effetti della crisi

L'aumento dei costi delle materie prime colpisce la zootecnia: imprese in difficoltà

I risultati in termini di produzione non si riflettono nei conti delle imprese tanto bergamasche, quanto di quelle lombarde

L'aumento dei costi delle materie prime colpisce la zootecnia: imprese in difficoltà
Economia Bergamo, 23 Giugno 2021 ore 17:02

L’aumento significativo dei costi delle materie prime, unito agli effetti di rallentamenti ciclici dei mercati, sta colpendo il settore della zootecnia, tanto bergamasca quanto lombarda, che nonostante si mantenga su volumi di produzione incoraggianti ha sperimentato nel primo semestre del 2021 una fase di difficoltà.

«La zootecnia sta vivendo una situazione apparentemente contraddittoria - osserva Leonardo Bolis, presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia -, nella quale i traguardi raggiunti in termini di produzioni complessive non sembrano trovare adeguati riscontri nei conti economici della maggior parte delle aziende».

Il settore delle produzioni animali in Lombardia è un punto di riferimento assoluto a livello nazionale. A partire dalla produzione di latte, che fa registrare un totale di 55 milioni di quintali annui di prodotto, pari a oltre il 40 per cento del totale nazionale.

«Nel quadro della produzione lombarda – fa notare Marco Perletti, vicedirettore di Confai Bergamo -. l'apporto della Bergamasca è piuttosto rilevante, in quanto il comparto lattiero può contare attualmente su oltre 800 aziende attive, con più 50 mila vacche in grado di assicurare circa 3,4 milioni di quintali di latte all’anno».

Numeri incoraggianti sui volumi di prodotto arrivano anche dal comparto delle carni bovine, da quello avicolo o da quello suinicolo, colpiti però anch’essi dall’aumento di costi. Se è vero che i prezzi delle materie prime per l'alimentazione dei capi d'allevamento si formano nella cornice dei mercati internazionali, è doveroso rivolgere l'attenzione alla necessità di consolidare e rafforzare il sistema italiano dei seminativi.

«Su questo fronte – ricorda il direttore di Confai Bergamo, Enzo Cattaneo – a questioni di carattere strutturale, quali le condizioni della rete irrigua, si sono aggiunte le continue alterazioni climatiche con danni che provocano non di rado sconcerto tra i produttori, sia in aree di pianura che nelle zone collinari».

Infine, resta aperto il problema dell'eccessiva frammentazione del tessuto imprenditoriale agricolo. «La contenuta dimensione aziendale media nella nostra provincia, ma anche livello regionale e nazionale – conclude Cattaneo – pone un problema reale di economie di scala, che solo il ricorso ai servizi in conto terzi e a strategie di integrazione di filiera può attenuare, in vista di un recupero di competitività in ambito internazionale».