Economia
Dopo la siccità...

L'allarme di Coldiretti Bergamo: «Sorgo e mais distrutti dalla grandine, non è rimasto più niente»

L'associazione spiega che il maltempo ha distrutto i secondi raccolti. Nel 2022 danni per un totale di 6 miliardi di euro

L'allarme di Coldiretti Bergamo: «Sorgo e mais distrutti dalla grandine, non è rimasto più niente»
Economia 10 Settembre 2022 ore 16:30

Sorgo e mais di secondo raccolto triturati dalla grandine: è quanto emerge oggi (sabato 10 settembre) da un primo monitoraggio dei tecnici di Coldiretti Bergamo dopo il forte temporale che, nelle scorse ore, si è abbattuto in diverse zone della provincia, causando pesanti danni.

Le colture bersagliate dai chicchi di ghiaccio sono state rilevate, a macchia di leopardo, soprattutto nella zona della bassa e della media pianura bergamasca, mentre in alcune aree collinari sono stati colpiti anche i vigneti.

«Dopo la lunga siccità – ha sottolineato l’associazione - questo evento estremo rappresenta l’ennesimo duro colpo per il settore agricolo, che quest’anno è già stato fortemente danneggiato dagli effetti dei cambiamenti climatici. Per quanto riguarda il mais di secondo raccolto, i campi erano già molto limitati rispetto agli anni scorsi a causa della mancanza di risorse idriche per l’irrigazione e la grandine ha distrutto anche quel poco che si era riusciti a coltivare».

A livello nazionale, il 2022 si conferma l’anno nero per l’agricoltura italiana dal punto di vista climatico e, tra siccità e maltempo, si sono avute perdite superiori ai 6 miliardi di euro, pari al 10 per cento della produzione nazionale.

«Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia e l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma – ha concluso Coldiretti –. C’è una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, oltre che con il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. Tutto ciò compromette le coltivazioni nei campi, con perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne».

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