I dati Inps

A Bergamo non è diminuita la povertà e si sono pure ristrette le maglie degli aiuti

A gennaio 2023 erano oltre undicimila i bergamaschi interessati alle misure; a maggio 2024 erano oltre la metà in meno

A Bergamo non è diminuita la povertà e si sono pure ristrette le maglie degli aiuti
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A gennaio 2023, stando ai dati Inps, erano 11 mila e 513 i bergamaschi interessati al Reddito di cittadinanza (Rdc) e alla Pensione di cittadinanza (Pdc). Eppure, secondo un report pubblicato nei giorni scorsi, a maggio 2024 erano 5.514 - quasi seimila - (oltre la metà) persone in meno rispetto all'inizio dello scorso anno.

Significa che ci sono meno persone in condizione di povertà in provincia di Bergamo? La risposta arriva da Cisl: sebbene la platea sembra che si sia considerevolmente ridotta, a ridursi sarebbero invece stati i criteri di accesso a queste misure di sostegno.

I dati in provincia di Bergamo

In termini di famiglie richiedenti, in Bergamasca la riduzione si attesta al 54 per cento, passando a 6.193 nuclei interessati a 2.852. L'importo relativo dell'Assegno di inclusione (Adi) complessivamente erogato a maggio è superiore a un milione e seicento mila euro, che corrisponde a poco più dello 0,4 per cento delle risorse distribuite nel mese di maggio in Italia (poco più di 385 milioni) e che equivale a un assegno medio di 290 euro a persona.

«Avevamo evidenziato già lo scorso anno una progressiva riduzione dei nuclei familiari e delle persone che avrebbero beneficiato del sostegno economico contro la povertà - dice Candida Sonzogni, della segreteria Cisl di Bergamo -. È difficile pensare che siano così sensibilmente migliorate le condizioni economiche della fascia interessata al Rdc. È più probabile che essendosi ristrette le maglie del provvedimento siano rimasti senza alcun sostegno molti possibili beneficiari».

Anche il numero dei componenti medi per nucleo si modifica, passando da 1,86 a 1,93, e potrebbe dipendere dal fatto che le persone sole possono beneficiare dell’Adi solo se maggiorenni con disabilità, se maggiorenni in condizioni di svantaggio o ultrasessantenni e, comunque, non fiscalmente a carico di altri, anche se aventi una residenza anagrafica autonoma rispetto alla famiglia d’origine.

Chi manca all'appello?

Dall’ultimo report Inps si legge che in Italia tra gennaio e giugno di quest’anno sono stati 697 mila e 640 i nuclei con domanda accolta, coinvolgendo complessivamente 1.681.380 persone. Il 6 per cento dei nuclei percettori a maggio risiede in Lombardia (37 mila e 341) e di questi il 7,6 per cento risiede a Bergamo.

«Restano, tuttavia, non individuate tutte quelle persone o famiglie che, pur avendo un Isee inferiore a 9.360 euro, e quindi in una condizione di deprivazione economica, mancano delle caratteristiche soggettive per avere accesso al beneficio, non ultimi coloro che non hanno la cittadinanza italiana e non soddisfano, per esempio, i requisiti di residenza biennale, seppur non continuativa o i nuclei di due adulti con meno di 60 anni e senza certificazioni di disabilità, ma che magari sono lavoratori poveri», prosegue S0nzogni.

L’Inps ha anche reso pubblici una serie di dati al Supporto formazione lavoro, la misura introdotta da settembre 2023 destinata al sostegno delle persone in condizioni di fragilità, cioè con un Isee inferiore a seimila euro. Per Bergamo, secondo i dati della Provincia, dal 2023 ai primi di luglio, i richiedenti presi in carico dal Centro per l’Impiego Provinciale sono stati 589. Di questi, 141 stanno percependo il sostegno, 205 hanno la domanda accolta ma senza erogazione del beneficio per varie ragioni, 243 hanno il pagamento sospeso o sono decaduti dal diritto.

«I numeri a Bergamo sembrano fotografare una situazione in cui manca il bisogno di attivarsi oppure una situazione per cui le condizioni di accesso rigide (per esempio l’Isee così basso) e le procedure comunque farraginose scoraggiano le richieste. Forse - conclude Sonzogni -, al di là della bontà dell’intento, è una misura che andrebbe declinata un po’ più specificatamente territorio per territorio. Bene, invece, che sia legata all’effettività delle politiche attive, soprattutto la frequenza a corsi di formazione».

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