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Le stupende foto dei mosaici del Battistero di Firenze, restaurati grazie all'UniBg

L'attività ha coinvolto quattro delle otto pareti interne, anche il rivestimento marmoreo e il monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII

Le stupende foto dei mosaici del Battistero di Firenze, restaurati grazie all'UniBg
Cultura Bergamo, 30 Luglio 2021 ore 17:23

I profeti, i santi e i cherubini raffigurati nei mosaici trecenteschi del Battistero di Firenze sono tornati a splendere, grazie al restauro diretto e finanziato dall’Opera di Santa Maria del Fiore che ha coinvolto anche il Dipartimento d’Ingegneria e Scienze applicate dell’Università di Bergamo.

Il monumento è stato riaperto al pubblico è, adesso, è nuovamente possibile ammirare i risultati dei lavori di ripristino su quattro delle otto pareti interne e che hanno coinvolto anche il rivestimento marmoreo e il monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII, ad opera di Donatello e Michelozzo.

«Ogni intervento di conservazione richiede attente indagini per individuare le patologie di degrado e definire le migliori tecniche di ripristino da applicare – spiega l’ingegnere Luigi Coppola, docente di Materiali per il restauro delle strutture e Materiali per l'edilizia –. Sviluppare una soluzione su misura per questo delicato intervento è stata una sfida complessa: i mosaici parietali erano in avanzato stato di degrado e la particolarissima tecnica usata per realizzarli, che si è rivelata essere un unicum nel panorama internazionale delle tecniche musive, ha richiesto un lungo lavoro di analisi e l’adozione di innovative tecnologie di indagine».

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Iniziato nel 2017, il restauro delle pareti interne del più antico monumento di Firenze terminerà, salvo imprevisti, entro la fine dell’anno. Un intervento particolarmente complesso, che ha operato contemporaneamente sul piano dell’architettura, della struttura e della decorazione a mosaico. All’opera anche il team dell’Ateneo bergamasco guidato dal professor Coppola, affiancato dai giovani ricercatori Denny Coffetti, Elena Crotti e Gabriele Gazzaniga.

La particolarità dei mosaici del Battistero

I mosaici parietali non erano previsti nel progetto originale, ma nascono come ampliamento di quelli della Cupola. Per sovrapporre il rivestimento musivo al marmo e ovviare ai problemi di stabilità della struttura, i mosaicisti decisero di eseguirli su tavelle in terracotta, scalfite e fissate al alle pareti con perni centrali di ferro ribattuti e saldati a piombo.

Anche l’impasto usato per applicare le tessere fu originale: non fu impiegata una normale malta, ma mastice composto da calce aerea, olio di lino cotto e colofonia, una resina estratta dalle conifere, impastati a caldo. Il degrado del composto ha rappresentato una delle problematiche più complesse da affrontare durante il restauro.

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I ricercatori hanno quindi studiato una soluzione per il consolidamento strutturale del mastice nelle parti interessate da microfessurazioni. È stato riprodotto un composto con caratteristiche simili e messa a punto una malta per ancorare i mosaici alle tavelle in terracotta dove si era staccato il mastice. Infine, è stata studiata una malta specifica per le integrazioni incise imitative, che ha permesso di ricostruire le porzioni mancanti del rivestimento.

Cosa manca per concludere il restauro

Sono in corso le indagini sulle quattro pareti ancora da restaurare, tra cui l’abside del Battistero, costruita nel 1202, a pianta rettangolare, rivestita nella volta e sull’arco trionfale da mosaici che furono oggetto di un importante restauro nei primi anni del Novecento.

«È stato un onore aver potuto contribuire alla salvaguardia e alla valorizzazione di un’opera così importante del patrimonio culturale del nostro Paese – conclude Giovanna Barigozzi, direttrice del Dipartimento di Ingegneria e Scienze applicate –. È un esempio virtuoso di collaborazione tra mondo accademico, enti e imprese che saremo fieri di riportare anche in aula».