quale figura complessa, sperimentatrice, versatile e poetica.

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Regina è stata la prima donna dell’avanguardia italiana a dedicarsi interamente alla scultura, di cui ha riletto i linguaggi in direzione audace e sperimentale, piegando la ricerca accademica e naturalistica all’uso di materiali inediti. Alluminio, filo di ferro, latta, stagno, carta vetrata, Plexiglas sono stati i mezzi privilegiati di una continua e inesausta indagine compositiva ed espressiva che ha abbracciato inizialmente i modi del Futurismo e poi quelli del Mac, il Movimento arte concreta, a cui Regina si avvicina nel 1951 grazie a Bruno Munari.

Duecentocinquanta opere tra sculture, mobiles, disegni, cartamodelli e taccuini, provenienti dalla Collezione-Archivio Gaetano e Zoe Fermani, da collezioni private e dal Museo di Mede Lomellina – che custodisce una parte significativa della sua produzione degli esordi –, guidano in un percorso che si sviluppa per temi ed epoche, intrecciando i contatti con i movimenti dell’avanguardia e le vicende biografiche, dal Ventennio al boom del dopoguerra.

Giulio Squillacciotti

Fino al 23 maggio, la Gamec ospita inoltre una serie di lavori dell’artista e filmmaker Giulio Squillacciotti (1982), per la tredicesima edizione di Artists’ Film International, il prestigioso network dedicato alla videoarte che dal 2008 coinvolge alcune tra le più importanti istituzioni d’arte contemporanea internazionali e artisti provenienti da tutto il mondo. Come di consueto, ciascuna istituzione è stata invitata a segnalare un artista del proprio Paese e a presentare il suo lavoro attraverso un’opera video in relazione alla tematica proposta, che per questa edizione è la “Cura”.

Le curatrici Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni hanno selezionato per la Gamec “What Has Left Since We Left” (2020), online nelle ultime settimane sul sito del museo e dal 28 aprile al 23 maggio visibile al pubblico nello Spazio Zero, alla sua prima proiezione in un’istituzione museale italiana. Con l’aiuto di un’interprete britannica, gli ultimi tre Paesi appartenenti all’Unione Europea, riuniti nella Sala del Trattato di Maastricht, tentano di superare il senso di perdita causato da un’Europa ormai disgregata. La conversazione permette ai loro legami politici e personali di intrecciarsi metaforicamente, costringendoli ad affrontare la loro crisi d’identità e riconoscere ciò che resta, ciò che non è più e ciò che potrebbe ancora essere la loro Unione.

Congiuntamente verrà presentata una selezione di precedenti short film del regista: “Scala C – Interno 8” (2017), “La dernière image” (2015) e “Zimmerreise” (2010), che costituiscono una trilogia intorno al tema dei luoghi, ora immaginati, ora abitati, ora abbandonati, ma pur sempre protagonisti e depositari di un vissuto.

Orari d’apertura: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 15-20; sabato e domenica: 10-18.