monta la protesta

Anche a Bergamo baristi e ristoratori pronti a sfidare il Governo (ma c’è chi dice no)

Sul gruppo Telegram "IOAPRO Bergamo" si contano oltre 600 iscritti. La lista provvisoria di locali bergamaschi che hanno aderito all’iniziativa, o che sono stati segnalati da altri utenti, conta già una ventina di nominativi. Non tutti, però, sono d'accordo

Anche a Bergamo baristi e ristoratori pronti a sfidare il Governo (ma c’è chi dice no)
Economia Bergamo, 14 Gennaio 2021 ore 19:29

Per i baristi e i ristoratori di tutta Italia quella di domani, venerdì 15 gennaio, non sarà una data come tutte le altre. Sulle principali piattaforme social sta da giorni spopolando l’hashtag #IoApro, che invita i titolari dei locali a riaprire le proprie attività e ad accogliere nuovamente i clienti senza tener conto delle nuove limitazioni imposte dal Governo.

Oltre ai diversi gruppi su Facebook sono stati creati anche canali dedicati su Telegram. Nel gruppo "IOAPRO Bergamo", creato sul popolare servizio di messaggistica istantanea, si contano ad oggi oltre 600 componenti tra esercenti e clienti, questi ultimi insofferenti per non poter consumare un caffè al banco o bersi un aperitivo con gli amici da ormai molti mesi. La lista provvisoria di locali bergamaschi che hanno aderito all’iniziativa o che sono stati segnalati da altri utenti del gruppo conta già una ventina di nominativi.

Sull’onda del malcontento gli amministratori stanno cercando di coinvolgere quanti più baristi e ristoratori possibili, facendo appello al passa parola tra chi si è aggiunto. «Aiutaci ad espandere la lista il più possibile – scrivono – contattando ristoranti e bar di fiducia». Tra i locali del centro cittadino che hanno aderito c’è il Calù Café, in via Borfuro, proprio di fronte al Tribunale.

«Il Calù Café apre venerdì 15 gennaio aderendo al movimento #IoApro per dimostrare che si può stare seduti a consumare nei locali in sicurezza rispettando e facendo rispettare tutte le regole anti-Covid (mascherine, distanziamento, gel...) senza dover tenere ancora chiuse le attività – scrivono su Facebook -. Non essendo un ristorante ma per lo più un bar diurno fino ad orario aperitivo (questo movimento noi lo vediamo riferito più per loro) noi terremo aperto come sempre. Se ci saranno modifiche o cambiamenti sull'orario, ve lo faremo sapere. Comunque potete sempre scriverci per avere info».

Le ragioni del dissenso. La protesta è montata soprattutto dopo che Palazzo Chigi ha annunciato la volontà di vietare l’asporto di cibi e bevande dai bar a partire dalle 18 per evitare assembramenti che potrebbero favorire la circolazione del Covid. Una decisione ritenuta dalla maggioranza degli esercenti vessatoria e non risolutiva, visto l’aumentare dei contagi nonostante da mesi la movida sia pressochè ridotta a zero e che all’esterno dei locali è già previsto il divieto di consumazione. Per evitare pericolosi assembramenti, quindi, basterebbe mettere in atto controlli efficaci, consentendo a una categoria, già profondamente danneggiata dalle misure restrittive, di continuare a lavorare.

C’è anche chi si dissocia. I clienti promettono di fare la loro parte riversandosi nei locali che saranno aperti, senza risparmiare toni accusatori nei confronti del Governo e delle forze dell’ordine colpevoli di multare gente che cerca soltanto di lavorare. Ci sono però anche cittadini ed esercenti preoccupati delle ricadute di questa forma di disobbedienza civile, oltre a baristi e ristoratori contrari alla protesta. È il caso del pub dalminese La Caraffa’s. «Noi non apriamo per la protesta – sottolineano i gestori su Facebook -. E non perché non siamo in grande difficoltà o perché non siamo solidali con tutti i nostri colleghi; anzi tanto di cappello e massimo rispetto».

Le ragioni del dissenso dipendono dal fatto che «se lo Stato fa una legge, noi la rispettiamo: e pretenderemmo che anche lui si prenda le sue responsabilità e ci tuteli – aggiungono nel post -. Non vogliamo passare dalla ragione al torto. Non daremo la possibilità di darci degli untori, quando ormai è ben chiaro che chiudere i locali non ha ridotto il contagio, anzi la situazione è peggiorata. Siamo persone oneste, che hanno impegnato la loro vita nella propria attività. Per tutte queste ragioni noi non apriremo per protesta il 15 gennaio, ma lotteremo perché ci venga riconosciuto il nostro valore e lotteremo per superare questo drammatico momento e tornare più forti di prima».

La condanna di Ascom. «È un’iniziativa dalla quale ci dissociamo totalmente – ha sottolineato il direttore di Ascom Bergamo Oscar Fusini -. È fondamentale continuare ad avere un dialogo costruttivo, di confronto e di collaborazione con le istituzioni, soprattutto a tutela delle attività più piccole». Il direttore Fusini condivide le preoccupazioni di baristi e ristoratori e non risparmia critiche a un Esecutivo che ha dimostrato un «modo puerile e perdente di affrontare la problematica».

Ciononostante invita alla calma e a riflettere bene sulle possibili conseguenze: «Non si rischia soltanto una multa da 400 a 1.000 euro, ma anche la chiusura temporanea del locale, come sanzione accessoria, e nei casi più gravi anche una denuncia penale, come accaduto in occasione della protesta culminata sotto casa del sindaco Giorgio Gori».