Mobilitazione

Casa Serena di Brembate Sopra, arriva un nuovo presidio. Intanto la cessione slitta in autunno

Inizialmente previsto per il 1 giugno, l'obiettivo della Fondazione era cedere tutti i centotrenta dipendenti a una cooperativa esterna

Casa Serena di Brembate Sopra, arriva un nuovo presidio. Intanto la cessione slitta in autunno
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"Pericolo" scampato, almeno per ora. Per i centotrenta lavoratori rimasti alle dipendenze della Fondazione Casa Serena onlus di Brembate Sopra si allontana - ma solo di qualche mese - il previsto e temuto passaggio a una cooperativa, inizialmente annunciato per il 1 giugno.

Senza comunicazioni ufficiali né incontri, la Fondazione non ha proceduto con l'esternalizzazione annunciata a febbraio, spiegano i sindacalisti di Fp-Cgil e Cisl-Fp di Bergamo. «Da interlocuzioni informali sappiamo che resta immutata l'intenzione di cedere i dipendenti a una cooperativa, ma che l'operazione sarebbe posticipata all'autunno».

Evidentemente, i due presidi di protesta (uno a maggio, l'altro a inizio giugno) devono aver rallentato i tempi. Intanto, la mobilitazione continua e i lavoratori hanno organizzato per venerdì 23 giugno, dalle 13 alle 15, un terzo presidio di fronte all'ingresso della sede di via Giovanni XXIII a Brembate.

I motivi della mobilitazione

L'intenzione della Fondazione è quella di cedere a una cooperativa tutte le proprie mansioni socio-assistenziali: dalle cure quotidiane in Rsa alle cure primarie del nucleo Alzheimer, fino ai servizi sul territorio di Rsa Aperta, Sad, Ucp-Dom (cure palliative) e ambulatori fisioterapici. L'esternalizzazione era stata motivata con l'urgente necessità di ristrutturazione dell'edificio e con la costruzione ex novo di una palazzina nel parco adiacente: interventi definiti troppo onerosi per la Rsa che, ceduto il personale, potrebbe accedere più facilmente ai finanziamenti necessari.

Tuttavia, i sindacati sostengono che «al momento non ci risulta che la Fondazione sia in possesso delle autorizzazioni necessarie per essere vicina all'inizio dei lavori». Viste le già presenti «differenze contrattuali tra lavoratori assunti quando le Rsa erano enti pubblici e quelli entrati in organico dopo il 2003», il rischio è che si venga a creare una «terza categoria» di dipendenti, «dalle condizioni lavorative ulteriormente peggiorate».

«All0interno della struttura sono molte le figure professionali della cura e dell'assistenza che svolgono per il territorio locale una preziosa funzione: persone che hanno sempre dato il meglio in condizioni proibitive e con sempre meno risorse. Nessuna delle centotrenta persone soggette alla cessione in appalto se lo merita». E c'è preoccupazione anche «per coloro che saranno assunti in futuro» e - più in generale - sulla «tenuta di un comparto che sembra guardare sempre più frequentemente all'esternalizzazione come alla via da imboccare per risolvere i problemi di costi».

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