Arte e tradizione

«Maffiolo non era un pittore»: Cazzano Sant’Andrea riscopre un pezzo della sua storia locale

In un interessante appuntamento tenutosi all'oratorio, il ricercatore storico Franco Innocenti è andato alle radici di questa enigmatica figura

«Maffiolo non era un pittore»: Cazzano Sant’Andrea riscopre un pezzo della sua storia locale

Nella foto in apertura: l’affresco legato a Maffiolo da Cazzano nella chiesa parrocchiale di Cazzano Sant’Andrea

La sala polivalente dell’Oratorio San Carlo Acutis di Cazzano Sant’Andrea (dedicata alla memoria del compianto parroco don Pierino Bonomi) ha accolto venerdì 27 febbraio un’interessante serata culturale dal titolo “Maffiolo da Cazzano… pittore?” proposta da appassionati di storia locale in occasione del trentesimo anniversario di intitolazione in paese di una via a Maffiolo da Cazzano. Un personaggio citato da Elia Fornoni un secolo fa gli artisti Bergamaschi, così come da Franco Mazzini ne I pittori bergamaschi dal XIII al XIX secolo.

L’esistenza di questo “pittore” fu desunta esclusivamente da un nome e da una data – «ser Mafiolus de Chazano 1477» – dipinti sopra un San Bernardino in un sottarco nell’antica chiesa di Sant’Andrea di Mornico al Serio. Sono numerosi i documenti, libri, ricerche che parlano di Maffiolo, ma la tesi di laurea del ricercatore storico Franco Innocenti di Comenduno (dedicata al ciclo in San Bartolomeo di Albino) ha stravolto quanto nei secoli si è creduto e cioè che il Maffiolo fosse un pittore.

La serata, introdotta e moderata da Silvio Tomasini, conservatore Museo Adriano Bernareggi nonché coordinatore della Rete dei Musei, ha interloquito sapientemente proprio con Innocenti. Questi, con molta precisione, ha elencato e spiegato i documenti della sua ricerca che certificano che Maffiolo, creduto pittore, altri non era che il committente delle diverse opere. Gli artisti erano altri e tra questi Giovanni Marinoni, figlio del pittore Antonio, e la sua bottega di Desenzano di Albino.

Maffiolo, figlio di Tonolo Genuizzi, insieme ai fratelli Pietro, Cabrino, Comino, Teutaldo e le sorelle Margherita e Caterina (i de Januicis de Cazano – i Genuizzi da Cazzano), era parte di una delle famiglie più facoltose della Val Gandino. Erano proprietari di una tintoria, di terre e case in Val Gandino, nonché di tanti altri beni in pianura, a Mornico, Palosco e dintorni, attivi come prestatori di denaro e commercio con attività che si estendevano a Trentino, Tirolo, Veneto, Friuli, Carinzia e Slovenia.

La serata culturale ha avuto il merito di portare alla luce un altro tassello della storia di Cazzano Sant’Andrea, dopo quella che nel novembre 2023 aveva riguardato la disgrazia nelle miniere di lignite avvenuta la notte tra il 27 e 28 febbraio 1873.

«L’identità di un paese – confermano i promotori – è un insieme di cultura, storia e tradizioni che formano il patrimonio inimitabile di una comunità, rafforzando il senso di appartenenza e valorizzando il territorio. In forza di questa visione comunitaria al termine della serata, è nata la proposta per la costituzione di un Gruppo Culturale al fine di approfondire la storia di Cazzano Sant’Andrea e far conoscere personaggi illustri che anche il più piccolo paese della Val Gandino può vantare. Si ricordano i Conti Cazzani, il geodeta Angelo Tacchini, i Conti Greppi, il geologo Giulio Cola, l’attore Giulio Tomasini (attivo nel ‘900 a Cinecittà), l’ingegnere aeronautico Fiorindo Bauce direttore negli anni ’50 del secolo scorso della fabbrica di aerei Siai Marchetti a Johannesburg in Sud Africa (parlava sette lingue, oltre a due lingue africane, poeta e scrittore di libri) e altri che hanno onorato il paese».

Nel corso della serata è anche emersa la necessità di restaurare in paese la lapide commemorativa della famiglia dei Conti Greppi murata nella facciata della residenza che fu dei Conti Greppi e che volge sul sagrato della chiesa parrocchiale. «La lapide – confermano gli studiosi locali – risale al 1686 e fu voluta dalla moglie del Conte Giorgio Greppi Ludovica Giovannelli».  Riguardo a Maffiolo da Cazzano, è stato ricordato come a lui sia riconducibile anche uno splendido affresco dell’Annunciazione, venuto alla luce nel 1973 in occasione del restauro della Parrocchiale di Sant’Andrea. Il dipinto si trova dietro a un pilastro, poiché la vecchia chiesa trecentesca fu inglobata in quella nuova nel 1620.