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Bergamo e il “lavoro povero”: il 28% dei nuovi ingressi a maggio non richiede titolo di studio

Solo il 25% della platea verrà assunto con un contratto a tempo indeterminato. Per il resto si tratterà di contratti a tempo determinato, in somministrazione, di collaborazioni e di apprendistati

Bergamo e il “lavoro povero”: il 28% dei nuovi ingressi a maggio non richiede titolo di studio
Economia Bergamo, 22 Aprile 2021 ore 17:17

Sono chiamati “lavori poveri” quelli in cui è richiesta una bassa professionalità e che, di conseguenza, rischiano di creare lavoratori poveri in balia del mercato e sacche di povertà sociale sempre più significative.

Come emerge da una ricerca condotta da Excelsior anche la Bergamasca non è immune da questa criticità: le proiezioni riguardanti le entrate previste nel mondo del lavoro, fino a maggio, per il 28% degli ingressi non è richiesta alcuna competenza o titolo di studio. Prevalentemente si tratta di impieghi nel settore della logistica, in qualità di facchini, corrieri, o personale di pulizia e di assistenza. «Contratti il più delle volte precari – osserva il segretario della Cisl di Bergamo Danilo Mazzola -, spesso con poche ore lavorative distribuite sulla giornata, turni e mansioni pesanti e retribuzioni contenute».

Sempre secondo Excelsior, solo il 25% della platea verrà assunto con un contratto a tempo indeterminato. Nel 47% dei casi si tratterà invece di contratti a tempo determinato, per il 16% in somministrazione, per il 4% di collaborazioni e per il 3% di apprendistato. Nel 5% dei casi saranno lavoratori non dipendenti.

«La polarizzazione del lavoro allarga sempre più la forbice tra impieghi qualificati e non – aggiunge Mazzola – L’esigenza di lavori più professionalizzati sta spostando l’asticella verso impieghi che vengono scelti e per il quale ci si è formati. I dati Excelsior per la nostra provincia ci dicono che nel 72% dei casi le professioni richieste nei prossimi mesi saranno di laureati, che non si trovano, diplomati e con qualifiche professionali».

Il livello di povertà del lavoro è dato anche dal sempre maggiore ricorso al tempo determinato e ai contratti a parti-time, aumentati del 109% dal 2007 al 2019. «In tanti casi il part time non è una scelta nell’ottica della conciliazione di vita-lavoro, ma è solo un’opportunità».

Di fondamentale importanza, secondo il sindacato di via Carnovali, sarà capire come sitano cambiando il territorio e la sua economia, modificando quindi il livello di benessere, oltre che impostare un confronto serio in vista del Recovery Plan. «Pesano le tante vertenze ferme al Mise – prosegue Danilo Mazzola -, che coinvolgono anche nel territorio bergamasco molti lavoratori, convinti che si possano intraprendere percorsi di riconversioni con soluzioni innovative, costruendole con il dialogo sociale. Certo non è così semplice, passiamo dal lavoro partecipato con l’esperienza di Stellantis, al lavoro di Amazon dove si fatica a rappresentare i lavoratori».

Nel frattempo Mazzola guarda anche alla scadenza del blocco dei licenziamenti. «Oggi il lavoro si tutela con il blocco dei licenziamenti e il prolungamento degli ammortizzatori fino al termine dell’emergenza, convinti che il tempo aiuta l’occupazione e anche le imprese – conclude il segretario -. I disoccupati che si creeranno andranno accompagnati con politiche del lavoro personalizzate, che rompano il dualismo con gli ammortizzatori sociali. Dobbiamo puntare a una formazione che porti all’occupabilità delle persone».