L'altra faccia della medaglia

A Bergamo la produzione tiene, ma aumentano i poveri

Il report del giugno 2021 sottolinea la ripresa economica, ma anche l'aumento dei soggetti indigenti. La Cgil: «Non si speculi sull'emergenza»

A Bergamo la produzione tiene, ma aumentano i poveri
Economia Bergamo, 17 Giugno 2021 ore 16:02

Ora che si è entrati nella fase della ripartenza, la provincia di Bergamo sembra aver tenuto botta rispetto all'urto del Covid: sulla base del report Ires di questo giugno 2021, infatti, si può constatare come l'artigianato abbia registrato in provincia un +38,5 per cento di fatturato rispetto allo stesso trimestre del 2020, ma anche i settori più colpiti dagli effetti della pandemia come turismo, commercio (+3,5 per cento, mentre nel resto della Lombardia il settore è ancora in recessione) e trasporti, oggi cominciano a dare significativi segnali di ripartenza.

Un forte rimbalzo, quindi, in positivo dell'economia territoriale, ma i sindacati sono preoccupati per una serie di fattori collaterali: «Bisogna tenere in considerazione alcuni fattori di rischio – spiega il segretario generale della Cgil di Bergamo Gianni Peracchi - con il fine del blocco dei licenziamenti si perderanno posti di lavoro, anche se probabilmente a Bergamo meno che altrove: servono ammortizzatori sociali e riqualificazione professionale. Così come serve che resti alta la guardia sul fronte della prevenzione Covid, soprattutto dopo il rallentamento della campagna vaccinale dovuto alla resistenza di una parte della popolazione. L’immunità di gregge si raggiunge solo con una larghissima adesione al vaccino».

Ma se il fatturato delle aziende ha avuto un periodo di ripresa, aumenta al tempo stesso anche il numero di famiglie in difficoltà. Nella Provincia di Bergamo, un territorio in cui il tasso di accesso al Reddito o alla Pensione di Cittadinanza è molto basso anche al confronto con altre province settentrionali, il numero di persone coinvolte da questa misura è passato da 17.751 nel 2019 a 23.961 nel 2020; i beneficiari nel 2021 si riducono a 20.698, ma il dato fa riferimento ad aprile ed esclude quindi coloro che eventualmente accederanno alla misura nella parte restante dell’anno.

«Va scongiurato il pericolo che ci sia la corsa ai finanziamenti messi a disposizione dall’Europa e dal governo al di fuori di una strategia generale di crescita e di riconversione qualitativa ed ecosostenibile delle produzioni – continua Peracchi -. Se si pensasse di tornare rapidamente allo status ante pandemia esattamente come era prima e di recuperare con qualche speculazione quanto perduto non andremo da nessuna parte. Bisogna puntare ad una crescita che si basi su qualità, valorizzazione del lavoro e delle competenze, sostenibilità ecologica e sociale delle produzioni».