Boom in Bergamasca

L'economia vola ma mancano tecnici e operai. Per l'industria torna il bisogno di immigrati

Tutti gli indicatori hanno il segno più, ma ora serve più manodopera. Per questo le imprese chiedono una politica seria sull'accoglienza

L'economia vola ma mancano tecnici e operai. Per l'industria torna il bisogno di immigrati
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di Wainer Preda

La ripresa c’è. E, con le dovute attenzioni e i debiti scongiuri, speriamo prosegua così per molto. C’è aria di ottimismo in Bergamasca. Dopo l’orribile anno del Covid, tutti gli indicatori economici della nostra provincia riportano il segno più. E che più. I dati diffusi dall’Istat e confermati da Confindustria Bergamo dicono che le nostre esportazioni volano. Nel secondo trimestre dell’anno hanno fatto segnare un balzo del 50,9 per cento. E presto, molto presto, avremo bisogno di altra manodopera. Di tecnici specializzati e operai generici che non si trovano. A quel punto il ricorso all’immigrazione, ha spiegato il presidente degli Industriali Stefano Scaglia in un’intervista a L’Eco di Bergamo, sarà indispensabile per mantenere florida la nostra economia.

Nei primi sei mesi dell’anno la Bergamasca segna esportazioni per 8,2 miliardi di euro, in crescita del 26,6 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Grazie alla riapertura delle frontiere, crescono del 54,3 per cento anche le importazioni. Mentre il saldo trimestrale della bilancia commerciale bergamasca è positivo per 1,8 miliardi di euro.

Tutta manna dal cielo, vien da dire. La locomotiva bergamasca si è rimessa in moto. Con una forza mai vista, nemmeno prima del Covid. Le nostre esportazioni superano del 4,6 per cento quelle dell’estate 2019 quando la pandemia era lontana. Esportiamo col segno più praticamente in tutta Europa. In Germania nell’ultimo trimestre hanno acquistato prodotti bergamaschi per oltre 800 milioni di euro. L’export targato Bg cresce anche in Francia, Spagna e Gran Bretagna (nonostante la Brexit). E poi Polonia, Svizzera, Olanda e Austria. I nostri prodotti negli Usa fanno segnare +48 per cento. In Sudamerica +80, in Cina addirittura +108 per cento.

«È un periodo abbastanza intenso, ricco di ordini e richieste di offerte - conferma l’imprenditore Matteo Forlani delle Officine Meccaniche di Bergamo -. Si lavora molto. Anche con l’estero. L’8-9 per cento della nostra produzione è esportato in Europa. Soprattutto Germania, Austria, Svizzera e Francia. Anche lì c’è abbastanza fermento. Nel settore macchine utensili, soprattutto. Torni, macchine movimento terra, parecchi ordini».

«Noi lavoriamo soprattutto con l’export - spiega Adalgisa Bentoglio della Olmec di Grassobbio -. Abbiamo clienti nel Nord Europa, Spagna, Germania, Olanda Francia, Russia, Israele. Il periodo è decisamente buono. Abbiamo un incremento di commesse nell’ordine del 40 per cento».

A trascinare la nostra economia è la metalmeccanica. Nell’ultimo trimestre le aziende bergamasche hanno venduto macchinari per 1,1 miliardi di euro. Anche il settore chimico è in crescita: vendite per 700 milioni. Bene anche la metallurgia (590 milioni), i mezzi di trasporto (453 milioni), i prodotti in gomma (441 milioni) e le apparecchiature elettriche (284 milioni). In ripresa il tessile che nell’ultimo trimestre ha incassato commesse per 251 milioni. E dulcis in fundo, anche gli alimentari realizzano vendite per 248 milioni.

«La ripresa è molto forte in tutti i settori - spiega il segretario generale della Camera del Lavoro Giovanni Peracchi -. Bergamo nel quadro lombardo e italiano registra una performance importante. I dati occupazionali sono molto migliorati. Non siamo ancora a livelli pre-Covid, ma poco ci manca. C’è un incremento dell’occupazione giovanile, mentre permane qualche criticità sull’occupazione femminile che ancora stenta a partire. Si utilizza ancora molto la formula del rapporto a tempo determinato. Ma le prospettive sono buone».

Il quadro bergamasco, dunque, è positivo. Ma per proseguire a questi livelli serve nuova forza lavoro. In una recente inchiesta di Prima Bergamo, sottolineavamo che il settore edile è alla ricerca disperata di muratori. Nell’industria e nel settore manifatturiero non è molto diverso. Mancano i tecnici specializzati. E quelli che escono dalle scuole sono pochi rispetto alla richiesta. In Valseriana si sono organizzati dando vita a Jobs Factory, un Its, una scuola ad alta specializzazione, direttamente collegata con le aziende. Ma guarda al futuro.

Al momento la manodopera resta il grande interrogativo. «A trovarla, la manodopera specializzata - sottolinea Bentoglio -. Non se ne trova proprio. Noi cerchiamo anche operai generici da formare in azienda. Nel prossimo periodo assumeremo 2-3 persone. Contiamo di prendere un paio di ragazzi italiani appena usciti dalle scuole. Ma cerchiamo anche attrezzisti e responsabili di reparto, controllo qualità. Al momento abbiamo personale molto esperto, 30-40 anni».

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