L'escursione consigliata

In autunno nella Val d’Inferno, che a discapito del nome è un vero angolo di paradiso

Sussidiaria della Val Brembana, spesso ricordata per le severe montagne che l’abbracciano, questo luogo assume colori unici ed eccezionali con la stagione da poco cominciata

In autunno nella Val d’Inferno, che a discapito del nome è un vero angolo di paradiso
Val Brembana e Imagna, 30 Settembre 2020 ore 10:36

di Angelo Corna

Dietro un toponimo non proprio rassicurante si nasconde in realtà una delle più belle e suggestive vallate bergamasche: la Val d’Inferno. Sussidiaria della Val Brembana, spesso ricordata per le severe montagne che l’abbracciano, questo angolo di paradiso (a discapito del nome) assume colori unici ed eccezionali con l’avvicinarsi dell’autunno. In questa stagione, tanti fungaioli battono le pendici della vallata alla ricerca dei famosi miceti, mentre escursionisti e valligiani risalgono i sentieri fino a raggiungere la Bocchetta di Paradiso e il suggestivo Lago d’inferno. In queste limpide acque si specchia il maestoso Pizzo Tre Signori, montagna posta a spartiacque tra le provincie di Bergamo, Lecco e e Sondrio. Un anfiteatro naturale che racchiude bellezze e leggende dimenticate.

11 foto Sfoglia la gallery

La nostra escursione parte dal borgo di Ornica. Superato il centro del paese, si continua sulla ripida strada fino a raggiungere un piccolo parcheggio. Il sentiero, marchiato dal segnavia Cai 106, si inerpica con dolce pendenza costeggiando il torrente. Dopo circa un’ora di cammino raggiungiamo il limitare del bosco: lo sguardo si apre sulla bellezza di questa valle dalle tinte gialle e arancioni. Vecchie baite e caselli ristrutturati, un tempo adibiti al deposito del latte e dei formaggi, punteggiano la zona a testimonianza della secolare presenza dell’uomo. Abbiamo raggiunto i piedi dell’alpeggio Val d’Inferno, un tempo tra i più estesi dell’alta Valle Brembana con quasi trecento ettari di superficie totale. La zona si estende dai 1.400 agli oltre 2.000 metri di quota in un ambiente caratterizzato da spazi incontaminati, dove non mancano gli avvistamenti di stambecchi e marmotte.

Proprio tra i fischi della marmotte si inerpica il sentiero, che risale tra ampi zig zag puntando alla testata della valle. Si continua per boschi e prati toccando prima baita la Costa (1279 metri) poi baita Casera (1415 metri) e successivamente la baita Ciarelli (1629 metri), oggi casolari ma un tempo antiche fucine divenute negli anni ricovero dei pastori. Tra panorami sempre più suggestivi, appare baita Predoni, adagiata sotto un grande masso naturale e ancora oggi frutto delle storie e delle fantasie popolari. Siamo a 1800 metri di quota e il tracciato attraversa nuovamente il torrente. Incrociamo il segnavia Cai 101 (Sentiero delle Orobie Occidentali), che dal rifugio Benigni continua in direzione del rifugio Grassi…

L’articolo completo con i percorsi, le bellezze, le storie e le leggende della zona lo potete leggere sul PrimaBergamo in edicola da venerdì 2 ottobre

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia