Economia
Primo semestre 2021

Agroalimentare bergamasco in crescita, ma preoccupa l'aumento dei costi di produzione

Crescono le esportazioni, le consegne del latte e la produzione di Grana Padano Dop. Dinamiche positive anche per il mercato del lavoro

Agroalimentare bergamasco in crescita, ma preoccupa l'aumento dei costi di produzione
Economia Bergamo, 23 Ottobre 2021 ore 14:50

Nonostante nel primo semestre dell’anno il settore agroalimentare bergamasco evidenzi segnali di miglioramento, ciò non significa che il comparto sia uscito indenne dall’emergenza sanitaria.

Secondo l’ultimo studio sulla congiuntura agricola lombarda, condotto da Unioncamere e Regione Lombardia, sul settore agroalimentare si è riflesso non soltanto l’aumento dei costi di produzione, ma ha anche lasciato un segno il contraccolpo delle limitazioni dovute alla pandemia perché le imprese, pur non avendo subito chiusure drastiche, hanno sofferto indirettamente delle restrizioni imposte a ristorazione, turismo, intrattenimento e istruzione.

Questi risultati si devono comunque leggere a fronte di un quadro generale in cui il Pil nazionale ha registrato una crescita tendenziale del 17,3% nel secondo trimestre e il valore aggiunto dell’agricoltura è tornato in positivo dopo due anni di valori negativi. Anche in Lombardia si colgono quindi segnali di ripresa, come il vigoroso incremento della produzione dell’industria alimentare e dell’indice sintetico di fatturato cumulato.

Le esportazioni sono in crescita rispetto al primo semestre del 2020, raggiungendo una quota di 529 milioni di euro che piazza Bergamo al secondo posto tra le province lombarde, dopo Milano. Tuttavia la variazione totale del 2021 cela una differenza tra la crescita dell’industria alimentare, pari al +11%, e il decremento del 6,6% settore primario. La prima ha beneficiato dell’ottima performance degli oli e grassi vegetali e animali (+31,3%), degli altri prodotti alimentari (+24,4%), della carne lavorata (+11,8%) e delle bevande (+11,8%); il secondo ha risentito invece del crollo dei prodotti delle colture permanenti (-55,7%) e della pesca e acquacoltura (-6,4%).

Aumenta la produzione lattiero-casearia bergamasca

I dati indicano un miglioramento della produzione per gli allevamenti bergamaschi. Le consegne del latte, sono cresciute del 3,1% su base tendenziale. Anche la produzione di Grana Padano continua a crescere, salendo del 9,3% rispetto all’anno scorso e confermando Bergamo come quarta provincia in Lombardia, dopo Mantova, Brescia e Cremona, nella produzione del formaggio duro Dop. Gli allevamenti subiscono però l’effetto dell’aumento dei costi delle materie prime, specialmente soia e mais usati nelle farine e nuclei proteici delle razioni animali, e dell’instabilità della domanda nel canale Ho.Re.Ca.

Gli altri comparti produttivi non dispongono purtroppo di dati provinciali. Per le carni bovine la situazione è complessivamente negativa, a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime alimentari, solo parzialmente trasferiti nei prezzi delle carni vendute. Va meglio alle carni suine grazie all’aumento dei prezzi trainato dai prodotti Dop. Il settore cerealicolo ha registrato una crescita inaspettata dopo l’incremento dei prezzi di cereali e soia e alla crescita della domanda. Il vitivinicolo ha risentito negativamente delle chiusure del canale Ho.Re.Ca. e della scarsa propensione a nuovi acquisti da parte dei ristoratori, oltre che dei limiti di capienza imposti alle strutture ricettive.

Demografia d’impresa

Sul fronte della demografia di impresa, a Bergamo le aziende attive nell’agricoltura, nella silvicoltura e nella pesca sono lievemente aumentate di numero nei primi due trimestri del 2021. L’incremento riguarda soprattutto il secondo trimestre, che riporta una variazione tendenziale positiva dell’1,5% per la prima volta dal quarto trimestre del 2017. In Lombardia, invece, l’aumento ha un’intensità più limitata e la variazione tendenziale su base annua si mantiene sempre in negativo.

La crescita delle imprese attive in provincia di Bergamo e in Lombardia si spiega con il minore numero di cessazioni rispetto ai trimestri pre-Covid, dovuto probabilmente anche alle misure economiche di sostegno messe in campo dal Governo.

Il fronte dell’occupazione

Nel primo trimestre le assunzioni nel settore primario riportano un incremento tendenziale dell’8,7% rispetto all’anno scorso e del 28,9% rispetto al 2019. Nel secondo trimestre, invece, le assunzioni mostrano una variazione tendenziale dello 0,3% rispetto al 2020 e dell’1,1% rispetto all’anno pre-crisi.

I dati delle cessazioni, che vanno interpretati anche in relazione alla natura stagionale dei rapporti di lavoro nel comparto agricolo, nel secondo trimestre superano del 20,3% il dato del 2020 e del 47,4% quello del 2019.