Economia
in linea con il 2019

A Bergamo tiene il tessuto commerciale: attive 6.635 imprese nonostante il Covid

I dati sono stabili rispetto agli anni precedenti. Tengono botta gli alimentari e aumentano (paradossalmente) bar e ristoranti. Il calo più significativo nei B&B e nelle case vacanze. Alcune attività, però, potrebbero non aver ancora formalizzato la loro chiusura

A Bergamo tiene il tessuto commerciale: attive 6.635 imprese nonostante il Covid
Economia Bergamo, 05 Febbraio 2021 ore 16:25

La preoccupazione per la crisi socio-economica innescata dall’emergenza sanitaria continua a farsi sentire, ma fortunatamente non tutte le notizie che arrivano dalla Bergamasca sono negative. In particolare, il tessuto commerciale di Bergamo non ha evidenziato, al 31 dicembre 2020, grossi contraccolpi: il saldo annuale delle imprese che non ce l’hanno fatta ne conta 10, una perdita contenuta se rapportata al totale delle 6.635 imprese al momento attive in città. Tuttavia, è possibile che alcune attività non abbiano formalizzato ancora la propria (avvenuta) chiusura.

I prossimi mesi saranno quindi decisivi per comprendere quali saranno le ricadute dovute al calo dei consumi sul sistema commerciale del capoluogo. Inoltre, a fine marzo, verrà meno il blocco dei licenziamenti imposto dal Governo.

I numeri del commercio

Guardando i numeri del commercio in città però, al momento, la situazione pare essere meno grave del previsto. In totale, come anticipato, sono 6.635 le attività commerciali presenti a Bergamo. Circa 200 in più rispetto al 2018 e oltre 430 in più se rapportate al 2017.A incidere è soprattutto l’incremento delle attività di vendita online, ad oggi 524 (81 in più rispetto al 2019), grazie anche alle 38 licenze rilasciate ad attività di vicinato già esistenti. Una modalità necessaria alla luce delle limitazioni che da ormai un anno restringono le possibilità di spostamento delle persone, ma anche la prosecuzione di un progressivo processo di digitalizzazione del commercio.

Le attività ricettive extra alberghiere 

Bed&breakfast e case vacanze pagano il conto più salato della crisi. Se ne contano 56 in meno rispetto allo scorso anno, anche se qualcuno ha aperto comunque scommettendo sul futuro. A ogni modo, il loro numero resta ancora altissimo: attualmente a Bergamo sono 775, 21 in più del 2018, quasi il doppio di quelle attive a Bergamo nel 2016 (quando erano 486 ndr).

Gli esercizi di vicinato 

Le botteghe di vicinato sono nel complesso 2.184, ossia 40 in meno rispetto al 2019. Una diminuzione tutto sommato contenuta che conferma la vitalità di questo particolare ambito commerciale. Notevole, inoltre, è il turn-over nella gestione e nelle insegne dei negozi, dimostrato dalle 137 nuove aperture del 2020.

A tenere sono soprattutto gli alimentari, che mantengono un numero invariato rispetto all’anno precedente (384), mentre quelli non alimentari sono 28 in meno rispetto all’anno scorso. Aumentano bar, ristoranti e trattorie, che contano 33 nuove aperture a fronte di 29 cessazioni, così come gli artigiani alimentari (+15), le rivendite di giornali e riviste e i tabaccai (+5).

Diminuisce il totale delle medie strutture di vendita, che scendono da 100 a 92, mentre le grandi strutture diventano 5 per effetto dell’evoluzione dell’ex Auchan che si è suddiviso in due distinti supermarket.

Programma rinascimento

Fondamentale, infine, è stato il ruolo del Programma Rinascimento, varato dal Comune di Bergamo con Intesa Sanpaolo e Cesvi per sostenere il tessuto commerciale cittadino. Nel 2020 sono stati erogati oltre 8 milioni di euro a fondo perduto e ulteriori 5 milioni in prestiti d’impatto. Un contributo che si è aggiunto ai ristori e alle casse integrazioni previsti dai decreti del Governo e che ha influito in modo essenziale alla “resilienza” delle attività in città.