Cultura
Arte

Una mostra che non sta mai ferma per i primi trent’anni della Gamec

In allestimento 50 importanti opere messe a confronto con i lavori di quattro “testimoni del presente”

Una mostra che non sta mai ferma per i primi trent’anni della Gamec
Cultura 18 Marzo 2022 ore 00:05

Poco più di trent’anni fa, a novembre 1991, l’anno in cui prendeva le mosse il World Wide Web e si scioglieva l’Urss, veniva inaugurata Gamec-Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, che oggi festeggia l’anniversario dedicando la sua programmazione 2022 al trentennio appena trascorso.

Con la direzione di Lorenzo Giusti è arrivata nuova linfa. Radio Gamec, nata durante l’incubo del lockdown, ha ricevuto riconoscimenti e plausi da un po’ tutto il mondo, con tanto di palma per il miglior museo conferita del prestigioso Giornale dell'Arte.

4 foto Sfoglia la gallery

L’11 marzo ha aperto poi al pubblico “Collezione Impermanente #3.0”, terza tappa del ciclo dedicato alla collezione della Gamec. In allestimento fino a fine anno oltre 50 importanti lavori del patrimonio del museo, opera di artisti di generazioni diverse ma tutti realizzati nell’ultimo trentennio, qui messi a confronto con i lavori inediti di quattro “testimoni del presente”: Ruth Beraha, Iva Lulashi, Nicola Martini e Federico Tosi, tutti nati tra gli anni ’80 e’90. L’esposizione, tra l’altro, è già in movimento: appena inaugurata, lavora anche sul concetto di temporaneità, sottolineando il carattere non definitivo delle sue narrazioni grazie a riallestimenti ciclici nel corso dell’esposizione, accanto a nuove presentazioni e interventi di giovani artisti chiamati a dialogare con le opere del museo. Si parte con il lavoro di Nicola Martini, realizzato appositamente per la mostra e che sarà presentato a partire da mercoledì 23 marzo. Successivamente, a maggio, luglio e settembre, le sale 6, 8 e 9 saranno oggetto di riallestimento.

In contemporanea va in scena fino al 29 maggio “Dancing Plague”, il progetto di Panos Giannikopoulos, vincitore dell’XI edizione del Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte-EnterPrize, che dal 2003 sostiene giovani curatori.

Partendo dalla suggestione della “Piaga del Ballo” – avvenimento storico collocabile tra il XIV e il XVII secolo, durante il quale gruppi di persone in diversi paesi europei ballarono ininterrottamente per intere settimane in una sorta di isteria collettiva – Giannikopoulos mette in dialogo la storia europea postmedievale, le problematiche del colonialismo e la recente esperienza della pandemia, attraverso i lavori di Benni Bosetto, Ufuoma Essi, Klaus Jürgen Schmidt, Lito Kattou, Petros Moris, Eva Papamargariti, Konstantinos Papanikolaou, Mathilde Rosier, Michael Scerbo ed Elisa Zuppini.

"Dancing Plague" esplora i legami immaginari di questo episodio di contagio e viralità con le recenti espressioni culturali di resistenza, riunendo in una danza circolare streghe, creature più che umane e frequentatori di locali notturni.

La mostra affronta temi come la teoria queer e la pulsione di morte, la danza come mezzo per creare identità e resistenza culturale per i corpi meno privilegiati, il movimento degli organi essenziali e degli arti trasformato in linguaggio, il ballo come esplorazione e invenzione delle possibilità dei nostri corpi, come mezzo per entrare in relazione con altri corpi e trasformare noi stessi e le persone intorno a noi, come prassi interlinguistica che abbatte i confini sociali e rivela una sorta di consapevolezza che è stata oppressa dall’ordine simbolico.

Durante la serata di apertura delle nuove mostre, all’interno dello Spazio Zero è stata presentata la performance “Acidity Compression Concept” di Michael Scerbo ed Elisa Zuppini, che sarà riprodotta in forma completa a maggio, in occasione del finissage di “Dancing Plague”. Durante il periodo di apertura, gli artisti proporranno eventi performativi ibridi ispirati ai baccanali che combinano formati diversi.

Resta sempre aggiornato sulle notizie del tuo territorioIscriviti alla newsletter